Angela Napoli: «In Calabria deve partire la caccia ai cinghiali feriti»

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Angela Napoli torna ad abbracciare i giornalisti dell’Ora della Calabria e risponde alle domande del direttore Luciano Regolo in una lunga intervista in diretta web. «In Calabria deve partire la caccia ai cinghiali feriti”, ha evidenziato l’ex parlamentare riferendosi «al nostro cinghiale ferito» Tonino Gentile e «al nuovo cinghiale ferito non eletto alle elezioni europee Giuseppe Scopelliti».

E’ un’amicizia di facciata e di utilità» quella tra i due uomini di centrodestra, e quanto false fossero le dichiarazioni dell’uno nei confronti dell’altro in occasione delle dimissioni da Sottosegretario oppure sulla candidatura alle europee nonostante la condanna per abuso d’ufficio lo dimostra l’ultimo risultato elettorale.

«Sul caso dell’Ora la magistratura non può più chiudere gli occhi. Ormai possiede tutti gli elementi per prendere i dovuti provvedimenti», sostiene Angela Napoli, in redazione per «esprimere solidarietà ed evidenziare una situazione anomala che ad oggi nasconde raggiri non ben definibili ma che continuano a intaccare la libertà di stampa in Calabria e il diritto all’occupazione dei giornalisti».

Andiamo per gradi e apriamo il capitolo Fincalabra. Umberto De Rose potrebbe riconquistare la poltrona della presidenza della finanziaria regionale in quello che Angela Napoli definisce «l’ultimo atto indecente e osceno attuato dalla giunta e dal consiglio regionale nella sua maggioranza, che definire tale è un modo di dire perché non c’è stata la voce dell’opposizione».

Secondo capitolo: l’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza. «A una sollecitazione fatta a Scopellii sulla rimozione del direttore generale dell’Asp di Cosenza in tempo utile, non si mosse nulla –racconta l’ex deputata- lasciando che la situazione venisse decisa dalla magistratura. E poi il sostituto che arriva da Roma, molto vicino all’ex governatore Polverini oggi passata a Forza Italia, al di là delle sue competenze e dei meriti non si capisce come si trovi qui». Tornando alla stretta attualità, apriamo il terzo capitolo: la conclusione della consiliatura regionale. «Ci sono situazioni molto anomale, a partire dalla legge elettorale regionale che penalizzerà i più deboli in politica, a dimostrazione che la politica del malaffare e della collusione ha interessi a continuare a dilagare nella nostra regione». E ancora una volta, sottolinea Angela Napoli, è stato fatto passare in sottordine il tentativo di introdurre la doppia preferenza di genere. «La cosa che mi ha doppiamente delusa –ha proseguito l’ex parlamentare rispondendo alle domande del direttore Regolo- è il comportamento della cosiddetta opposizione, che con l’alibi del mancato accoglimento di alcune richieste da parte della maggioranza ha abbandonato il consiglio regionale. Non esiste alcuna parola detta sulle malefatte di questa giunta regionale. Questo abbandono è la dimostrazione palese di come l’opposizione sia stata assente, anzi compiacente, su quanto ha gestito la vita della nostra regione in questi quattro anni». Il quinto capitolo si apre sul futuro politico della Calabria. Le primarie? «Verrebbero vinte da chi ha potere e da chi è ben visto dalla ‘ndrangheta», avverte Angela Napoli nel ricordare che pochi giorni prima della scelta delle candidature per le elezioni europee, il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho avvertì la commissione parlamentare antimafia: «La ‘ndrangheta sta cercando il candidato sul quale far convergere voti e interessi». Sesto capitolo della saga: il rapporto tra Scopelliti e gli organi d’informazione. Non sfugge –ha fatto notare la Napoli- ad esempio, che nell’ufficio stampa regionale sia stato assunto un tale Meduri, per niente a caso figlio dell’ex senatore Renato Meduri. «Scopelliti è sempre stato abituato ad avere la stampa dalla sua parte», dice in maniera diretta l’ex deputata protagonista di un episodio: «Qualche anno fa, quando ero in Futuro e Libertà, organizzai una manifestazione sulla legalità alla quale invitai l’allora presidente Gianfranco Fini e altre personalità. Non invitai Scopelliti perché pensavo già allora che non era la persona più indicata per parlare di legalità. Lui venne lo stesso per salutare il presidente Fini. Quando feci il mio intervento, ringraziai tutti gli intervenuti tranne lui e il giorno dopo i giornali mi attaccarono». Questo idillio tra Scopelliti e le testate è finito quando «i giornalisti hanno iniziato a pubblicare fatti e inchieste che lo riguardano, limitandosi solo a fare il proprio lavoro». Un regime, secondo Angela Napoli, vicino a «una forma di dittatura che limita la libertà di stampa o quantomeno la corretta informazione dei cittadini». Sempre a proposito di stampa, all’ex parlamentare non piace troppo il nome del nuovo giornale di Piero Sansonetti, il Garantista: «La Calabria ha bisogno più che mai di un garantismo nei confronti delle vittime, non di chi commette reato». Né le sono piaciute due presenze, alla presentazione della testata a Reggio Calabria: quelle di Demetrio Naccari Carlizzi, intercettato mentre preannunciava azioni legali contro il giornalista del Quotidiano della Calabria Michele Inserra, di entità tale che avrebbe dovuto «vendersi un rene» per risarcirlo, e di don Nuccio Cannizzaro che ha reso in un processo dichiarazioni contro il testimone di giustizia Tiberio Bentivoglio. Fin qui il vivace intervento di Angela Napoli in redazione. Ma c’è un’altra novità, o meglio una promessa. Il direttore Luciano Regolo ha annunciato la costituzione di un comitato etico sull’editoria, del quale ha invitato Angela Napoli a farne parte, e ha dato una rassicurazione ai lettori e a chi vuole tapparci la bocca: «Andiamo avanti nella nostra battaglia, torneremo presto in edicola».

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