Le Pen, la droit horrible. L’amaro risveglio raccontato da Parigi

Marin Le Pen, leader del Front National

Marin Le Pen, leader del Front National

“C’est horrible, c’est horrible…”, continuava a ripetere Franco Crespi ieri sera mentre, nel suo appartamento di Montparnasse, ascoltavamo la diretta che France2 dedicava alle elezioni europee.

Eravamo curiosi non meno che spaventati di non conoscere i risultati, perché per quanto la tempesta fosse annunciata l’esistenzialismo radicato in ogni parigino porta alla necessità delle prove più che delle previsioni o dei numeri propinati dai sondaggi – “science sans savant” come li etichettava Pierre Bourdieu. Marine Le Pen e il suo Front National hanno riportato una percentuale del 24.95 di preferenze diventando così il primo partito francese. Ossia, la destra estrema: xenofoba, antieuropea e pericolosamente sciovinista. Come se non bastasse, il secondo partito è quello della destra moderata, staccato di quattro punti. I socialisti sono terzi, e qui i punti di distacco diventano 10, riuscendo così a raggiungere la peggiore performance elettorale degli ultimi anni, grazie soprattutto alle sbandate pubbliche e mondane del presidente Hollande e al suo evidente immobilismo politico. Questa mattina i parigini si sono svegliati in un’altra dimensione, con un nuovo partito alla guida del paese in sede europea – e questa volta è ufficiale – e con la stampa che non lesina titoli drammatici. Le Parisien parla di “Big Bang” – con un neanche tanto celato richiamo all’affermazione del partito degli euroscettici oltremanica – mentre Liberation apre con “Il triplo sisma delle Europee”. Il punto è che il partito di estrema destra di Marine Le Pen ha conquistato tutta la Francia: da ieri sera, infatti, non ci sono più “zones blanches”, ossia collegi o regioni ancora da conquistare. Hanno stravinto. Dovunque. Raggiungendo punte del 30%. I motivi sono diversi. Di sicuro, Marine Le Pen pesca ampi consensi tra gli elettori socialisti che, delusi dell’ennesimo candidato flop che si dimostra Presidente inaffidabile e insicuro, manifestano la loro emozione negativa con un voto di sfiducia. Ma anche il Front National dà voce a una Francia che non fatica a dirsi discriminatoria se non addirittura razzista nei confronti dei migranti e dei flussi migratori incontrollati. Infine, il motivo più importante è il “Non”, forte, deciso e urlato che milioni di cittadini francesi hanno rivolto all’Europa. E lo hanno fatto in maniera estremamente intelligente: non accogliendo gli inviti a non presentarsi alle urne, a “boicottare le Europee”, che il movimentismo francese ha messo in atto nelle ultime settimane, bensì votando in massa contro un’Europa fortemente germano-centrica, le cui politiche di tassazione e di sviluppo hanno rivelato disastri sul suolo transalpino. Dando per scontata la vittoria del Front National, ascoltavo con interesse la visione filosofica che Anne Dufourmantelle mi proponeva ieri pomeriggio di fronte a un caffè: sul concetto di ripetizione, schopenaueriano e kierkegaardiano, che implica il ripetersi di un evento o di un’azione i quali, pur sembrando simili a quelli verificatisi in passato, hanno qualcosa di diverso. Beh, Marine Le Pen ha concluso quello che aveva iniziato il padre, oltre 10 anni fa. Si è ripetuta la forte affermazione del Front National, solo che questa volta sono diventati il primo partito. E se, mi domando, la storia ci stesse giocando uno scherzo beffardo, programmando una ripetizione al contrario? E così, ritornando verso l’Université Descartes, mi immagino Marine come Giovanna d’Arco postmoderna che, invece di sconfiggere gli inglesi, crea con il partito degli euroscettici della terra di Albione un’asse destinata a stravolgere l’Unione Europea così come l’abbiamo conosciuta finora…

Massimo Cerulo, Université Paris V “René Descartes”

 

Massimo Cerulo, Université Paris V "René Descartes"

Massimo Cerulo

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