Mosino spiega i fuochi di Caronia

Da qualche mese i cosiddetti “Fuochi di Caronia” sono tornati a fare audience sia in televisione che sulla stampa nazionale. Per farla breve, in questo Comune sulla costa tirrenica di Messina si sono verificati dei presunti casi di autocombustione spontanea ed improvvisa di oggetti, perlopiù elettrodomestici.
Chi o cosa c’è dietro queste anomalie? Per alcuni si tratta di campi ed impulsi elettromagnetici, forse legate a vicine installazioni militari, per altri invece il fenomeno è legato addirittura a forme di vita extraterrestre. Le solite chiacchiere e leggende metropolitane se non fosse che su questo indirizzo si sia orientato persino un colosso come “La Repubblica”, interessandosi direttamente al caso e pubblicando dei servizi sulla vicenda, cinguettando di alieni e servizi segreti. Una sola voce si staglia inascoltata dal coro di risposte degne dei romanzi di fantascienza, la voce calabrese di Franco Mosino, reggino candidato al Nobel per la letteratura.
“Voglio offrire la mia chiave di lettura per le anomalie geotermiche che hanno interessato negli ultimi dieci anni Caronia e soprattutto Canneto di Caronia. Non so come mai gli oggetti lì prendono fuoco, non sono né un geologo né un fisico, ma con queste figure condivido l’essere anch’io uno scienziato, un filologo, e da filologo posso dirvi che questi fenomeni sono molto più antichi di un decennio, la loro origine è nei millenni e ce lo dicono ancora oggi i greci, tramite i toponimi, testimoni di una lingua sopravvissuta al proprio popolo – spiega Franco Mosino – L’etimologia di Caronia è facilmente riconducibile ad un saluto o un’invocazione di Caronte, il mitologico traghettatori di anime dalla terra dei vivi all’oltretomba. Se i greci hanno ritenuto opportuno dare questo nome ad una località che, a prima vista, nulla ha di infernale, un motivo ci sarà e c’è. Probabilmente i colonizzatori greci assistettero qui ad una serie di anomalie, come le combustioni spontanee ed improvvise tuttora segnalate. Se così fosse ne furono certamente intimoriti e molto probabilmente, essendo dopotutto uomini del loro tempo, rintracciarono nel mito e nel divino la causa di quei fenomeni. Inoltre, secondo la mia tesi che vuole l’Odissea scritta ed ambientata nello Stretto di Messina, la terra di Caronia troverebbe la propria collocazione nel canto XI del poema, dove Ulisse compie un rituale per entrare in contatto coi defunti e quindi col regno dei morti, dimora di Caronte”.
Gli studi effettuati in materia da Franco Mosino aprono la strada ad interessanti spunti di riflessione. Forse i “Fuochi di Caronia” hanno realmente origini antichissime, ma se così fosse nel corso di ben due millenni si sarebbero dovuti verificare analoghe anomalie. Dopotutto la mitologia giustifica solo una piccola parte di questa ipotesi tutta calabrese, nelle epoche successive qualche documento ci sarebbe pur dovuto essere per giustificare questa interpretazione dei fatti. Il filologo reggino ha una risposta anche su questo.
“Durante la seconda guerra mondiale, il prezioso materiale archivistico messinese fu oggetto di particolare riguardo da parte del governo di Roma, tant’è che fu inviato a Messina un corteo di camion per trasferire al sicuro e sul continente i documenti sulla storia della provincia d’oltre Stretto – conclude Mosino – Un areo di ricognizione alleato avvistò questa spedizione e, credendola presumibilmente un’autocolonna militare, la segnalò al comando e la fece bombardare. Ciò arrecò un duro colpo ai documenti dell’archivio messinese, il quale tra gli automezzi in fiamme perse molti documenti, tra cui forse anche quelli che oggi potrebbero svelare ulteriori precedenti storici dei fenomeni legati a Caronia. Certo, l’attacco aereo è sicuramente documentabile, mentre il resto è solo presumibile. I toponimi comunque parlano chiaro”.
Le combustioni improvvise di Caronia saranno forse destinate a rimanere un mistero, ma forse presto si placheranno del tutto, sino ad essere dimenticate, fino a quando, tra qualche secolo, potrebbero rimanifestarsi. Allora si guarderà al passato, proprio come oggi, in cerca di risposte, così studiosi e scienziati interpelleranno gli archivi de “La Repubblica”, leggendo sui “miti” legati agli alieni, ai servizi segreti e magari incapperanno anche qui, su “L’Ora Siamo Noi”, trovando la verità nelle parole di un umile filologo calabrese rimasto inascoltato e rilanciato proprio dalla pagine digitali di una testata che qualcuno avrebbe voluto muta.

Francesco Ventura

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