Ferrovie, la Dieni denuncia trasferimenti “coatti”

«Vorremmo, almeno coll’approssimarsi del Natale, raccontare storie che scaldano il cuore, dar conto di piccoli gesti di bontà, parlare di qualche comportamento virtuoso. Purtroppo anche a poche ore dalla vigilia dobbiamo invece occuparci di famiglie che potrebbero essere state sottoposte a trasferimenti punitivi, di padri strappati agli abbracci dei loro figli, di dipendenti i cui diritti non vengono riconosciuti». Così Federica Dieni, deputata del Movimento 5 Stelle, rende noto un dramma che si sta consumando proprio in questi giorni di festa e che colpisce alcuni dipendenti dopo una causa di lavoro intentata a Rfi-Rete Ferroviaria Italiana. «Sembra impossibile – dice la Dieni (nella foto) – eppure anche ciò può accadere, in questo Natale del 2014. Può accadere, e certamente accade a Reggio Calabria che, a un certo punto della loro carriera, degli impiegati delle Ferrovie dello Stato non sappiano chi sia il loro datore di lavoro; può succedere, e certamente succede a Reggio Calabria, che ben 23 impiegati si affidino alla magistratura per rivendicare il diritto all’inquadramento e alle mansioni nella sede di appartenenza, e che questa, dopo tre gradi di giudizio, riconosca i loro ovvi diritti. E avviene pure, e certamente avviene a Reggio Calabria, che il loro datore di lavoro benché sottoposto ad esecuzione forzata non dia alcun seguito alla condanna e che, infine, un ente terzo mai intervenuto in quel giudizio (Trenitalia), intimi con lettera ai temerari impiegati il loro trasferimento da Reggio Calabria a Savona (Liguria), nuova sede lavorativa. Tutto questo senza alcuna procedura che stabilisca criteri,  forme, metodi e motivazioni che giustifichino questa azione». Continua la deputata calabrese: «Nella terra delle inesistenti opportunità tutto ciò si traduce nella costrizione ad accettare un torto evidente. Il provvedimento colpisce infatti dipendenti con un’età compresa tra i 50 e  54 anni, che devono accettare qualsiasi ricatto, consapevoli che un’alternativa, in quest’Italia ormai al disastro oggi non c’è. Così devono partire, a poche ore da Natale,  senza alcuna assistenza o aiuto abitativo: 23 nuclei familiari verrebbero a trovarsi nella situazione di trapiantarsi a 1200 km di distanza dal loro habitat, ripartendo dallo zero della loro esistenza lasciando scuole, amicizie, relazioni e affetti. E tutto questo avviene in un contesto giuridico viziato da pesanti dubbi circa la legittimità dell’azione del datore di lavoro. Il trasferimento colpisce infatti proprio e solo coloro che hanno osato sfidare con l’arma del diritto il colosso del gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. Come se non bastasse esso riguarderebbe impiegati e famiglie protette dalla legge 104/92 che dovrebbe tutelare i soggetti con persone diversamente abili a proprio carico da azioni come questa». Oltre a questo – prosegue la parlamentare pentastellata – «non potrebbero essere avanzati neppure pretesti come quello della ristrutturazione aziendale: anche dopo la condanna della Cassazione le Ferrovie avrebbero infatti continuato ad assumere personale. In tutta la vicenda colpisce il fragoroso silenzio dei sindacati confederali che nei fatti abbandonano i lavoratori al loro destino anziché lottare per loro, come sarebbe stato loro dovere. Forse – conclude Federica Dieni – sarebbe più facile girare la testa, far finta di nulla e goderci in pace il Natale. Molti lo faranno. Non la sottoscritta, non il Movimento 5 Stelle. Per questo sarà mia cura far pervenire quanto prima all’Ufficio sindacato ispettivo della Camera dei Deputati un’interrogazione parlamentare che riproponga esattamente le questioni sopra riportate. Il mio appello, inoltre, va a quanti possono fare qualcosa per bloccare questo scandalo. Non dovremmo mai avere l’abitudine di girarci dall’altra parte di fronte alle ingiustizie, specie quando colpiscono delle famiglie con disabili e figli piccoli. A maggior ragione non possiamo tollerare che questo accada proprio a Natale».

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