Libertà di stampa al Da Vinci di Reggio

Da sinistra Sidari, Parisi, Caminiti e Regolo

Da sinistra Sidari, Parisi, Caminiti e Regolo

Se l’editoria non si comporta da impresa ma utilizza i giornali come mezzi di potere per perseguire interessi (che vanno oltre al profitto), a pagarne le spese è la libera stampa, da un lato, ed i cittadini che, invece, dovrebbero essere correttamente informati dall’altro. Ed il caso più clamoroso dell’ultimo periodo è stato quello dell’Ora della Calabria, quotidiano calabrese non più in edicola dal 18 aprile scorso.

A discutere di diritti e libertà di stampa, al liceo scientifico “Leonardo Da Vinci”, di Reggio Calabria, insieme agli studenti, stamattina c’erano il direttore dell’Ora Luciano Regolo, la giornalista e docente Laura Sidari, il vice segretario della Federazione nazionale stampa italiana Carlo Parisi e il giornalista e docente del liceo Luigi Caminiti. Proprio Caminiti introduce la tavola rotonda ponendo l’accento sul ruolo della stampa italiana «collocata, nel mondo, in una posizione non ottimale, incapace spesso di garantire una informazione corretta e sopra le parti». La specifica sui dati è fornita da Parisi che chiosa «siamo sessantaquattresimi al mondo, ai primi posti ci sono i paesi del Nord Europa, Svezia, Norvegia e Finlandia, gli Usa sono al trentatreesimi». Scava nelle pecche dell’editoria calabrese, responsabile, in parte, di perseguire i propri interessi. «Non si riesce a spiegare se un editore fattura uno o due milioni di guadagno, a fronte di quattro o cinque milioni di euro di spese per quale motivo debba continuare a fornire il servizio». Parisi poi sottolinea le qualità che il giornalista deve possedere «responsabilità, consapevolezza e dignità. Quando si scrive bisogna mettersi nei panni dell’altro. Non scriviamo per dare giudizi ma per raccontare i fatti».
«“Non sarà possibile un risveglio del Paese se non si sveglia la Calabria “– spiega Regolo – è la frase che ha pronunciato Rosy Bindi a Reggio durante “Le Giornate di Riferimenti”. Lo credo anch’io che, proprio in Calabria, con grande entusiasmo, qualche mese fa sono tornato, pieno di speranze. Mi sono scontrato con una comunicazione che ha volte risulta “drogata”». Ed il riferiment è all’Oragate. «Vorrei – evidenzia il direttore rivolto ai ragazzi – che, dopo quello che è accaduto, voi non pensiate che convenga star zitti. E’ il silenzio che contribuisce a dare precarietà ad una terra, la Calabria, dove il tasso relativo alla vita degli abitanti è uno dei più bassi d’Europa, in cui la viabilità lascia a desiderare ed il patrimonio archeologico è lasciato all’abbandono».
«A me questa vicenda ha fatto venire in mente “i promessi sposi” – spiega la Sidari – nella vita ognuno di noi incontrerà il don Rodrigo di turno, pronto a compiere angherie, il don Abbondio che, pur non essendo cattivo, non riesce a reagire alle prepotenze ma si gira dall’altra parte e poi c’è il popolo degli oppressi che legittimamente può aver paura, ma, lo sottolineo per voi futuri cittadini, deve avere il coraggio di dire “no”. Sono convinta che ognuno di noi sappia cosa è giusto fare, solo che a volte manca il coraggio. Fare la cosa giusta, spesso, non equivale a fare la cosa più comoda».
Dopo la visione del breve filmato, girato dal fotografo Franco Cufari, riguardante l’occupazione pacifica della sede reggina de L’Ora della Calabria, è stato il direttore Regolo a riassumere le vicende note dell’OraGate, dalla telefonata dello stampatore De Rose allo sciopero dei giornalisti cui ha fatto seguito la chiusura della testata e, cosa assai grave del relativo sito internet, i cui motivi, ancora oggi non sono noti. Parisi in chiusura ha ricordato come essere giornalista «è un compito difficile, come fare il medico. Quest’ultimo, in caso di errore, può uccidere una persona. Il giornalista se sbaglia può uccidere una comunità».
Un dibattito che ha interessatogli studenti, chiamati in causa come futuri giornalisti o comunque come lettori del futuro, che hanno posto agli interlocutori una serie di quesiti.

Gabriella Lax

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