Avvento, il messaggio dell’arcivescovo Bertolone

Domenica è iniziato il tempo dell’Avvento in preparazione al Santo Natale e l’arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, monsignor Vincenzo Bertolone, ha indirizzato alla comunità diocesana una lettera per augurare un buon cammino di fede.

«Si tratta, guardando a Maria di Nazaret, – scrive monsignor Vincenzo Bertolone – di riscoprire la regola fondamentale, che è il Vangelo, soprattutto quel Vangelo d’inizio d’Avvento che è, appunto il mistero dell’Immacolata concezione. Non avevano, forse, fatto questo i diversi Fondatori delle Congregazioni e degli Istituti religiosi? Il mio Fondatore (Missionari Servi dei poveri) – beato Giacomo Cusmano – non aveva fatto altro che declinare il Vangelo secondo il suo “carisma” particolare, sottolineando, rispetto alla verginità e alla purezza, un altro rilevante aspetto, quello della povertà, fino a considerarlo quasi un sacramento». Per l’arcivescovo Bertolone «ogni carisma di fondazione non è altro che un modo concreto di vivere il Vangelo, oggi. La vita di consacrazione intende manifestare una consacrazione in modo speciale al Signore Gesù, che fu casto e povero, nonché obbediente al progetto del Padre. Senza più immaginare, quasi “miticamente”, una sorta di vita angelica in terra, rappresentata come lotta al demonio, ritorno al paradiso, imitazione pedissequa del fondatore, funzionalità pratica, fuga dal mondo… ma non rinunciando ad essere segno del mondo futuro». Ma come porsi in corretto atteggiamento di attesa cristiana? Monsignor Bertolone invita tutti ad «avere il cuore puro e distaccato da qualunque legame eccessivo alle cose materiali. Bisogna purificare – afferma il presule – i desideri e le passioni, far prevalere la fraternità sul dominio, il servizio sul potere. Tutto questo sintetizza molto bene, appunto, lo “stare in atteggiamento di vigilanza”, in attesa del ritorno di Cristo. Tutto questo è indicazione per ogni percorso cristiano, ma ci viene ricordato in maniera speciale dalla vita obbediente, pura e povera a cui sono dedite le persone di vita consacrata». «A volte – scrive Bertolone – ci fermiamo soltanto a criticare, peraltro legittimamente, certe contro-testimonianze a cui ci è dato di assistere da parte di qualche religioso che, per la sua fragilità e per il mancato aiuto dei fratelli di fede, non sempre riesce ad essere coerente con quanto ha solennemente professato un giorno. Ma la critica diviene salutare soltanto se serve a ricordarci, a tutti, attraverso l’errore di qualcuno, che esiste la bellezza della vita consacrata, una vita che attende esercitandosi alla carità perfetta. Oggi soprattutto, il mondo provoca i consacrati, perché non li capisce, in quanto, pur essendo nel mondo, essi non sono del mondo. Ma le donne e gli uomini che si votano alla perfetta carità debbono sfidare il mondo, questo mondo che non capisce certe scelte, e far intravvedere che si dà un modo più opportuno per prepararsi al mondo che viene, senza farci trovare addormentati». Alla luce della figura di Giovanni Battista, con il suo stile di “voce che grida nel deserto” che prepara la via al Signore, l’arcivescovo Bertolone ricorda come monaci e monache, suore e frati, vivono il mandato di preparare la via al Signore, invitando e aiutando il popolo di Dio «a raddrizzare le vie tortuose dell’odio e del tradimento, della violenza e della sopraffazione sul più debole, della calunnia e della contiguità coi criminali, del falso e del tradimento». «Quest’Avvento – così conclude Bertolone – ben ci introduce sia adulti che giovani e piccoli, a riscoprire ed apprezzare la vita consacrata. I consacrati, imitando i profeti e la Vergine Maria, ci propongono una visione spirituale e non funzionale del nostro stare al mondo da credenti. Ci spingono ad elevarci, nello Spirito, a Dio; a percepire e contemplare noi stessi all’interno del mistero dell’amore trinitario, che si espande e manifesta nell’Incarna¬zione e che, in un modo speciale, viene donato per via di partecipazione ai consacrati. Vi benedico tutti e tutte!»

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