Notte 23: sogno di una notte di occupazione

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Ho fatto uno strano sogno stanotte. Mi sono trovato improvvisamente nel bel mezzo di un matrimonio. C’erano Ernesto Magorno, Annamaria Terremoto, Umberto De Rose, Enza Bruno Bossio, Nicola Adamo, Antonio Caridi, Pino e Antonio Gentile, Giuseppe Scopelliti, Giuseppe Bilotta, Mario Oliverio e persino Matteo Renzi.

La cosa imbarazzante era che tutti, uomini compresi, indossavano un abito bianco da sposa, con tanto di velo a strascico e bouquet in mano. Tutti tranne me. Proprio per questo i loro occhi mi fissavano insistentemente. A un certo punto mi si è avvicinato Mario Oliverio per manifestarmi tutta la sua solidarietà. «A nome della Provincia di Cosenza – ha esclamato con orgoglio – sono vicino a tutti i lavoratori dell’Ora della Calabria. Conto di venire presto in redazione, sempre che Enza sia d’accordo!». Subito dopo mi si è presentato davanti Umberto De Rose che mi ha sussurrato a un orecchio che se noi redattori gli chiederemo scusa pubblicamente, farà un nuovo giornale e ci assumerà tutti. Ma alla mia domanda «Di cosa dovremmo scusarci?» non ha risposto ed andato via, trascinandosi di peso il velo bianco e urlando un «siti tutti comu chiru cazzu e Regulu» che non mi ha ispirato alcuna risposta. Fuggito via De Rose mi si è affiancato Giuseppe Bilotta. Mi ha detto “Buonasera, mi presento, sono il liquidatore”. E mi ha consegnato una lettera con su scritto che le mie ferie, insieme a quelle dei colleghi, verranno posticipate fino al luglio del 2020. Tutti parlavano fra di loro e mi guardavano continuamente, bevendo champagne tra risate rumorose di scherno e discorsi seri fatti a bassa voce. Magorno con Caridi, Scopelliti con Enza e Nicola, Oliverio con Renzi e Terremoto con Pino e Tonino. Poi sono iniziate le danze. In quell’istante ho capito che la cerimonia era già stata celebrata. Ma non riuscivo a capire. C’erano tante spose e nessuno sposo. Solo quando la musica è cessata e la sala si è svuotata, ho visto sullo sfondo un uomo in abito nero. Mi sono fatto coraggio e mi sono avvicinato. Giunto alle sue spalle, gli ho chiesto di voltarsi. Ma mentre stava per farlo ho aperto gli occhi e davanti a me c’era una redazione vuota.

Francesco Veltri

 

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