Il rinvio del Consiglio e quelle indennità “sospette”…

La grottesca vicenda del rinvio del primo consiglio regionale della decima legislatura non è solo una brutta pagina di “manfrine” e di risse politiche. Ad aggiungere ridicolo a ridicolo in queste ore spunta una tesi che fa leva sull’interpretazione delle norme che presiedono il funzionamento dell’Assemblea legislativa calabrese. Secondo alcuni osservatori politici infatti l’Ufficio di presidenza uscente resterebbe in carica fino all’elezione del nuovo, conservando le sue prerogative e soprattutto anche le indennità, che sono pari a 13.800 euro lorde al mese per il presidente del Consiglio, a 13.100 euro lorde al mese per ciascuno dei due vice presidenti e di 12.600 euro lorde al mese per ciascuno dei due segretari-questori. In buona sostanza, l’Ufficio di presidenza del Consiglio uscente, composto da Franco Talarico, Alessandro Nicolò, Pierino Amato, Ciccio Sulla e Gianni Nucera (nella foto), godrebbe ancora di questi emolumenti (comprensivi dell’indennità di carica e di funzione e delle spese di esercizio del mandato) anche dopo le elezioni del 23 novembre scorso: e secondo molti osservatori, percepirebbero le cifre di cui sopra sicuramente per il mese di dicembre e forse pure per quello di gennaio. Dei cinque componenti l’Ufficio di presidenza uscente soltanto il forzista Nicolò (indicato tra l’altro tra i consiglieri la cui indisponibilità sarebbe alla base del rinvio) è stato di nuovo eletto in Consiglio, gli altri quattro o non sono stati eletti (Talarico) o non sono stati ricandidati. Se davvero le cose stanno così, si spiegherebbe anche l’atteggiamento piuttosto “sbrigativo” di Talarico nel far slittare il consiglio regionale al 7 gennaio malgrado il rinvio sia stato chiesto solo da un paio di consiglieri regionali e sulla base di giustificazioni piuttosto vaghe e anche puerili. Insomma, l’impressione è che tutta la vicenda nasce dall’intreccio di molteplici interessi, di bassa cucina politica – le difficoltà nella maggioranza ma anche nelle minoranze a trovare i nomi giusti da piazzare ai vertici istituzionali del Consiglio – e non solo. E si deve infine registrare che non erano né pazzi né visionari quanti quest’estate paventavano una manovra della “casta” calabra per “stiracchiare” la nona legislatura regionale fino al 2015. Alla fine, all’atto pratico è successo proprio quello che molti sospettavano e temevano. Ah, Calabria Calabria… (a. c.)

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