Discarica interrata, la preoccupazione di “Libera”

Il Coordinamento provinciale di “Libera, Associazioni, Nomi e Numeri contro le mafie” esprime «la propria preoccupazione rispetto alle recenti notizie, riportate sulla stampa locale e nazionale, riguardante la vicenda della discarica interrata a Vena di Jonadi, su un terreno riportato nelle carte come “agricolo normale” e poi edificabile e lottizzato». Secondo “Libera” vibonese «enormi aree, anche urbane, risultano interessate da questo fenomeno pericoloso e diffuso in tutto il territorio calabrese, e non solo. Da molti anni, a volte decenni, la popolazione ha assistito impotente a una sequela di sversamenti di rifiuti tossici e velenosi, per i quali, come già riscontrato in altre zone d’Italia, è presumibile il coinvolgimento della criminalità organizzata, che sulla gestione dei rifiuti ha individuato un settore dal quale ricavare imponenti profitti illeciti. La salute collettiva è minata da decine di morti in giovane età, le quali dovrebbero allarmare, piuttosto che essere minimizzate da improbabili perizie inconcludenti». Il Coordinamento vibonese di “Libera” auspica che le «istituzioni preposte siano presenti sul territorio con idonei atti di intervento preventivo e concrete azioni di recupero. Non può passare sotto silenzio la sottovalutazione del danno collettivo che i mancati controlli hanno generato. Si resta in attesa di sapere quanti altri misfatti siano riconducibili a questa tipologia di disastro ambientale, certamente non per semplice desiderio punitivo bensì, nell’immediato, per la legittima tutela che la popolazione invoca presso le autorità competenti, in particolare, per quanto riguarda l’utilizzo dell’acqua visto l’interessamento delle falde acquifere. Infine si esprime l’urgenza da parte delle autorità preposte di intervenire in modo da disporre di una minuziosa mappatura dei siti pericolosi, almeno di quelli già individuati, e di renderli pubblici. In tal modo la popolazione sarebbe informata della pericolosità e dei rischi di veneficio soprattutto per quelle attività come la produzione agro-alimentare che aumentano il rischio di malattia e di morte. Da questa vicenda emerge un forte richiamo morale alla corresponsabilità, non possiamo chiedere ad altri di agire quando noi non ci assumiamo la nostra quota di responsabilità. In tal senso, la popolazione dovrà assumere atteggiamenti più che responsabili e idonei nel tutelare salute e ambiente; certamente dovrà essere vigile affinché siano bloccati sul nascere questi eventi che di fatto compromettono il futuro e la coesione sociale e culturale».

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