“Programma Stages”, appello dei lavoratori alla politica

«Chiediamo alla politica scelte coraggiose e quindi, ribadiamo la richiesta di un’opportunità, ossia quella di esprimere le nostre potenzialità nelle amministrazioni che oggi più che mai necessitano di competenze e professionalità qualificate». E’ quanto scrivono i lavoratori del “Programma Stages 2008” in una lettera aperta al futuro presidente della Regione. Ecco il testo integrale del loro intervento.

Sappiamo che i giorni che precedono le elezioni regionali traboccano di impegni e di promesse ma, in mezzo a queste emozioni che fanno vibrare le speranze degli elettori, noi, circa 300 giovani laureati del Programma Stages 2008 (non più giovanissimi), selezionati attraverso criteri oggettivi e meritocratici e appartenenti al bacino istituzionalizzato dei precari (delibera di Giunta regionale numero 160/2013 avente ad oggetto “Atto di indirizzo per la definizione di linee di intervento sulla situazione dei bacini del precariato istituzionalizzato e sull’emergenza lavoro in Calabria Politiche attive del lavoro”) ma totalmente abbandonati e dimenticati, vogliamo provare a gettare un po’ di sana lucidità e, se è il caso, offrire alla politica che è, o che sarà, l’opportunità di trasformare in azione gli slogan di questi giorni. Scriviamo a Lei, futuro presidente della Regione, nella speranza che si interessi sin da ora alla nostra travagliata vicenda e voglia, in nome dell’impegno contro la precarietà e a favore della meritocrazia, inserire nel suo programma elettorale la felice conclusione di una storia di precariato, quale è la nostra, che pesa sulla coscienza della politica regionale da anni e che, allo stato attuale, si è rivelata essere l’ennesimo “inganno” ai danni dei migliori giovani calabresi. La nostra storia, infatti, potrebbe descrivere in pieno l’attuale decadentismo politico e sociale della nostra terra dal quale ci eravamo salvati tentando di costruire lontano le nostre vite professionali ma la nostra terra, come una eterna Circe, ci ha sedotti, attirati nuovamente nei suoi cinici abbracci, ci ha fatto credere nella possibilità di costruirci un futuro dignitoso e libero da condizionamenti di sorta. Peccato di innocenza è stato credere che la politica sin qui al potere avesse un reale interesse a tutelare la meritocrazia (nonostante un investimento di 17,5 milioni di soldi pubblici per la nostra crescita professionale) a discapito di giochetti e inciuci di bassa lega che nulla hanno a che fare con il sacro valore del bene comune. Basti pensare che la politica ha inteso, per “capriccio”, lasciarci fuori dal processo di stabilizzazione e/o di rinnovo contrattuale che la legge regionale numero 1/2014 garantisce, nonostante il precedente riconoscimento come bacino di precariato istituzionalizzato attraverso la delibera di Giunta regionale numero 160/2013 e, nonostante siamo l’unica categoria, nell’ambito del precariato calabrese, vincitrice di una selezione pubblica con anni spesi presso gli Enti pubblici calabresi. Ebbene, caro futuro presidente, a Lei chiediamo di non ignorare la nostra vicenda, affinché anche per i figli di nessuno, nella punta dello stivale, possa valere il sacrosanto diritto al lavoro. Infondo, se accetta un consiglio, il segreto del successo politico non sono le promesse ma le azioni che, sotto gli occhi di tutti, sanno di giustizia e non di miope clientelismo. Vorremmo lasciarla con una domanda aperta. Cosa accadrà alla Calabria se i migliori figli la disconosceranno? Cosa potrà governare la politica se intorno resterà il deserto? Noi lavoratori del Programma Stages 2008 diciamo basta agli ipocriti specchietti per allodole e chiediamo alla politica scelte coraggiose e quindi, ribadiamo la richiesta di un’opportunità, ossia quella di esprimere le nostre potenzialità nelle amministrazioni che oggi più che mai necessitano di competenze e professionalità qualificate. Abbiamo fiducia e speranza di credere che la nuova classe dirigente calabrese possa e voglia concretamente, da subito, permetterci di continuare a dare il meglio per la nostra terra, una terra che non può più aspettare e che avrà l’ultima chance per risollevarsi. Se questo coraggio verrà a mancare ancora, la nostra amata terra sarà destinata a un gravissimo fallimento politico e a un irrimediabile impoverimento sociale, economico e culturale. Qualcuno un giorno disse: “l’albero si giudica dai frutti”.

I vincitori del “Programma Stages 2008”

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