La Calabria espone il suo passato a Vibo

Da una settimana la Calabria espone il meglio dei propri reperti bronzei, tutti riuniti al museo di Vibo Valentia in una mostra itinerante che si fermerà per tre mesi al castello normanno svevo. Ci rende fieri del nostro passato magno-greco questa bella esposizione dal titolo Le spose e gli eroi allestita dall’architetto Ammendolia.
Sfilano orgogliose dell’antico fasto decine di ex voto e di oggetti personali provenienti sia dalle aree sacre che dai contesti funerari lasciando emergere il complesso mondo della società magno-greca nella sua dimensione religiosa, liturgica e quotidiana. La mostra rende evidente la distinzione di genere, peculiarità della società antica come lo erano le caratterizzazioni di classe. Le donne donavano specchi, oggetti per la cosmesi e per l’abbellimento, gli uomini elmi, corazze e schinieri. Al pianterreno l’archeologo Cuteri ci fa anche trovare una ricostruzione dell’antica fornace metallurgica di cui i nostri antenati si servivano per produrre i bei bronzi che ci avrebbero tramandato.

A fomentare nel visitatore l’amor patrio e lo sbigottimento per quanto di bello c’è nel rovistare fra le migliaia di reperti calabresi – spesso abbandonate nei magazzini per mancanza di personale – ci pensa chi più da vicino ha vissuto le fasi di scoperta e di catalogazione degli oggetti. La conferenza che inaugura la mostra è tenuta perciò da Silvana Iannelli, archeologa e direttrice dei siti di Hipponion (Vibo Valentia), Medma (Rosarno) e Kaulonia (Monasterace) e da Claudio Sabbione, archeologo ed ex-funzionario della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Calabria. Infine partecipano i due docenti universitari della Scuola Normale Superiore di Pisa, Carmine Ampolo e Cecilia Parra che tanta parte hanno avuto nell’ultimo decennio di scavi calabresi a Kaulonia. Sono stati loro ad aver portato le proprie competenze e quei fiumi di studenti universitari a Monasterace che, lavorando dall’alba al tramonto e sotto il sole d’agosto, hanno riportato alla luce dopo due millenni di riposo sotterraneo mosaici, terme e case dell’antica colonia magno-greca. Non c’è la Soprintendente Bonomi: siede a Roma al tavolo delle trattative con il Ministero e difende gli interessi calabresi.
Il visitatore della mostra è subito sopraffatto dall’evidente lavoro certosino di Massimo Cardosa,  l’esperto che negli anni ’80 iniziò a ricostruire il puzzle delle migliaia di frammenti bronzei che costituiscono gli enormi scudi esposti. I coloni si proteggevano con un saldo intreccio di legno e cuoio, ma sottili lamine bronzee decoravano l’intera superficie. Stupefacente è uno scudo con al centro la Gorgone i cui occhi in osso fanno tremare ancora oggi chi la guardi. Poi la collezione degli elmi, appositamente storpiati per renderli inutilizzabili agli empi che osassero trafugare le tombe. La parte femminile della collezione ci offre aggraziati scorci di quella che doveva essere una profumata vita quotidiana: specchi dai manici finemente decorati, lucerne e recipienti, spille e anelli graziosissimi.
Infine, enfant prodige dell’archeologia calabrese, il sito di Kaulonia regala il fiore all’occhiello de Le spose e gli eroi, una lamina in bronzo che parrebbe essere la più lunga mai rinvenuta al di fuori della Grecia in dialetto acheo. La Tabula Kauloniensis, come è stata ribattezzata, è l’iscrizione di una poesia in 16 versi composta da un nobile di Kaulonia e prevalentemente in esametri. Si tratta di un pezzo unico e, ironia della sorte, lo hanno rinvenuto in un posto che non esiste più perché è stato fagocitato dal mare in tempesta. Possiamo permetterci di accettare un tale degrado? Il patrimonio artistico mondiale è soggetto a centinaia di minacce, naturali e umane. Distruggere il passato significa privare l’individuo degli strumenti che gli permettano di capire il presente. Com’è possibile che Zaleuco nel VII secolo a.C. abbia fatto adottare le prime leggi scritte del mondo occidentale in quella Locri che oggi è considerata una delle roccaforti della ‘ndrangheta? Ci vuole impegno per passare dalla fama di patria della legalità a quella di patria dell’illegalità. Non si può immaginare un bel futuro per la Calabria senza che essa ami il proprio passato. Se la smettessimo di essere orgogliosi solo di suppressate e tarantelle ci renderemmo conto che il disastro cui va incontro il sito archeologico di Monasterace – e altri ancora – non è accettabile poiché la tutela dei beni artistici e lo sviluppo della società civile vanno di pari passo.

Maria Laura Morgione

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