Un’altra “grana” per Oliverio: i conti in disordine alla Regione

Il neo governatore Mario Oliverio avrà da qui a breve un mare di “grane” di cui dovrà occuparsi. Le emergenze che la più fallimentare legislatura regionale che si ricordi gli ha lasciato sul tavolo sono talmente tante che è persino difficile capire da dove iniziare. Fondi Ue, sanità, rifiuti, trasporti, agricoltura, etc etc: non c’è settore dell’amministrazione regionale che non presenti situazioni allarmanti, e in alcuni casi persino disperate. E tra le tante emergenze, ce n’è una che finora è rimasta nell’ombra: la gestione finanziaria e contabile della Regione Calabria. Anche sotto questo profilo l’’eredità del lavoro della Giunta di centrodestra e in particolare dell’ormai ex assessore regionale al Bilancio Giacomo Mancini è piuttosto pesante. Lo conferma anche la Corte dei Conti nazionale, che in sede di audizione – lo scorso 27 novembre – presso la Commissione parlamentare per l’attuazione del federalismo fiscale ha depositato una relazione piuttosto negativa per la parte che riguarda la Calabria. Nel report infatti la magistratura contabile cita l’esito della verifica della sezione di controllo ella Corte dei conti regionale sul rendiconto 2013 della Regione Calabria, conclusa con una parifica parziale. Scrive la Corte dei Conti nazionale che sono state «rilevate criticità dovute a significative tensioni di cassa e quindi di scarsa liquidità, connesse al fenomeno, ormai strutturale per la Regione Calabria, dei pignoramenti presso il tesoriere (che nell’anno 2013 hanno assunto l’importo di 24,52 milioni di euro), ulteriormente confermata dal ricorso alle anticipazioni di liquidità previste dagli articoli 2 e 3 del decreto legge numero 35/2013 per il pagamento dei debiti liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2012. Ne deriva che la cassa contiene disponibilità indistinte di entrata, con possibile evenienza che entrate a specifica destinazione (derivanti da Stato, Unione europea e altro), nel corso dell’esercizio, possano essere utilizzate per effettuare pagamenti di spese diverse da quelle per le quali sono destinate». E ancora «la gestione dei residui si connota per notevoli criticità. I residui passivi totali di competenza e di esercizi precedenti pari a 1.147,51 milioni di euro incidono significativamente sulla situazione economica e finanziaria dell’Ente, impattando, in quanto certi, liquidi ed esigibili, sui flussi di cassa. L’ammontare dei residui attivi – sostiene la Corte dei Conti nazionale – è diventata una componente molto rilevante nella gestione economica dell’Ente, costituendo infatti il 96,51% del totale delle entrate accertate nell’esercizio: ciò significa che i crediti della Regione sono quasi pari all’ammontare delle attività prodotte nell’esercizio finanziario 2013. La Regione non è riuscita ad incassare crediti risalenti ad annualità precedenti al 2009 per un notevole importo (pari a 2.046,14 milioni di euro al netto delle partite di giro) che rappresenta il 33,25% del totale dei residui al 31/12/2013. Risultano più che fondati dubbi sulla effettiva esigibilità dei residui in questione». Quanto all’indebitamento «la cui consistenza totale è pari a 1.260 milioni di euro», La magistratura contabile rileva che «la Regione, anche per l’esercizio 2013, non ha allegato la dimostrazione circa l’avvenuto rispetto dell’obbligo sancito dall’art. 119, ultimo comma Costituzione (ricorso all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento, con la contestuale definizione di piani di ammortamento). La Sezione regionale di controllo per la Calabria ha rilevato, nel periodo 2003-2012, a carico della Regione, un flusso di cassa negativo pari a 14,35 milioni di euro e ha osservato che, a fronte dei netting swap sfavorevoli, alla Regione non è stato riconosciuto nessun upfront con funzione riequilibratrice e che la situazione finanziaria relativa ai contratti derivati stipulati dalla Regione conferma le situazioni di forte criticità e antigiuridicità (violazione di legge, asimmetria informativa tra banche e Regione, costi impliciti, opacità contrattuale) già rilevate dalla Sezione in sede di esame dei singoli contratti e denota un comportamento gestionale che appare sempre più pregiudizievole per la sana gestione dell’Ente. L’indebitamento, cui si è ricorso per il ripiano del disavanzo di gestione del Servizio sanitario regionale per l’anno 2000, ha dato copertura finanziaria anche ai pignoramenti contabilizzati dal tesoriere nell’anno 2012, pari a 2,05 milioni di euro derivanti da debiti della sanità maturati negli anni 2010, 2011 e 2012 (quindi i pignoramenti avrebbero dovuto essere riferiti a debiti liquidi ed esigibili già nell’anno 2000). La Sezione segnala che non è ancora definito il processo di consolidamento dei conti degli enti del Servizio sanitario regionale con il rendiconto regionale». E infine, l’ultima nota dolente, le società partecipate della Regione Calabria, «pari a 22 per un valore complessivo delle quote detenute di circa 72 milioni di euro»: dai riscontri della Corte dei Conti è emerso «che, nel triennio 2010-2012, 7 di esse presentano tre e altre 7 due risultati negativi. I flussi finanziari erogati dalla Regione (trasferimenti in conto capitale per coperture di perdite) rappresentano interventi di mero sostentamento all’esistenza delle società, e non già la remunerazione degli oneri di servizio». Mancano solo, da parte della Corte dei Conti, gli auguri di buon lavoro al neo presidente della Regione Calabria: auguri di cui il neo governatore avrebbe assoluto bisogno… (a. c.)

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