La Stasi, Mancini e la logica dello straforo: basta con l’era del cinghiale

Più volte mi è capitato di sottolineare il “facciabronzismo” di certi politici calabresi, quella sicumera che li porta a difendere l’indifendibile e a confondere le idee sulle proprie scelte quanto meno discutibili. Credo, tuttavia, che l’assessore Giacomo Mancini si stia aggiudicando nello squallido rush finale di questa giunta regionale una sorta di primato in questo malcostume.

Giorni fa il nostro blog ha rivelato la sua manovra per far cambiare l’autorità competente nella gestione dell’ultima tranche dei fondi comunitari per il periodo 2006-2013 (circa un miliardo di euro): un allegato inserito in una delibera di tutt’altro oggetto, un passaggio da un direttore generale a uno di comparto e altre irregolarità nella forma e nel merito. Di fronte alla relazione del dirigente che si opponeva all’attuazione della delibera chiedendo la rimozione di queste irregolarità, Mancini ha reagito dispoticamente con una lettera inviata a tutti i dipendenti della regione, dai toni quasi intimidatori, per imporre la messa in atto. La Stasi stessa, fino ad allora silente, dopo il nostro scoop, l’ha richiamato all’ordine chiedendogli in buona sostanza, con un’altra “epistola”, di incontrarsi domani con tutti gli altri assessori per regolarizzare l’atto.
La Nesci, deputato Cinque stelle, ha presentato un’interrogazione parlamentare, e opponendosi a questa logica purtroppo trita del potere locale, quella dello “straforo” e degli accorduni, della distribuzione delle cariche in funzione “amicale” anche in spregio alle direttive comunitarie, ha manifestato il suo libero pensiero pronunciandosi per le necessarie dimissioni di Mancini o per una rimozione dal suo incarico da parte della Stasi (pia speranza che ovviamente non potrebbe mai realizzarsi essendo la presidente facente funzioni figlia e corifea della stessa forma mentis).
Tanto è bastato perchè Mancini con boria e durezza notevoli, in una nota su Fb, ripresa dal Corriere della Calabria, accusi la Nesci d’incompetenza e di voler difendere i “burosauri”. Una replica assurda, direi offensiva dell’umana intelligenza, nel classico copione degli immarcescibili potentati locali. I fatti oggettivi sono ben altri. E basta documentarsi per averne la certezza. Che senso ha spostare un dg (Praticò) che in un anno ha fatto 300 milioni di spesa, mentre nei 7 anni precedenti ne sono stati spesi il doppio (inclusa la Rizzo, con cui lo si vuole sostituire, che ha ricoperto il ruolo di dg per alcuni periodi)? E ancora: può forse negare che l’allegato, nella forma approvata dal consiglio, sia un atto illegittimo in quanto viene modificata la struttura organizzativa del Programma operativo approvato con decisione comunitaria e in quanto tale materia non si sarebbe dovuta inserire in una delibera di tutt’altro oggetto? È forse incompetenza amministrativa definire “foglio” come ha fatto la Nesci un provvedimento del genere o non è piuttosto sano sarcasmo per denunciare l’ennesimo colpo di mano di questa giunta?
Chi sarebbero i “brontosauri regionali” che rallentano la spesa? Considerando che responsabili dell’attuazione sono i dirigenti generali dei dipartimenti, i cittadini hanno il diritto di sapere chi sono i colpevoli di questo rallentamento ed i relativi assessori di riferimento. Mancini, quindi, se non ha esternato soltanto per difendere il suo discutibile operato dovrebbe chiarire il suo pensiero riguardo a queste lungaggini e indicare con chiarezza chi mette i bastoni tra le ruote, evidentemente tra i colleghi della stessa coalizione di governo.
Altrove un caso del genere sarebbe stato pubblicamente stigmatizzato al di là degli schieramenti di partito. Ma qui l’opposizione regionale, con la solita eccezione dei grillini (gli unici immuni al consociativismo malato e stratificato negli anni), tace. Come ha taciuto per tutti gli atti fuori dall’ordinaria amministrazione di questa giunta che rimane arroccata al suo potere e sembra voler usare le ultime nomine in vista di quelle belle vecchie intese (accorduni) di sempre. La letterina-bacchettata della Stasi a Mancini che si era sostituito persino a lei nell’imporre l’immediata attuazione della delibera sui fondi europei è di certo volta unicamente a fare in modo che nel circuito ristretto del gruppo degli assessori si trovi una soluzione per “regolarizzare” la staffetta adottata con tanta disinvoltura e senza troppo riguardo per i criteri di legittimità, da lei stessa richiamati nel messaggio all’assessore. Di certo domani dalla bacchetta magica della Stasi & C uscirà la formula giusta, già ieri se ne parlava nei corridoi della Regione.
Ieri ho raggiunto, per un breve incontro, il sottosegretario al lavoro, l’onorevole Bellanova, a Germaneto dove lei si trovava per il disastro della Fondazione Campanella, che ha definito il frutto di un «obbrobio giuridico». Purtroppo di questi obbrobri nelle giunte regionali che si sono susseguite negli ultimi decenni in Calabria se ne sono affastellati parecchi. Sono rimasto impressionato dall’appello del consigliere Francesco Sulla che ha sottolineato come il prefetto di Catanzaro non stia avendo alcuna risposta da parte della Stasi per un tavolo di trattativa che scongiuri la chiusura del polo oncologico, perché, ha detto, il presidente “evidentemente lei ha altri interessi”. Affermazione seria, visto che il consorte della presidente è imprenditore nel campo sanitario, subito salutata da applausi scroscianti d’inequivocabile approvazione. Sarebbe ora che questo malcontento trovasse voce, avesse i suoi giusti rappresentanti e non venisse invece soffocato. Chi alza la voce, chi denuncia le illegalità o le forzature qui in Calabria viene accusato, deligittimato, isolato. Lo stesso Sulla ha raccontato pubblicamente di essere stato additato da Esperia Tv (la stessa emittente che licenziò illegittimamente la Caccavo ora reintegrata dalla magistratura con l’impegno in prima linea della Federazione Nazionale della Stampa), per altro legata a doppio filo con la famiglia Stasi, come uno che difende gli interessi di Catanzaro piuttosto che quelli di Crotone e per tanto si sono invitati i crotonesi a non votarlo più.
Questi metodi ricordano quelli del «cinghiale ferito che poi ammazza tutti» agitati minacciosamente da De Rose nella telefonata dell’Oragate. Ma se ci si ribella al silenzio e alla paura, alla logica che tanto non cambierà mai niente, i cinghiali cominceranno finalmente a barcollare.

Luciano Regolo

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