Quegli incontri tra Citrigno jr e De Rose alla presenza di Peppe Scopelliti

Schermata 04-2456778 alle 20.52.18Scopelliti sostiene che ogni volta che posso (dalle colonne del giornale che non va più in stampa) lo «insulto». E questa è una delle motivazioni per cui nel corso di Perfidia il programma di Rete Kalabria condotto da Antonella Grippo, andato in onda ieri sera sul canale 19 del digitale (di nuovo in replica a mezzanotte), non ha voluto esprimere la solidarietà agli oltre 60 giornalisti dell’Ora messi a 15 giorni di ferie forzate e ai quali è stato dato l’annuncio del licenziamento collettivo.

Intanto io, per quella sana educazione che ho ricevuto dai miei genitori, entrambi calabresi doc, non sono solito insultare nessuno. Il fatto è che per Peppe è insulto anche una semplice critica o l’evidenziare una delle sue tante gaffe o incoerenze. Scopelliti a Perfidia ha detto una serie di altre cose discutibili. Per esempio motivava la propria certezza che comunque quella che è stata la sua maggioranza governativa continuerà a sostenerlo e ad accettarne le scelte, per un senso di “squadra”. In realtà, ho fatto presente, questo è uno squadrismo che rende ciechi e nell’Ncd è molto forte. Per non incrinare le alleanze elettorali non si può e non si deve mai attaccare pubblicamente chi fa parte del proprio schieramento. Neppure quando viola libertà fondamentali, come quella di stampa. Ha avuto persino la faccia tosta, Peppe, di sostenere che non invitò De Rose a dimettersi perché gli sarebbe parso di infierire su una persona già provata (dopo l’Oragate!) e mentre il suo mandato era già in scadenza. Che sensibilità verso lo stampatore, mentre ovviamente nessun riguardo per i giornalisti dell’Ora e per i suoi lettori. Né per il profilo etico che la massima carica regionale avrebbe dovuto comunque salvaguardare.
Mentre sosteneva tali amenità, ironia della sorte, è arrivata la notizia che De Rose è indagato dalla Procura di Catanzaro per abuso di ufficio e minaccia contestatigli durante la sua presidenza della finanziaria regionale. E tra gli abusi rientrerebbe anche l’assunzione di Lory Gentile, la figlia del senatore. L’onorevole Angela Napoli che oggi abbiamo accolto qui in redazione, durante la nostra diretta streaming, dopo aver riepilogato le sue tante vane denunce sull’operato di De Rose e sui fondi regionali erogatigli, ha rivolto un significativo appello alla vicepresidente Stasi per il commissariamento di Fincalabra. Ecco che lei è l’esempio vivente di come la difesa etica e il senso civico non si fermano di fronte all’appartenenza a un partito o ad un’area politica. Così, com’è significativo il fatto che la stessa Napoli abbia etichettato nel senso del malsano squadrismo gli attacchi di Rosanna Scopelliti alla Commissione Antimafia, invitandola a rispettare di più la memoria del padre vittima della mafia, e di meno gli interessi del partito di cui fa parte.
Tornando alle sapide esternazioni televisive di Peppe, brillantemente incalzato dalla Grippo e schiaffeggiato dall’intenso monologo alla Travaglio di Emiliano Morrone, si è spinto fino a difendere De Rose anche nelle sue pretese di prendere la nostra testata per via dell’ingente credito accumulato nei confronti della casa editrice. E senza rendersene conto rivela un dettaglio che infittisce ancor più il mistero sul dopo Oragate e sulla liquidazione della C&C. «Sono stato testimone», rivela Peppe, «di un incontro tra l’editore Alfredo Citrigno e De Rose. Quest’ultimo diceva all’editore: “Come posso continuare a stamparti se mi devi più di un milione di euro?”. Perché, sapete?, venivano da me…”».
Ma che ci andavano a fare? E non è il solo quesito aperto da queste parole di Scopelliti. Il credito di De Rose in realtà si è assestato sulla cifra menzionata dal governatore dimissionario soltanto dopo l’Oragate, prima dal bilancio del 2013 risulta di poco  più di 600 mila euro. Quindi che cosa ha voluto dire Peppe? Che Citrigno jr e lo stampatore si vedevano sotto la sua “garanzia” dopo lo strano blocco della rotativa che impedì l’uscita del giornale con la notizia dell’indagine aperta su Andrea Gentile, il figlio del senatore, ora indagato dalla procura di Cosenza insieme allo stesso De Rose per violenza privata, a causa di quella vicenda?
Forse per questo De Rose prenderebbe la testata che ha un valore di un quasi un decimo del credito da lui accumulato (e di cui non sollecitò mai il pagamento fino al caso Gentile) e si accontenterebbe di questa senza mandare la C&C in fallimento, un fallimento che ovviamente sarebbe disonorevole per il nostro giovane ex editore? Spero che Scopelliti abbia solo sbagliato l’ammontare della cifra, perché altrimenti le ipotesi di accorduni che gravano già da tempo sulla liquidazione che stiamo subendo si farebbero ancora più inquietanti. Anche perché qualcuno mi ha riferito di aver visto Alfredo Citrigno dialogare fitto a Reggio Calabria con Barbara, la moglie di Peppe circa una settimana fa.
Come ho detto a Peppe durante “Perfidia” lui delle suggestioni postfasciste di gioventù sembra aver conservato soprattuto il fascino della “minculpop”. Gli piace la stampa amica e favorevole, quindi un’Ora imbavagliata con un proprietario nell’ombra (De Rose ha fatto sapere che darebbe in gestione il giornale a qualcuno) e con un altro che oggi magari esci e poi potrebbe ritornare con l’aiuto di questo qualcuno, un proprietario-stampatore vicino-vicino al suo partito e da Peppe mantenuto al suo posto in Fincalabra anche nei periodi più foschi, gli sarebbe molto gradita, soprattuto in vista del doppio appuntamento elettorale di quest’anno. Mentre l’Ora critica e libera, lo “insulta”, ossia lo offende. Ecco perché ho detto che i miei colleghi e io ci sentiamo molto più tutelati nel non aver avuto la sua solidarietà. Tutti sanno quanto sia critico nei confronti di Jole Santelli, ma anche in questo caso ha dimostrato maggiore senso di civiltà, rispetto a Peppe, nel darci il suo, seppur tardivo, sostegno. Per questo la ringrazio a nome di tutta la redazione, pur restando delle mie opinioni sul suo operato.

Luciano Regolo

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