Al liceo “Pizi” di Palmi incontro con Mimmo Gangemi per il “Prezzo della carne”

Il male non si sconfigge con il male. Si riassume in questa frase il senso e il messaggio del libro di Mimmo Gangemi “Il prezzo della carne” (Rubettino editore) presentato, a pochi giorni dalla sua uscita in libreria, agli studenti del liceo classico e scientifico “Nicola Pizi” di Palmi, diretto dalla preside Maria Corica.
L’incontro si inserisce nell’ambito del progetto “Sapere i saperi” di cui è referente la docente Letteria Ortuso. La ‘ndrangheta e le nefandezze di cui essa è capace e la paura che soffoca, fino a stritolare, alcuni personaggi, sono il motore del racconto. Argomenti scelti non a caso, come afferma la preside del liceo, Maria Corica: “Sono temi caldi che ci interessano particolarmente. Si potrebbe pensare che un liceo, con un certo ambiente socio culturale, sia lontano da certe situazioni. Non è così. E noi lo sperimentiamo quotidianamente. Abbiamo allievi, le cui famiglie sono state oggetto di “attenzioni” da parte della criminalità organizzata. Quindi è importante che la scuola affronti tematiche del genere e trasmetta questo tipo di messaggi ai ragazzi. Aver scelto, poi, questo autore è stata per noi una cosa naturale – prosegue la preside Corica – Gangemi è uno di noi, ha sempre fatto parte di questo liceo, prima da alunno poi da genitore. Oggi parla ai nostri ragazzi da scrittore che ben conosce il territorio che racconta per il semplice fatto di esserci nato e vissuto. Guai, però, ad etichettarlo solo come scrittore “meridionalista”, la sua è una figura di primo piano nel panorama della letteratura nazionale e presto anche di quella internazionale”. Per raccontare il libro di Gangemi, che è l’edizione riveduta e corretta del suo primo libro “Un anno in Aspromonte”, bisogna cominciare dalla fine. Sta tutto lì il senso profondo e il messaggio, neanche tanto nascosto, di questo avvincente romanzo.

scuolarc1Un finale amaro, dove non c’è il lieto fine ma un insegnamento ben preciso: mai affidare la propria vita a chi è capace di uccidere per i propri interessi. “E’ un libro di denuncia – afferma Mimmo Gangemi – che mette a nudo un modus vivendi su cui storcere il muso ma che si è stabilizzato in questa terra. Il finale non è triste rassegnazione, piuttosto il contrario. Pagina dopo pagina si prende coscienza che da noi forse la libertà è una libertà apparente, che ci appare tale solo finchè non si scontra con l’interesse dei prepotenti”. Con la tecnica della verosomiglianza, raccontare fatti immaginari che potrebbero essere veri, e un linguaggio volutamente influenzato dalle caratteristiche forme dialettali (“un modo – dice Gangemi – per dare dignità letteraria al dialetto calabrese”), l’autore ci consegna, pennellata dopo pennellata, un ritratto autentico della realtà di ieri e di oggi di alcuni territori calabresi, uno spaccato di vita sociale che gravita attorno ad un paesino dell’Aspromonte o della piana di Gioia tauro dove, insieme a tante cose belle e a gente meravigliosa, c’è anche la ‘ndrangheta, “un bubbone pazzesco” come lui la definisce più volte. Una platea attenta e consapevole, formata dagli alunni delle quarte e quinte classi dei due licei, ha seguito con interesse l’incontro al quale ha preso parte anche il giudice Antonio Salvati. Gli alunni, dopo averlo letto, hanno recensito il libro e posto stimolanti domande all’autore. Ne è scaturito un vivace e appassionante dibattito cui hanno preso parte tutti, offrendo diversi punti di vista e chiavi di lettura.
“Questo libro è uno schiaffo che risveglia il coraggio” scrive un’allieva nella sua recensione e, ancora, “i veri ‘ndranghetisti siamo noi quando ci affidiamo alle persone sbagliate” afferma un altro studente di quinta. E, tra le domande, un’altra allieva cita Corrado Alvaro quando afferma: “La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile”. Tra le tante opportune riflessioni dei ragazzi ce ne è qualcuna che dà spunto all’autore di parlare di coraggio e paura, di eroi e di vittime, di omertà. E di distinguere la connivenza, dal timore che porta ad essere fragili e vulnerabili. “Spesso la solitudine ci rende deboli – ribadisce la preside Maria Corica – ma di fronte ai continui soprusi bisogna avere fiducia nelle istituzioni”.

scuolarc2Interviene il giudice Antonio Salvati: “Di fronte ad un cittadino che non si rivolge alle Istituzioni ma si affida ai criminali per risolvere un problema con altri criminali, non dobbiamo far finta di niente ma capire cosa non funziona. La scelta non può essere tra silenzio ed eroismo (che spesso comporta a vivere sotto scorta, ndr). Esiste una terza via: bisogna impedire ai “nemici” di continuare a nascondersi tra noi. Quindi cambiare intanto noi, abbandonare certa mentalità che ci fa prendere le “scorciatoie” o ci fa rivolgerci agli amici degli amici”. “Solo la cultura può aiutarci in questo e la lettura è un veicolo fondamentale” conclude la preside Corica. Ed è proprio da questo spirito che nasce il progetto “Sapere i saperi” che nel corso dell’anno scolastico ha già in programma altri interessanti appuntamenti. Proprio perché la scuola diventi concretamente il luogo privilegiato della formazione dei ragazzi, che sono adulti in fieri. E, a proposito, cosa vorrebbe l’autore, che restasse ai ragazzi dopo la lettura del suo libro? “Vorrei che capissero che questi loschi figuri che ci condizionano la vita e la libertà non sono un modello da prendere in considerazione, che i loro atteggiamenti vanno rigettati e che intraprendere certe strade porta solo lutto e distruzione. La nostra generazione ha fallito. Ora tocca a voi raccogliere questa difficile sfida e fare meglio. Costruite voi il mondo che noi abbiamo rovinato”. Un percorso che può, e deve, partire proprio dalla scuola.

Laura Sidari

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