Legacoop Calabria, lunedì il congresso regionale

Dal mondo delle cooperative una svolta contro la crisi, l’immobilismo, il sistema di pontentati oscuri, le infiltrazioni della n’drangheta nel tessuto economico e sociale che hanno ridotto la Calabria a una delle aree più depresse d’Europa. È l’obiettivo su cui si incentra il 10° Congresso regionale di Legacoop Calabria convocato lunedì 1 dicembre alla sala del Coni Figc di Catanzaro. Dalle 9 alle 17, dopo il saluto del sindaco Sergio Abramo, del presidente della Provincia, Enzo Bruno e del presidente della Camera di Commercio catanzarese, Paolo Abramo un nutrito numero di relatori qualificati si confronteranno sul tema “Codice Cooperativo, fare l’impresa del nuovo millennio”. Fra questi Giuseppe Soriero, consigliere Svimez e autore del libro denuncia “Vent’anni di solitudine” che ha messo in luce l’abbandono pressoché totale da parte dello Stato in cui versa il Sud dalla fine della Cassa del Mezzogiorno, nonché «l’effetto devastante delle astrusità» e delle lungaggini burocratiche, «terreno fertile per l’illegalità,» una piovra che tende a indebolire e a compromettere a ogni progetto di sviluppo nel territorio calabrese e in gran parte del Mezzogiorno. Interverranno poi il presidente di Legacoop Calabria, Giuseppe Pellegrino, i rappresentati delle organizzazioni sindacali, diversi esponenti del mondo cooperativo locale, Ernesto Magorno, in qualità di membro della commissione parlamentare antimafia e il neoletto presidente della giunta regionale, Mario Oliverio. Dopo il dibattito, che si preannuncia vivace e articolato, su aspetti di fondamentale importanza per la ripresa nel nostro territorio, tirerà la conclusioni il vicepresidente vicario di Legacoop nazionale, Giorgio Bertinelli (nella foto). In Calabria operano 400 cooperative aderenti a Legacoop, un microcosmo che coinvolge 20 mila soci, con un fatturato globale di 300 milioni di euro e circa 6500 occupati. La crisi economica che attanaglia l’Italia intera e rischia di provocare al Sud (tra il 2007 e il 2013 ha perso il 13,3 per cento del Pil contro il 7% del Centro-Nord), un’autentica desertificazione industriale, tuttavia, le sta mettendo a dura prova, per una serie di aspetti: le difficoltà di accesso al credito, il costo del denaro, maggiore che nelle altre regioni, i ritardi, spesso insostenibili, degli enti pubblici nei pagamenti, la riduzione della spesa pubblica in una regione in cui il principale committente resta il pubblico. Eppure, proprio tenendo conto delle specifità calabresi, la Cooperazione, per i valori etici di cui è portatrice, può costituire una via di riscossa, un impulso concreto al cambiamento e all’innovazione in un territorio, in cui la crisi ha causato un ulteriore e generale depauperamento in termini di imprese e risorse umane e il paradossale consolidarsi di trasversalismi malati e di forme di egoismo politico ed economico che hanno peggiorato una situazione già difficile. Il “Codice Cooperativo”, coinvolgendo anche i giovani e le donne, soggetti sempre più penalizzati nel contesto economico e professionale calabrese, può favorire la coesione sociale e la cittadinanza consapevole e contribuire a diffondere la cultura della legalità e del bene comune, proprio grazie ai suoi valori di fondo: la partecipazione democratica dei soci, l’importanza dell’intergenerazionalità, l’indivisibilità delle riserve di capitale. Quest’ultima rende più forte l’impresa e la rende patrimonio dei territori su cui operano i soci che hanno l’obbligo di preservarla per le future generazioni. Una formula che contiene al suo interno i geni della longevità e che è fatta per garantire a chi costituisce le cooperative un lavoro, una casa, dei prodotti alle migliori condizioni, ma anche per sopravvivere ai fondatori. Ecco perché può diventare il punto di riferimento per un’alleanza che punti allo sviluppo solidale e sostenibile. A questo scopo Legacoop Calabria si propone di intensificare gli interventi sui temi economici e sociali d’interesse generale e di ottimizzare il rapporto con tutte le associazioni di categoria, con i sindacati e le istituzioni. Piuttosto che proseguire nella classica impostazione settoriale si punterà a una logica integrativa che parte dalle opportunità effettivamente esistenti nel territorio. Un esempio? Il patrimonio immobiliare della Regione Calabria, che potrebbe essere usato in modo più intenso e gestito in modo qualificato, tanto da creare nuove opportunità di impiego e di di sviluppo economico. Ma anche nel campo della comunicazione, del turismo e della gestione del patrimonio artistico e paesaggistico, il Codice Cooperativo potrebbe rivelarsi risolutivo per una riscossa. Gli ostacoli da abbattere sono la diffusione della cultura cooperativa ancora troppo debole in Calabria, ma anche una mentalità prevalente nel mondo politico. La giunta Scopelliti ha adottato una forte presa di distanza dalla cooperazione non riconoscendole di fatto il valore di patrimonio comune. Per questo, sostiene Legacoop Calabria, «ci auguriamo che il nuovo governo regionale voglia confrontarsi con noi e promuovere un piano su tutto il territorio che individui e riconosca nella cooperazione una componente strategica dello sviluppo calabrese orientato in modo equo, inclusivo e solidale, consapevole che essa è anche un mezzo per contrastare la criminalità e gli egoismi o le intese di pochi che provocano l’isolamento delle componenti oneste e produttive». Al termine della discussione, dopo la presentazione delle candidature per la nuova presidenza di Legacoop Calabria si procederà all’approvazione dei documenti, all’elezione degli organismi e alla nomina dei delegati al 39° Congresso nazionale, in programma all’Auditorium della Musica a Roma, dal 16 al 18 dicembre.

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