“La buona scuola”, professoressa scrive a Renzi: egregio presidente…

Egregio Presidente Renzi, Le scrivo di getto dopo aver letto il contributo “La buona scuola” pubblicato in data odierna, contenente le idee che questo Governo vorrebbe attuare nei prossimi anni per dare un volto nuovo alla scuola. Nell’esporre le mie impressioni circa la “deriva” che da alcuni decenni vive la scuola pubblica, mi scuso anticipatamente per l’uso di espressioni forti e senza mezzi termini e per i toni ironici, non certamente irrispettosi della Sua persona che ringrazio fin da ora per la sua pazienza e disponibilità.

Ricordo che da bambina andavo a scuola volentieri ed avevo un chiaro concetto, malgrado l’età, di ciò che essa rappresentava e della sua valenza umana, culturale, formativa, educativa. Ricordo che si aveva timore e grande rispetto per i docenti e che lo studio era considerato cosa molto seria e da cui scaturivano risultati vagliati attentamente e certificati da valutazioni severe e veramente rispettose del merito di ciascun alunno. Oggi mi ritrovo ancora a scuola, in qualità di insegnante, entrata di ruolo all’età di 41 anni, dopo 11 anni di precariato e dopo aver conseguito una laurea con lode, quattro abilitazioni per l’insegnamento in altrettante discipline e una specializzazione per le attività didattiche di sostegno col massimo dei voti (tralascio il resto dei titoli culturali, didattici e professionali conseguiti). Parlo con l’esperienza di chi, e siamo migliaia, ha fatto grandi sacrifici senza avere nulla in regalo, scalando passo dopo passo la montagna e facendo centinaia di chilometri al giorno tra scuole “difficili”, dell’entroterra e della periferia, deprivate, diseredate, dimenticate dai diversi governi e ministri che, alternandosi al potere, il bene della scuola, o meglio “la buona scuola”, non l’hanno fatta di certo! Abbiamo assistito, docenti, genitori e discenti, increduli, costernati e impotenti al tentativo di smantellamento ed all’impoverimento graduale delle risorse umane, strutturali, finanziarie del sistema scolastico pubblico in nome di una “razionalizzazione” che ha prodotto solo danni che stiamo pagando sulla nostra pelle ogni giorno. Ci troviamo davanti ad una enorme mole di problemi ed emergenze che ben conosce chi lavora nella scuola e che Lei e il suo Governo, ha in parte individuato nei 12 punti; ma è una fotografia parziale che non rende giustizia, orientata prevalentemente al concetto di meritocrazia e produttività degli insegnanti a cui ancora si chiede e si chiede…. Tutti superefficienti, superimpegnati, superbravi, supertitolati, superformati ed orientati all’efficienza ed all’innalzamento della qualità dell’offerta formativa e della scuola. Ma noi ancora i miracoli non li sappiamo fare… perché a fronte del massimo impegno che si richiede non corrispondono condizioni, mezzi e strumenti adeguati, e che non vedo essere stati presi in considerazione nel documento succitato. Mi permetto allora, forte della mia modesta esperienza di docente, di esporre solo alcune considerazioni che fanno capo ad alcuni problemi, a mio avviso, basilari:

1)  In molte regioni d’Italia le scuole sono fatiscenti, organizzate secondo una logica didattica tradizionalista, con aule anguste e poco luminose; sono carenti di laboratori e strumentazioni, ma anche di risorse umane atte a garantirne l’efficienza, mancano spazi comuni di condivisione e socializzazione mancano palestre e spazi esterni, mense e servizi dignitosi e persino adeguata igiene. Non si tratta solo di ristrutturare gli edifici (molti fondi sono stati finalmente stanziati a tale scopo e Lei ne ha tutto il merito), ma di garantire il funzionamento che non può prescindere dall’impegno di maggiori e sicure risorse finanziarie. Molte volte nelle scuole mancano persino i soldi per comprare un cavetto per far funzionare una Lim o per comprare la carta igienica e il sapone per i bagni degli alunni o per comprare il registro di classe o i detersivi per lavare i locali che ospitano l’utenza scolastica. Noi docenti negli anni ci siamo autofinanziati per affrontare tanti piccoli inconvenienti adoperandoci nella raccolta di fondi su base volontaria per comprare persino il materiale di cancelleria per gli alunni appartenenti a famiglie povere ed anche la merenda! Abbiamo cercato di sistemare armadietti che cadevano a pezzi e banchi rotti, abbiamo imbiancato le pareti dell’aula e tirato via l’erbaccia che ostruiva l’ingresso nell’edificio, abbiamo comprato la carta ombreggiante per i vetri delle aule perché gli alunni erano esposti al sole l’intero orario delle lezioni. Ci siamo autotassati per poter allestire manifestazioni , recite e spettacoli a conclusione di percorsi formativi…. E nel frattempo abbiamo svolto con convinzione e impegno la nostra funzione di insegnanti- educatori. Volutamente le presento alcuni esempi banali per farle toccare un po’ con mano piccoli problemi di ogni giorno che però avviliscono gli alunni e i docenti ed evidenziano solo una parte della precarietà e delle difficoltà che ogni giorno combattiamo.

2) Nelle aule il numero degli alunni è così tanto aumentato in virtù dei nuovi criteri di formazione delle classi dettati dagli ultimi provvedimenti ministeriali, tanto da poterle definire a buon merito aule-pollaio; piccole per poter accogliere un numero elevato di alunni e carenti di sistemi di aerazione adeguati, vale a dire non rispondenti ai criteri di sicurezza della normativa vigente. Ed anche qui il super-super-docente cerca di fare il miracolo cercando di seguire con percorsi individualizzati tutti gli alunni, che magari sono 35, e con piani didattici personalizzati eventuali alunni con Bisogni Educativi Speciali ed attuando Il piano didattico-educativo per gli alunni con disabilità, barcamenandosi tra programmazioni, lezioni, registri elettronici, carte e cartacce ed attività di recupero, potenziamento, ampliamento dell’offerta formativa, relazioni e realizzazioni di momenti culturali ed aggregativi, svolgendo cioè semplicemente al meglio la propria funzione didattico-educativa, però nella peggiore delle condizioni possibili ed a scapito degli alunni che se fossero in numero adeguato (15-18 per classe) potrebbero usufruire di una migliore qualità formativa. Ma gli insegnanti costano e quindi è meglio stipare gli alunni nelle classi chiedendo al super-insegnante di gestire situazioni al limite del possibile! In moltissimi casi le difficoltà degli insegnanti che si sentono molto spesso “soli” si traducono in un forte senso di impotenza o incapacità e in sentimenti di frustrazioni, poiché siamo stati “indottrinati” a pensare che se i ragazzi a scuola non rendono è solo colpa nostra. I ragazzi hanno bisogno di scuole belle e ben funzionanti, condizioni di studio adeguate e l’impiego di tutte le risorse necessarie perché l’offerta formativa sia accattivante e l’ambiente formativo al passo con i tempi e con le loro esigenze di giovani generazioni tecnologicamente avanzate, di una didattica flessibile e laboratoriale (e non solo sulla carta perché mancano i fondi e le risorse pure!). I ragazzi devono ricominciare a credere che la scuola è bella e che l’impegno scolastico ripaga, devono ricominciare ad amare lo studio e questo non può solo ed unicamente passare dalle sollecitazioni, dal lavoro e dagli incoraggiamenti degli insegnanti.

3) Di lavoro nella scuola ce n’è tanto e molto è lasciato agli insegnanti che da precari, supplenti o titolari hanno sempre affrontato con tanto coraggio tutte le situazioni e tenuto in piedi il sistema scolastico nazionale difendendo la cultura e la scuola pubblica dai diversi attacchi; ciò perché gli insegnanti credono nella scuola e considerano la loro professione come una vera e propria missione: quella di edificare e rendere libera la persona umana. Il continuo sforzo di innalzare gli standard della scuola italiana per adeguarli a quelli delle altre scuole d’Europa, non corrisponde però l’adeguamento degli stipendi che risultano essere una miseria, soprattutto per chi ne spende buona parte per raggiungere la lontana sede scolastica a cui è destinato. Avanzamento di carriera è un termine cui corrisponde un effimero riconoscimento economico ed è ben evidenziato nella relazione ministeriale; ciononostante ritengo avvilente se non offensivo il doversi sottoporre alla valutazione molte volte discrezionale di dirigenti scolastici a cui l’autonomia ha dato già così tanto potere da considerare in alcuni casi la scuola come “la loro scuola” e dimenticando che essi stessi sono pubblici funzionari. In nessun documento che io ricordi si parla di valutazione dei dirigenti… eppure tra quelli con cui ho avuto modo di lavorare ne ho trovati capaci, preparatissimi, poco preparati e addirittura poco competenti e privi di capacità gestionale. Un po’ come gli insegnanti, capaci o meno… che però vengono classificati, valutati e remunerati sulla base di certificazioni e incarichi che molto spesso vengono attribuiti su base discrezionale. Ho saputo di dirigenti condannati per falsificazione di atti pubblici, per vessazioni o mobbing o per altri motivi… eppure sono ancora al loro posto. Sul loro operato chi vigila? Possibile che gli insegnanti, come in un ordinamento di subordinazione gerarchica, debbano subire umiliazioni e abusi (fortunatamente sono casi rari) senza proferir parola perché metterebbero a rischio il proprio posto di lavoro? Allora occorre una maggiore tutela degli insegnanti e maggiore riconoscimento della loro dignità professionale. Non è più possibile spremere ancora i docenti come limoni in cambio di esigui riconoscimenti in nome soltanto della meritocrazia che si fonda su risultati meramente didattici. Formiamo persone e soprattutto le educhiamo (questo ce lo siamo dimenticati negli anni). Per formare buoni cittadini e persone responsabili e mature occorre essere in possesso di una forte componente umana e comunicativa, spessore morale, amore e pazienza. Tutto questo non si trova in nessuna certificazione di merito ed è principalmente questo ciò di cui i ragazzi hanno bisogno per crescere… l’indottrinamento lo lasciamo ai vetusti sistemi scolastici del passato e nel trasmettere ogni giorno il bagaglio culturale che contraddistingue il sistema scolastico nazionale produciamo noi stessi cultura, insieme ai nostri ragazzi.

Solo tre punti Presidente. Le auguro buon lavoro, sperando che sappia cambiare la scuola nella sostanza, con poche parole e nei fatti. Grazie per la sua attenzione.

Professoressa Francesca Cuzzocrea

6 pensieri su ““La buona scuola”, professoressa scrive a Renzi: egregio presidente…

  1. daniela

    Semplicemente brava! Parole di una persona vive sul campo la situazione e non decide a priori cose di cui non sa nulla!!! Complimenti!!!

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  2. AVaccari

    Penso che la Scuola sia il peggior nemico di quella marmaglia di oligarchi che sottomettono e soggiogano la popolazione della penisola. Mi stupisce però Francesca che lei non lo sappia o non lo voglia considerare. Spero però che in qualche modo lo insegni o lo faccia intuire ai suoi ragazzi insieme alle tante splendide cose per le quali si capisce lei si adopera quotidianamente. Per esempio con me non è stato così, purtroppo, e ci ho messo tanto tempo per capirlo . E come me la maggior parte se non tutti e non va bene perchè non fa altro che concedere sempre nuovo tempo per affermare il potere di quella gentaglia che ha saputo descrivere nella sua missiva e che poi noi una volta adulti ci ritroviamo nei posti di lavoro allo stesso suo modo. E’ da parecchio giunta l’ora nelle Scuole di togliere i veli di Maja alla Repubblica Democratica Italiana e alle suo origini.

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  5. Guido Cencini

    On. ministro Pubblica Istruzione Stefania Giannini
    In risposta all’invito a collaborare per migliorare la scuola: mi permetto di dare qualche suggerimento.
    premesso; che sono nato nel 1923, a quei tempi nelle campagne, la scuola dell’obbligo finiva alla quarta elementare. Io ho proseguito fino alla terza media.
    1) limitare la scuola dell’obbligo alla terza media. (motivo:) per incrementare l’occupazione, è necessario fare un passo indietro, perché obbligare lo studio fino a 16 – 17 anni, crea un esercito di disoccupati, anche i più bravi, che con le ambizioni dei genitori per fare dei figli tanti laureati è deleteria,un laureato:prima di avere raggiunto una posizione decorosa , deve fare anni di gavetta, i mediocri invece non trovano lavoro, perché dalla scuola hanno appreso solo cognizioni approssimative, mentre un giovane che a 14 anni va a fare l’apprendista in qualsiasi tipo di lavoro, a 18 a già imparato un mestiere, e trova facilmente un posto.
    2) alle ore di lezione, alternare ore di visite in tutti i locali dove si lavora, che siano officine, falegnamerie, fattorie, alberghi, ristoranti, uffici pubblici e privati di ogni specie, dove è possibile ai diplomandi, fare eseguire molte ore di pratica nel ramo di loro gradimento, oltre che fare prendere passione al lavoro, gli farebbe acquistare pratica (tanto tempo fà, i giovani dovevano lavorare nelle botteghe di ogni specie, molto spesso dei loro congiunti e con poca paga, ma ne uscivano fuori dei maestri)
    3) fare in modo che le lezioni creino un interesse per la materia che si sta studiando, facendo loro capire che è importante in futuro, anche se al momento sembra inutile.
    (per esempio; io ho capito l’importanza di parlare bene almeno una lingua estera, quando andavo in gita per l’europa con mia moglie, in macchina da soli. oggi si può conoscere molte parole e frasi straniere in qualsiasi lingua con il traduttore del computer)
    Si potrebbe continuare all’infinito a dare consigli, ma il compito spetta a chi ha studiato più di me.
    Io vorrei (se ritenuto importante, divulgare nelle scuole di ogni ordine e grado i commenti che ho esternato sul fumo.gioco,droga,alcool.
    sul mio blog http://guidocencini.blogspot.com o anche su google guidocencini siena
    tutti i miei racconti e gli articoli di giornale che mi riguardano.
    Distinti saluti e buon lavoro Guido Cencini Via G.Cavalcanti 1a 53100 Siena tel. e fax 0577 51617
    email guidocencini@gmail.com

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