LA GRIPPO E LA “PERFIDA” ARTE TRASVERSALE DEL BAVAGLIO

di Luciano Regolo

Risveglio Ideale, Forza Nuova, Iole Santelli, Nino Spirlì, Nicola Morra, Giorgia Meloni … Aumentano le note di solidarietà verso Antonella Grippo, spumeggiante e indipendente conduttrice di Perfidia, il programma tagliato, senza un plausibile perché, da “LaC”, un caso che sta richiamando l’attenzione dei media nazionali, nonostante fosse uno dei più seguiti di tutto il palinsesto e desse all’emittente un prestigio indiscutibile, non solo per la professionalità di Antonella, ma anche per lo spessore dei temi trattati, per il piglio coraggioso e libero di fronte ai potenti e alle questioni più spinose, per il tasso satirico e irreverente che funge da sveglia in un ambiente paludato come quello dei media calabresi.

Le note più convinte e decise di solidarietà ad Antonella, alle quali si associa questo blog, vengono curiosamente tutte dalla destra. Il Pd, almeno a livello ufficiale tace., salvo poche eccezioni “singole”, come Franco Laratta. Certo, è ovvio che un determinato schieramento politico cerchi di cavalcare la vicenda, gettando ombre (come se non bastassero quelle conseguenti all’elezione dei vicepresidenti dell’assemblea regionale) su Oliverio e la sua nuova (?) gestione.

Ma resta il giallo sul chi ha deciso il taglio di una voce libera e frizzante, non manovrabile e non gestibile nei soliti “accorduni” di stampo feudale che dominano lo scenario politico-imprenditoriale calabrese. È bene ricordare che “Perfidia”, come riferimmo da questo blog, ebbe già nei mesi scorsi, una sospensione e dopo una discussa partecipazione al programma proprio di Oliverio, al quale non era piaciuto il trattamento riservatogli dalla Grippo. Il provvedimento venne poi rimosso, e con ripetute esternazioni dello stesso neo-presidente, il quale ha sempre dichiarato la sua estraneità al bavaglio. Anche in questo caso, Oliverio ha fatto sapere in giro di non aver imposto alcuna cancellazione, ma non solo: ha chiamato – e me ne sono accertato personalmente con Antonella – la conduttrice per manifestarle il proprio rammarico.

Non credo stia mentendo. Oliverio è intelligente, comprende quanto in realtà sia di sprone e di aiuto in una realtà come quella calabrese un polo d’informazione libero ch,e richiamando l’attenzione sulle magagne silenziose, faccia da volano a chi voglia veramente attivare una ripresa sul piano regionale, scoraggiando le sordide pressioni di sempre. Questa impressione mi è stata confermata da un recente casuale dialogo che ho avuto con lo stesso Oliverio in Vaticano, lo scorso 19 dicembre, in occasione dell’udienza con Papa Francesco per la cerimonia dell’accensione dell’albero di Natale donato alla Santa Sede dalla Provincia di Catanzaro. A un tratto il presidente, mi ha chiesto come andassero le cose per noi reduci dell’Ora della Calabria, dopo la ridda di censure e ostacoli subite in seguito alla “notte del cinghiale”. E ha aggiunto, con tono che sembrava sincero, di comunicargli se avesse potuto fare qualcosa per aiutarci e quindi per sostenere la nostra iniziativa, incoraggiandomi a un prossimo incontro.

Questo stesso tipo di coinvolgimento mi aveva esternato mesi or sono in occasione della prima visita di Renzi in Calabria a Scalea, giorni dopo la brutale sospensione delle pubblicazioni e l’oscuramento del sito dell’Ora della Calabria. Mi disse che, come presidente della Provincia di Cosenza, sarebbe presto venuto in visita presso la redazione occupata.

Questa visita però non avvenne. Due colleghi e amici fraterni hanno assistito a un interessante colloquio, al riguardo tra Oliverio ed Enza Bruno Bossio, che spiega il perché. L’attuale nuovo governatore sosteneva con la parlamentare, moglie di Adamo, che fosse opportuno e doveroso un gesto sostanziale di vicinanza a tutti i giornalisti messi in cassaintegrazione dopo l’Oragate, ma la Bossio, che mi aveva attaccato duramente a mezzo stampa e via Facebook, solo per aver fatto notare i suoi silenzi, e che nel mio incontro con la Commissione Antimafia, ha cercato ripetutamente di minimizzare la nostra vicenda come una semplice conseguenza della mancanza di capitali dovuta al sequestro dei beni dei Citrigno, gli disse che non bisognava fare alcuna visita: i giornalisti potevano avere tutta la solidarietà, ma non io. Come se il sottoscritto stesse facendo una battaglia pro domo sua…

Questo siparietto precedette di poco l’uscita del Garantista, giornale molto vicino alla Bossio, attualmente stampato da De Rose, il censore della notte del cinghiale che tentava poi di acquisire la proprietà dell’Ora e che ora stampa anche la Provincia Cosentina, con i buoni uffici dell’ex pubblicitario dell’Ora, il quale, mesi fa, cercava di convincermi a fare pace con lo stampatore e realizzare con lui un nuovo progetto. Piccolo dettaglio questa testata ora ha “in comodato”, un comodato sottoscritto da chi dovrebbe vergognarsi di averlo fatto, anche i nostri computer, prima ceduti a nostra insaputa dal liquidatore a un service editoriale con un prezzo ben più vantaggioso di quello che aveva proposto a noi. Della figura di questo liquidatore della C&C, la casa editrice dell’Ora, di nome Giuseppe Bilotta, ho già scritto tante volte. Rammento soltanto che il legale che l’ha assistito negli incontri con il Cdr, il segretario regionale e vicesegretario nazionale Fnsi, Carlo Parisi e il sottoscritto, è curiosamente Ugo Celestino, lo stesso avvocato che difese Adamo nel caso “Why-not”, e che rappresenta Piero Citrigno nel processo che ha portato al sequestro di beni per 100 milioni di euro alla famiglia dell’ex editore, il cui consulente commercialista per la stessa vicenda è, quando si dice il caso, Bilotta.

Un “censore”, attualmente imputato per violenza privata a causa del finto blocco delle rotative per impedire sul giornale l’uscita della notizia relativa a un’inchiesta aperta dalla Procura di Cosenza sul figlio del senatore Gentile, stampa ora ben due quotidiani locali (sempre senza farsi pagare come faceva, inspiegabilmente, con Calabria Ora e l’Ora della Calabria?) ma nessuno, in questo caso né a destra, né a sinistra, dice nulla. La sua influenza sull’editoria calabrese si è addirittura rinforzata, ma nessuno fiata. Anzi la Bossio continua a esternare di altre questioni preferibilmente proprio sul Garantista, stampato, ripeto, da De Rose.

L’episodio della mancata visita di Oliverio alla nostra redazione occupata, comunque, mi spinge a credere che il silenzio ufficiale o mediatico del Pd locale sul caso Perfidia possa avere la stessa matrice. Sono sempre più convinto che non venga da Oliverio né il mutismo né la soppressione del programma. Ma c’è tutta un’arte, potendosi prevedere fra l’altro facilmente gli strali della destra, che mira a sfruttare questa bagarre a proprio vantaggio, magari piegando la resistenza del nuovo governatore a certe logiche trite, di cui nel panorama politico-imprenditoriale cosentino, si conservano vive memorie. I “signali”, come direbbe De Rose, di questo tipo sono strumento abbondantemente adoperato per indurre disponibilità a intese che si vorrebbero rigettare. Possiamo leggere anche l’elezione di Pino Gentile alla vicepresidenza con un imprevedibile flusso di voti, dalla sinistra al Ncd, come un altro “signali”. Dicono che queste forze nascoste si stiano preparando alla candidatura del nuovo sindaco di Cosenza, un nome vecchio, di un vecchio e granitico potere, il che spiegherebbe anche l’indefesso opificio di accorduni propiziatori per alimentare quel trasversalismo malato che ci condanna all’immobilismo e ai disastrosi ritardi odierni.

Ricordo che, quando noi dell’Ora ci stupimmo tutti, che il Pd stesse quieto di fronte alla nomina di Tonino Gentile sottosegretario, la Bossio fece sapere a un collega che era stato Magorno, allora appena eletto segretario regionale del partito, a imporre il silenzio e l’attesa. Lo “scarica barile” è un altro degli strumenti per confondere le acque e volgere a proprio favore ogni vicenda. Ricordo anche qualche telefonata di Adamo, in questo senso, per riferirmi di atteggiamenti inconfessabilmente “pro gentiliani” di alcuni esponenti del Pd, che tuttavia poi ,a verifiche da me disposte attraverso colleghi, di navigata esperienza giornalistica, risultavano infondati.

Come vado ripetendo da tempo, cinghiali nella politica calabrese ce ne sono tanti e in ogni partito. Ciascuno si serve anche dei suoi cecchini, pronti a dileggiare chi osa esercitare la riflessione critica, in cambio di promesse carrieristiche o pecuniarie. Ma gli attacchi confezionati ad arte da questi pennivendoli, sorvolando sulla pochezza di contenuti e di moralità, sulle improprietà (non solo lessicali) e sulle impresentabilità dei vari, non fanno paura. Solo tristezza, perché in questo sistema il fortunato di oggi è solo un’apparenza, un inganno basato sul bisogno e la ristrettezza presente, nessuno in un contesto così può dirsi sicuro. Un ambiente dove la professionalità, i risultati, lo spirito fiero, non solo non vengono incoraggiati e premiati, ma si cerca addirittura di soffocarli o di sfinirli, è un inferno per tutti. Spero che la Grippo, con cui non sono sempre d’accordo, ma di cui noto sempre la vivacità e la qualità dell’impegno, torni presto in video. Spero che ci sia una tv, qualcuno disposto a investire sui risultati e anche sui bisogni effettivi della comunità calabrese, piuttosto che sul beneplacito di questo o quel potente di turno rispetto a interessi di nessuna o scarsa attinenza con l’informazione.

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