Oragate, la Procura chiede il giudizio immediato per Umberto De Rose

DE ROSE

La Procura di Cosenza ha chiesto il giudizio immediato per Umberto De Rose, lo stampatore dell’Ora della Calabria responsabile della mancata pubblicazione del quotidiano lo scorso 19 febbraio, quando sul giornale sarebbe apparsa la notizia che rivelava un’indagine a carico di Andrea Gentile, figlio del senatore Tonino Gentile, per le consulenze d’oro all’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza.

Dopo la denuncia del direttore Luciano Regolo, il quale rese nota la telefonata intercorsa tra De Rose e l’editore Alfredo Citrigno in cui lo stampatore si poneva come mediatore della famiglia Gentile e invitava caldamente l’editore a bloccare la notizia in prima pagina, la Procura di Cosenza ha aperto un’inchiesta iscrivendo nel registro degli indagati sia il tipografo che l’avvocato Gentile. Per il primo sono state chiuse le indagini per l’ipotesi di violenza privata e ora la magistratura ha chiesto il giudizio immediato, mentre per il secondo la via scelta è quella dell’archiviazione. Fatale sarebbe stata la perizia ordinata dal pm Domenico Assumma, dalla quale emerge che la notte tra il 18 e il 19 febbraio non vi fu alcun guasto alla rotativa come invece dichiarato da Umberto De Rose. Secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe solo lui il responsabile di questa vicenda. Sullo sfondo c’è la sua nomina alla presidenza di Fincalabra, le parole registrate nella telefonata “il cinghiale quand’è ferito ammazza tutti” “Alfrè ma chi te la fare, si dice che stiano formando il governo e che lui sarà sottosegretario”, ma anche i tabulati telefonici che dimostrerebbero contatti fino all’una e mezza di notte tra De Rose e Gentile (pubblicati dal Corriere della Calabria). Nel frattempo, L’Ora della Calabria è stata costretta a chiudere i battenti: i giornalisti, il personale amministrativo e poligrafico non hanno più un lavoro e il liquidatore della società editrice Giuseppe Bilotta ha disatteso più volte gli accordi presi perfino davanti al Prefetto di Cosenza. Ma noi siamo sempre qui. La nostra storia continua.

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