Regione, ecco il super-commissario Oliverio…

Il 7 gennaio Mario Oliverio sarà nominato dal governo commissario per la sanità calabrese, almeno stando alle rassicurazioni che sarebbero arrivate da palazzo Chigi. Intanto, Oliverio è di fatto già commissario per l’emergenza rifiuti, commissario al lavoro e commissario ai fondi comunitari. Commissario di tutto, più che presidente della Regione… E’ con questa “anomalia” che la politica calabrese saluta il 2014 per entrare nel 2015. A distanza di una quarantina di giorni dalle elezioni tracciare un bilancio dell’attività del neo governatore è ovviamente prematuro, ma accanto ad alcuni risultati comunque positivi e significativi che Oliverio ha già portato a casa bisogna oggettivamente riscontrare un quadro istituzionale molto confuso. Si dice che Oliverio in realtà abbia già le idee chiare anche sulla composizione della sua squadra di governo, ma intanto la Calabria non ha ancora un Consiglio regionale formalmente insediato né una Giunta formalmente insediata. Per il primo punto, nei giorni scorsi ha tenuto banco la grottesca vicenda del rinvio della seduta d’esordio dell’Assemblea legislativa: la motivazione ufficiale è stata l’indisponibilità, per vari e anche vagii motivi, di alcuni consiglieri di opposizione (sicuramente il forzista Ennio Morrone, degli altri non si è saputo nulla…). Oliverio avrebbe acconsentito alla richiesta di slittamento del Consiglio per una sorta di rispetto alla minoranza e con la garanzia che non accadrà più, ma intanto il “pasticcio” si è consumato anche per la titubanza del presidente. I maligni, che spesso c’azzeccano, sostengono che il vero motivo del rinvio del Consiglio sia la mancanza di accordo nella maggioranza sui ruoli di vertice di palazzo Campanella. Oliverio e il Pd regionale escludono letture del genere ma non è un mistero che la coalizione di centrosinistra risultata vincente alle elezioni del 23 novembre scorso sia attraversata da fibrillazioni e mugugni. In particolare il Partito democratico, nel quale la perenne guerra di posizione tra gli oliveriani e i renziani guidati dal segretario Magorno è solo tenuta al guinzaglio e nascosta sotto il tappeto, ma in realtà cova come il fuoco sotto la cenere. Secondo molti osservatori politici le stesse dinamiche si stanno proiettando – frenandola – anche sulla definizione dell’esecutivo di Oliverio, al quale non garbano i limiti che gli impone l’attuale Statuto. Il presidente ha già detto chiaro e tondo che la sua priorità sarà modificare la “Magna Charta” calabrese in modo da avere mani libere nella scelta degli assessori, che vorrebbe tutti esterni mentre ai consiglieri regionali affiderebbe deleghe specifiche. Se tutto andrà bene, la pratica si chiuderà a gennaio inoltrato: nel frattempo, in campo c’è una sorta di “governo del presidente” o di “super-governatore”, il che magari non sarà negativo ma certo va in direzione contraria al no alla logica dell’”uomo solo al comando” che Oliverio ha sempre sbandierato. Il neo presidente comunque ha già marcato con la sua impronta decisionista e pratica la sua presenza, realizzando, anche grazie all’interlocuzione diretta con il governo nazionale e anche con il premier Matteo Renzi, buoni successi come il recupero sul filo di lana di circa 300 milioni di fondi Por, la contrattualizzazione dei precari, il reperimento di consistenti fondi per pagare gli enormi arretrati ammortizzatori sociali. Tutto ottenuto da Oliverio in perfetta solitudine ma anche in un’ottica di straordinarietà che prima o poi dovrà pur finire. Altrimenti l’obiettivo che Oliverio stesso si è posto, quello di fare della Calabria una regionale finalmente normale, resterà solo un miraggio… (Ant. Cant.)

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