Disastri “impuniti”, la Calabria delle “nebbie”

“Disastri impuniti: la mappa dell’Italia ferita e bloccata dagli ecocriminali e dalla giustizia negata”: Legambiente traccia un quadro sui tanti processi per reati ambientali già prescritti o che rischiano la stessa sorte o che finiscono con ingiuste archiviazioni.

«Storie di inquinatori ed ecomafiosi, ma anche – afferma Legambiente – storie di giustizia negata, anche per l’impossibilità di promuovere capi di imputazione in campo ambientale» a causa dell’assenza di una previsione normativa nel codice penale. Disastri impuniti che riguardano tutta la Penisola, senza distinzione tra Nord e Sud. «Il problema – sostiene l’associazione ambientalista – è che in Italia ci sono processi lunghi, prescrizione breve, e pene esigue in materia ambientale, dal momento che in questo campo i reati contestabili sono ancora oggi di mera natura contravvenzionale». Per questo Legambiente continua a ribadire «l’urgenza di approvare in tempi rapidi il Ddl sui delitti ambientali, che dopo il via libera unanime della Camera a febbraio scorso, è ancora fermo nelle Commissioni Ambiente e Giustizia del Senato». Nei giorni scorsi Legambiente ha scritto ai senatori delle Commissioni in questione chiedendo l’approvazione del testo entro l’anno e ha lanciato una mobilitazione on line, dal titolo “Chi inquina paghi”. Tra gli ecoprocessi analizzati da Legambiente nel suo dossier tre riguardano anche la Calabria: tre storie esemplari di giustizia negata e di impunità dei “killer” del nostro ambiente.
Vibo Valentia, discarica San Calogero, processo “Poison”. Il 20 luglio del 2011 scatta l’operazione che porta a un arresto e alla denuncia di 14 persone. A vario titolo accusate di associazione a delinquere finalizzata al traffico e all’illecito smaltimento di rifiuti pericolosi, disastro ambientale con conseguente pericolo per l’incolumità pubblica, avvelenamento di acque e di sostanze alimentari, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, gestione non autorizzata dei rifiuti, evasione fiscale. Al centro dell’attenzione degli inquirenti lo smaltimento di oltre 135.000 tonnellate di rifiuti pericolosi composti da fanghi di derivazione industriale che sarebbero stati scaricati illegalmente accanto a coltivazioni di agrumi. Il processo ha visto la prima udienza fissata a ottobre 2014. Di questo passo è quasi certa la prescrizione.
Inchiesta “Artemide”. A seguito dell’interramento di circa 30mila tonnellate di rifiuti provenienti dalla Pertusola di Crotone (nella foto) in alcuni siti della Sibaritide, nel 1999 è iniziato il processo presso il Tribunale di Castrovillari nei confronti di 11 persone. Conclusosi nel marzo del 2008 senza colpevoli. Il Tribunale ha infatti assolto i tre principali imputati “perché il fatto non sussiste”, dichiarando il “non doversi procedere” nei confronti di altri otto indagati “per il reato di cui all’articolo 434, comma I del codice penale (disastro ambientale)” perché estinto per intervenuta prescrizione.
Crotone Pertusola Sud. Il 25 settembre 2008 la Procura della Repubblica di Crotone ha aperto un’inchiesta denominata “Black Mountains”, che ha portato al sequestro preventivo di 18 aree ubicate nei comuni di Crotone, Cutro e Isola Capo Rizzuto. Qui dal 1999 ad oggi sarebbero state realizzate vaste discariche non autorizzate di rifiuti pericolosi (circa 350.000 tonnellate) provenienti dalla lavorazione delle ferriti di zinco presso lo stabilimento dell’ex Pertusola Sud. Rifiuti che sarebbero stati utilizzati come materiale edile per la costruzione di scuole, palazzine popolari, centri commerciali, strade, le banchine del porto e la questura. Per tali ragioni la Procura ha chiesto il processo 45 soggetti per disastro ambientale e l’avvelenamento delle acque. Nell’ottobre del 2012 il Gup ha prosciolto tutti gli indagati, perché “il fatto non sussiste” per quanto concerne le ipotesi di disastro ambientale e avvelenamento delle acque; mentre per lo smaltimento illecito di rifiuti in discarica abusiva il reato si è estinto per intervenuta prescrizione. Contro la decisione del Gup si è appellata la Procura. Nel giugno del 2013 la Cassazione ha dato ragione al Gup, confermando il proscioglimento per i 45 imputati. Respinto anche il ricorso della Procura che chiedeva di rinnovare la perizia sulle scorie. (a. c.)

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