Regionali, la “zampata” dei “gattopardi”

Mettiamola così: se la sfida tra Mario Oliverio e Wanda Ferro si fosse trasformata in un testa a testa all’ultimo voto, la Calabria si troverebbe adesso in un mare di guai, perché avrebbe avuto un governatore “ostaggio” del partito dei “trasformisti”. Per fortuna il divario di oltre 300mila consensi tra il neo presidente della Regione e la sua principale avversaria dovrebbe aver evitato questo rischio. Un ragionamento che però non può mettere a tacere il fatto che queste Regionali hanno comunque visto il trionfo del “gattopardismo” e del fenomeno, eternamente calabrese, della “transumanza” politica. C’è chi ha censito almeno una trentina di “cambi di casacca” dal centrodestra al centrosinistra in occasione delle elezioni di domenica scorsa. E la “zampata” dei “gattopardi” si è comunque fatta sentire. Secondo un conteggio certo non scientifico ma comunque piuttosto indicativo, il “trasformismo” in salsa calabra è valso più o meno 60mila voti. Tanti più o meno sono stati quelli raccolti dai candidati che hanno affollato alcune liste nel “ventre molle” del centrosinistra – anzitutto “Calabria in Rete” di Franco Bruno ed Elio Belcastro, ma anche “Centro democratico” di Piero Fuda, “Autonomia e Diritti” di Agazio Loiero, persino la “Oliverio Presidente” e infine il Cdu di Mario Tassone nato dalla scissione dell’Udc – dopo aver fatto parte, fino ai mesi scorsi, dello schieramento di centrodestra. Alla fine, di questa variegata truppa in Consiglio entra sicuramente Flora Sculco “miss 9mila preferenze” che secondo i maligni sarebbero il frutto soprattutto dell’impegno del papà Enzo (i due nella foto in alto), già loieriano, poi scopellitiano e oggi oliveriano. Le farà compagnia Orlandino Greco (nella seconda foto), un passato nell’Mpa dell’ex governatore siciliano Raffaele Lombardo, sindaco – che combinazione… – di quella Castrolibero il cui voto molto “ballerino” e molto “sospetto” al momento “sub judice” impedisce l’ufficializzazione dei dati delle Regionali. GRECO ORLANDINOHanno invece fallito la riconferma a palazzo Campanella i vari Pasquale Tripodi, già Udc, per il quale non sono bastate le oltre 6mila preferenze nel Reggino con la lista tabacciana-fudiana del Centro Democratico, Rosario Mirabelli (nel 2010 eletto con Loiero e poi scopellitiano-gentiliano in “corso d’opera”, ricandidato nel Cosentino con la lista del presidente Oliverio con cui ha raccolto comunque circa 5mila voti) e l’ormai ex presidente della (inutile) commissione regionale antimafia Salvatore Magarò (oltre 3240 preferenze domenica scorsa), in lizza con “Calabria in Rete” nella circoscrizione Nord dopo aver fatto parte della maggioranza di centrosinistra con Loiero nel 2005 e con quella di centrodestra di Scopelliti nel 2010. Da segnalare poi la performance straordinaria (anche troppo…) del catanzarese Sergio Costanzo, già Forza Italia e capace di raggranellare oltre 6500 voti con “Calabria in Rete”, alle spalle della Sculco, e la buona prova del sindaco di Magisano Antonio Lostumbo, vicino all’Ncd e però candidato nella circoscrizione centro con la “Oliverio presidente” con cui ha conquistato circa 3700 preferenze, nonché di Peppino Ruberto (3036 voti), ex presidente del consiglio provinciale di Catanzaro con il centrodestra e candidato alle Regionali con la loieriana “Autonomia e Diritti”. Mentre invece ha fatto clamorosamente flop Elio Belcastro, tra gli ispiratori della solita “Calabria in Rete”: per uno che è stato sottosegretario all’Ambiente con Berlusconi ai tempi dei “responsabili” di scilipotiana memoria poco più di 1500 voti sembrano davvero pochini. Buon per Oliverio…, pensano in tanti, preoccupati del “peso” che questi intramontabili “peones” della politica calabrese avrebbero potuto avere sulle future scelte del neo governatore. Si sussurra che in queste ore qualcuno però ci starebbe provando, a fare la voce grossa e a pretendere attenzione e prebende, in particolare i promotori della lista “Calabria in Rete”, quella che in campagna elettorale dagli analisti politici è stata definita una “legione straniera” nel migliore dei casi e una “caienna” nel peggiore. Non avrà sicuramente soddisfazione, per fortuna. Ma questo non basterà a eliminare dalla scena politica il partito dei “gattopardi”, il partito che non muore mai. (Ant. Cant.)

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