L’ultima “figuraccia” del Consiglio: tre leggi… fuorilegge

Un’altra “bocciatura” per il consiglio regionale più “fuorilegge” che si ricordi. Fuorilegge non solo perché è rimasto in vita oltre il giusto e il necessario dopo le dimissioni del governatore Scopelliti ma anche perché in almeno una trentina di casi ha legiferato in senso contrario alla Costituzione. E’ accaduto anche nell’ultima seduta della legislatura, quella del 7 ottobre scorso. In serata il Consiglio dei ministri ha deliberato l’impugnazione davanti la Consulta di ben tre leggi regionali approvate quel giorno dall’assemblea presieduta da Franco Talarico. Si tratta della legge regionale numero 20, che il governo ha censurato «in quanto – si legge nel comunicato di palazzo Chigi – alcune disposizioni  riguardanti i piani di gestione forestale non rispettano l’obbligo di valutazione ambientale, ponendosi in tal modo in contrasto con la normativa statale e comunitaria di riferimento, in violazione dell’articolo 117, primo comma, Costizione, e in violazione della potestà legislativa esclusiva statale in materia di  tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, di cui all’articolo 117, comma 2, lett. s) Costituzione». Poi, della legge regionale numero 22 sull’autorizzazione e l’accreditamento delle strutture sanitarie, legge che secondo il Consiglio dei ministri prevede norme che «interferiscono con le funzioni del commissario ad acta, in violazione dell’articolo 120, secondo comma, Costituzione, e contrastano con le previsioni del Piano di rientro dal disavanzo sanitario, in violazione dei principi di coordinamento della finanza pubblica di cui all’articolo 117, terzo comma, Costituzione». Infine, la legge regionale numero 27 in tema di donazione degli organi, che – «prevedendo la possibilità e le modalità di espressione del  consenso o del diniego alla donazione di organi e tessuti in sede di rilascio o di rinnovo della carta d’identità» – secondo il governo viola «la competenza esclusiva statale in materia di anagrafe di cui all’articolo 117, secondo comma, lett. i), della Costituzione, e i principi fondamentali in materia della tutela della salute, di cui all’art. 117, terzo comma, Costituzione intervenendo in materia di consenso informato». Dunque, altre tre leggi della Regione Calabria finiranno davanti ai giudici della Corte costituzionale. Di queste tre, la più importante è sicuramente quella in materia di accreditamento e autorizzazione delle strutture sanitarie: legge “bipartisan” – firmatari sono stati i consiglieri della maggioranza di centrodestra Gianpaolo Chiappetta, Ennio Morrone, Alfonsino Grillo, Salvatore Pacenza e Giulio Serra ma anche i colleghi del Pd Tonino Scalzo, Enzo Ciconte e Carlo Guccione – e soprattutto legge di chiaro stampo elettoralistico e clientelare. Già il commissario alla sanità Luciano Pezzi l’aveva “bocciata” ordinandone la sospensione, ora è arrivato anche lo stop del Consiglio dei ministri. Un’altra “figuraccia” arricchisce l’infinita lista collezionata dal consiglio regionale uscente e da una legislatura segnata dai disastri di Peppe Scopelliti, Antonella Stasi, Franco Talarico ma anche di un’opposizione troppo spesso imbarazzante per pochezza e per consociativismo. Alla vigilia della campagna elettorale lo stesso Talarico ha fatto pubblicare una sorta di “report” nel quale magnificava il lavoro del consiglio regionale e la sua poderosa e innovativa produzione legislativa. I fatti, che sono ostinati, dicono il contrario, visto che il governo nazionale ha “smontato” le leggi della Regione Calabria in più di 30 casi contestandole di non rispettare la Costituzione: peggio ha fatto solo l’Abruzzo. E dire che la Regione Calabria è piena di uffici legislativi guidati da dirigenti pagati profumatamente 5mila euro al mese e di consulenti giuridici pagati altrettanto profumatamente oltre 3mila euro lordi al mese. Al neo governatore Oliverio e al neo presidente del consiglio regionale sarebbe il caso di dare un consiglio: per prima cosa nominate qualche buon costituzionalista… (Ant. Cant.)

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