Faida 5 Stelle: il gruppo Morra sfiducia Barbanti e Molinari

Il Meetup di Cosenza sfiducia i parlamentari 5 Stelle Sebastiano Barbanti e Francesco Molinari e scoppia la bufera tra i pentastellati calabresi.

In un documento il Meetup di Cosenza scrive: «Ci lascia attoniti l’atteggiamento di alcuni portavoce che costantemente si oppongono alla linea del Movimento 5 Stelle: Francesco Molinari e Sebastiano Barbanti, negli ultimi giorni non hanno fatto mancare la loro presenza sulla stampa e lo hanno fatto esprimendo il loro totale dissenso su quanto democraticamente votato e deciso sul blog» a proposito del direttorio. «E’ nostra intenzione – prosegue il Meetup di Cosenza – dissociarci completamente e fermamente da queste dichiarazioni infamanti e di discredito per il Movimento» e pertanto «alla luce di quanto dichiarato, ci aspettiamo un atto di coerenza da parte di Barbanti e Molinari e che, come dichiarato da quest’ultimo, si adeguino al volere della base. Non riconoscendosi più nel Movimento e nelle scelte da esso intraprese, facciano un passo indietro rimettendo il loro mandato». Dura la replica del senatore 5 Stelle Molinari: «Ricorderò il 2 dicembre 2014 come un giorno assai triste, visto quello che ha per me rappresentato il MeetUp Cosenza. Quotidianamente – afferma Molinari – vengo fatto oggetto di malsana attenzione da parte del senatore Morra e dei suoi fanatici sostenitori, che alimentano maldicenze sul mio conto come su quello del collega-portavoce Barbanti. Ma quella che si è consumata ieri rappresenta probabilmente la fine del gruppo di Cosenza alla cui costruzione – insieme ad altri – ho contribuito e che oggi è in mano a chi fa della delazione un mestiere e del millantare lavoro inesistente un’opera di distrazione di massa. Con tutto quello che succede nella nostra città, e a cui – unitamente a Sebastiano – ho dato visibilità in Parlamento – basti pensare alla Banca di Garanzia, alla lunga querelle che ha per tempo bloccato la Camera di commercio locale, alla discarica-mostro di Castrolibero, al tentativo di dar luogo ad una diversa visione del ciclo dei rifiuti, al centro fieristico cittadino tramutato in discarica, ai problemi causati da una criminalità occulta facendoci propugnatori di un’associazione antiracket, alla presentazione di una mozione per lo scioglimento del Consiglio regionale, al dramma della mancanza dei fondi per i “prorogati in deroga”, ecc. – il Meetup di Cosenza ha pensato bene che il maggiore dei mali – da esso percepiti – fosse la richiesta di dimissioni del sottoscritto e di Barbanti, tramite ultimatum, in quanto rei di aver fatto una critica politica sugli ultimi accadimenti che hanno interessato il Movimento : parlo della pratica cancellazione dell’art.4 del Non Statuto senza una pubblica discussione. E’ stato presentato, ad opera dei soliti noti (un nipote del senatore Morra, con fidanzata al seguito, e una ex del suo collaboratore: un chiaro sintomo della visione politico-familistica del Senatore in questione, non diversa da quella della corrente gentiliana alla quale la sua famiglia ha fatto campagna elettorale durante le regionali del 2010) un documento di sfiducia messo all’ordine del giorno sul sito del gruppo nella notte dell’1 dicembre, poco prima che spirasse l’ultimo momento utile per la presentazione di argomenti di discussione; un documento votato ieri notte senza coinvolgere in alcun modo i diretti interessati né, tantomeno, gli altri portavoce del territorio : un mirabile esempio di giustizia sommaria. Ma sappiamo in quale considerazione tiene gli altri portavoce il senatore Morra, e lo sanno anche i diretti interessati…». Molinari (nella foto a sinistra con lo stesso Morra durante un vecchio festeggiamento) prosegue: «Della malafede dietro la “combine” è testimone il supporto – a dire degli autori di tale documento – dato a tale squallida iniziativa da alcuni altri Meetup allineati: il Meetup di Catanzaro (quello dietro il quale è nata la candidatura di Cono Cantelmi alla Regione), uno dei Meetup di Reggio (quello che ha alimentato una campagna di odio e maldicenze contro la lista certificata partecipante alla competizione elettorale comunale, invitando al contempo a votare altre liste), quello di San Lucido, quello di Rossano e quello di Amantea (la cui portavoce eletta mi accusò pubblicamente lo scorso luglio, sulla base della falsa esposizione di conversazioni in una chat privata, di tramare alle spalle del Movimento)». A sua volta Barbanti commenta: «Siamo alla faida, alla guerre tra bande, e io francamente mi tiro fuori».

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