IL NUOVO CHE NON C’È NELLA CALABRIA DEGLI ACCORDUNI

di Luciano Regolo

Per un attimo credo che tutti i calabresi in buona fede, persino quelli (e sono parecchi, più della metà degli elettori) talmente stufi dell’asfittica logica dell’accorduni praticata nello stagnante ambiente politico calabrese da non andare più a votare, abbiano sperato che qualcosa, col nuovo governo regionale, sarebbe cambiato.

Avevano acceso una sorta di aspettativa benevola la resistenza proclamata di Oliverio alle logiche consociative, e in modo particolare alle intese coi gentiliani dell’Ncd, ma anche la prudenza e la ponderatezza nel comporre la sua giunta. Ma l’elezione del nuovo presidente e dei vicepresidenti del consiglio regionale ha fatto emergere con tragica evidenza quanto fallaci fossero queste aspettative. Magorno con faccia tosta notevole giura che non vi è stato alcun inciucio, che tutto è avvenuto nel rispetto delle regole democratiche e in modo da riconoscere la giusta dignità anche all’opposizione. Ma basterebbe rievocare le parole che lui stesso e Oliverio andavano recitando in campagna elettorale contro i vecchi sistemi di potere e i vecchi modi di fare politica, per domandarsi se fossero solo bugie o se non siano caduti vittime di uno sdoppiamento di personalità. L’elezione di Pino Gentile a vicepresidente, con i voti determinanti dei consiglieri Pd, da un punto di vista etico, per chi crede nel necessario rinnovamento in Calabria, rappresenta una beffa. E non c’entrano le valutazioni sulla persona. Più volte, non solo i grillini, ma gran parte dei democrat hanno pubblicamente criticato Pino e il fratello Tonino (il quale continua a dichiararsi vittima del caso Oragate senza aver mai querelato lo stampatore Umberto De Rose, rinviato a giudizio per violenza privata dopo aver usato il suo nome e parlato in suo conto per convincere l’editore a farmi togliere la notizia relativa all’apertura di un’inchiesta della magistratura sul figlio Andrea e addirittura simulato un blocco alla rotativa per non farla uscire, visto il mio diniego) per l’influenza e i metodi usati, per il sistema familiare e amicale nel favorire questa o quella nomina, per la gravissima situazione creatasi alla Asl di Cosenza. La falange gentiliana dell’Ncd, al di là delle effettive responsabilità evoca ipso facto un metodo, consolidatosi purtroppo negli anni, contro il quale Oliverio aveva promesso di volersi adoperare. E questo senza contare il peso avuto dalla stessa componente nel passato governo regionale con tutte le inefficenze e le irregolarità che l’hanno contraddistinto.

Come la si voglia mettere la prima votazione del nuovo consiglio costituisce la prova concreta che, ancora una volta, “gattopardescamente” doveva cambiare tutto perché non cambiasse niente nel gioco delle influenze e dei poteri di sempre. Il nuovo ha ridato legittimità al vecchio, non dignità all’opposizione come sostiene Magorno, arrampicandosi affannosamente sugli specchi e senza curarsi dei tanti che hanno sofferto in prima persona le conseguenze di una certa gestione politica.

Dentro lo stesso Pd c’è chi è abbastanza sincero da riconoscerlo e denunciarlo apertamente. Come il consigliere regionale Nicola Irto, che ha parlato di «scambio di voti reciprocamente controllato, quelli dell’Ncd, per eleggere Scalzo alla prima votazione, e quelli del centrosinistra, senza i quali l’elezione di Pino Gentile sarebbe stata impossibile, sottolineando come questa non sia un’intesa trasparente: «Non si sa chi abbia deciso e trattato questo accordo a lungo richiesto da Roma affinché si svolgesse alla luce del sole, ripetutamente rigettato, per poi farlo a sorpresa, perfino rispetto agli ignari consiglieri del centrosinistra. Tale assenza di chiarezza mi pare abbia poi consentito l’incredibile elezione del questore di minoranza del centrodestra, il consigliere Giuseppe Graziano con 18 voti, mentre a Giuseppe Neri ne sono andati soltanto 12, pur essendo la maggioranza di Oliverio di 20. Insomma, è accaduto che un improvviso accordo politico coll’Ncd, non si sa da chi gestito e comunque senza che ne fosse fatta parola coi consiglieri Pd né coi suoi organismi politici, abbia funzionato come una specie di tutti liberi nella successiva votazione, trasmettendo la sensazione che nell’Aula forze oscure possano spostare e dirottare i voti a proprio piacimento e secondo i propri interessi».

Le forze oscure dell’accorduni, dunque, continuano a operare eccome. Il passato che si voleva rigettare si arrocca ai vertici istituzionali e con il benestare di chi avrebbe dovuto operare per il cambiamento. Si possono cambiare le cose stringendo alleanze con chi per decenni ha dedicato ogni energia a mantenere inalterati certi equilibri di potere? Credo che quest’ouverture sia la peggiore che si potesse immaginare, un infausto sprone a quel quasi 60 per cento di calabresi che hanno disertato le urne alle ultime regionali a non credere più alla politica, a questa politica, che non tiene in alcun conto le aspettative, i bisogni e i problemi della comunità, ma è sempre vulnerabile verso i particolarismi più forti, capaci di assicurare con le proprie influenze una beffarda stabilità, la sicurezza che non vi saranno sgambetti “a patto di”…

Non so perché ma questa logica mi rammenta quella che ho visto funzionare in prima persona nell’editoria locale. Dopo l’Oragate, De Rose più volte mi mandò a dire con diversi “messaggeri” che era pronto a stringere un’intesa con me: se non mi fossi opposto all’acquisizione da parte sua della proprietà della testata, i posti di lavoro di tutti i giornalisti dell’Ora sarebbero stati salvati e non avremmo più avuto alcun problema. Trovai questo patto eticamente inaccettabile e surreale, per questo non volli mai neppure incontrarlo. Oggi, pochi mesi dopo, De Rose stampa il Garantista, diretto da chi mi ha preceduto alla guida dell’Ora della Calabria e dove sono confluiti un buon numero di colleghi dopo la sospensione delle pubblicazioni del nostro quotidiano. Non solo, mi dicono che presto potrebbe riaprire e stampare anche il quotidiano provinciale cosentino, nato da poco e già chiuso, dov’erano approdati altri colleghi della nostra squadra e il cui pubblicitario era anche pubblicitario dell’Ora e premeva per un mio accordo pacificatore con De Rose. Insomma, la dinamica delle cose va in modo da far pensare che sia inutile opporsi a certe prepotenze, perché sembra cambiare tutto ma poi non cambia niente. Questo, però, e uso un termine adoperato da De Rose nella indimenticabile sua telefonata censoria, è soltanto u “signala” che i poteri forti vogliono dare. In realtà la sicurezza “garantita” da certe intese è del tutto aleatoria e a vantaggio di chi non vuole perdere il potere, i precari, i soggetti deboli sulla cui pelle si consumano gli accordi, restano sempre esposti alle difficoltà di sempre ai problemi da cui avrebbero voluto fuggire. E se non si continua a gridare, a denunciare, a opporsi, affrontando anche le conseguenze quotidiane più ardue di una ferma opposizione, il silenzio fa veramente il gioco di chi vuole mantenere le cose così come sono.

La politica, la società civile, ciascuno nel proprio ambiente deve levare la testa, preferire un futuro apparentemente più incerto, ma invece più vero, perché senza false promesse, senza inganni a scapito di qualcuno. La scossa dev’essere generale, non possiamo sperare in figure rappresentative, in modelli specialmente nel mondo politico. Ma la forza delle idee e dei valori può molto di più di quella di un singolo uomo. E continua a riempire d’aria fresca e pulita i polmoni, anche quando i tentacoli degli accorduni sembrano addentrarsi “addovunque” (altro termine insegnatomi dalla mentalità sciorinata nella telefonata “del cinghiale ferito” da De Rose, oggi indagato anche per gli incarichi in Fincalabra, di cui era presidente, conferiti a Lory e Andrea Gentile, figli di Tonino e nipoti di Pino).

Curiosamente la Procura di Cosenza non mi ha mai notificato, pur essendo io parte lesa e avendone quindi fatto richiesta, la richiesta di archiviazione per Andrea Gentile indagato nella vicenda dell’orrenda censura che abbiamo subito la notte dell’Oragate. Allo stesso modo non mi ha notificato neppure la prima udienza del processo apertosi contro De Rose, imputato per violenza privata. È stato disposto un rinvio.

Quanto durerà questo processo ed è normale che un cittadino non venga informato di alcunché sempre sullo stesso caso? Ma se per ipotesi si volesse ottenere silenzio oppure oblio da sfinimento, è bene comprendere che noi, anche se stanchi, isolati, cassaintegrati sul lastrico, feriti da scelte come quella del nuovo consiglio regionale, non ammaineremo mai, idealmente, quello striscione che affigemmo alle finestre della redazione all’inizio dell’occupazione: «È l’Ora della dignità». Quella vera, però, che spinge alla fermezza, che rigetta la logica del chiudere un occhio (per il bene di chi?) e quindi a cercare sul serio, costi quel che costi, un cambiamento, uno stop all’ingiustizia. Non certo quella di cui parla Magorno, sempre meno credibile, sempre più beffarda, specie per chi ha subito e sta ancora subendo, vicende come la nostra.

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Un pensiero su “IL NUOVO CHE NON C’È NELLA CALABRIA DEGLI ACCORDUNI

  1. Ruralpino

    Caro Luciano, la maggior parte dei calabresi siamo con tè. Purtroppo una fetta di popolazione vive dei favori della politica, non quella vera, ma quella sporca che fa passare il “Diritto per Piacere”. Astenendoci dal voto non concluderemo mai nulla, poichè per i favori che fanno questi schifosi si mantengono il predominio assoluto e vita natural durante. Bisogna alzare la testa e far nascere in ognuno di noi una nuova coscienza. A quando quel giorno? Grazie per quello che fate.

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