Gioia Tauro, il “flop” dei Contratti di sviluppo

Sullo sviluppo dell’area portuale e dell’area industriale di Gioia Tauro tutta la politica, indistintamente, da anni si riempie la bocca di idee, proposte, progetti, strategie. Purtroppo, la realtà è ben diversa, perché registra sempre ritardi, occasioni sprecate, fondi non utilizzati. Sotto questo aspetto è emblematico il caso dei Contratti di sviluppo da stipulare nell’ambito dell’Accordo di programma “Polo logistico intermodale di Gioia Tauro”, che secondo la Corte dei Conti allo stato è un vero e proprio “flop”. L’Apq prende le mosse nell’ottobre del 2008 con la firma di un protocollo d’intesa tra governo nazionale (presidenza del Consiglio e ministero dello Sviluppo economico), commissario straordinario del governo per l’area ampia di Gioia Tauro, Regione Calabria, Consorzio industriale della provincia di Reggio Calabria. L’Accordo, che verrà formalizzato nel settembre 2010, prevede incentivi e agevolazioni alle imprese il cui soggetto gestore è Invitalia. A distanza di qualche anno la “doccia fredda”, evidenziata da una delibera dello scorso dicembre da parte della sezione di controllo della Corte dei Conti nazionale. Nella deliberazione, che analizza la situazione di tutti i Contratti di sviluppo in Italia, la magistratura contabile scrive: «Non confortante è il quadro che emerge per la quota di 25 milioni di euro riservata ai Contratti di sviluppo da realizzare nel Polo logistico intermodale di Gioia Tauro, per il quale è emerso che deserta è andata la procedura per la selezione delle iniziative indetta con avviso pubblicato nel 2014. Nel rammentare che l’Accordo, che prevedeva la riserva, è stato firmato nel 2010 resta il dubbio che ad aggravare la situazione abbia concorso anche il notevole ritardo con cui si è provveduto a dare attuazione alle decisioni ivi assunte». La Corte dei Conti riporta poi la posizione del ministero dello Sviluppo economico, che – si legge nella deliberazione – «ha precisato: “L’avviso è stato difatti emanato in conseguenza dell’accertata assenza di iniziative industriali, tra quelle che avevano già presentato istanza per i Contratti di sviluppo, compatibili per settore e area geografica con le previsioni dell’Accordo di programma. L’avviso ha quindi rappresentato un ulteriore tentativo della Direzione (del ministero, ndr) di sollecitazione del territorio e degli operatori economici eventualmente interessati. L’esito negativo appare pertanto riconducibile a un evidente disinteresse degli operatori economici a insediarsi nelle aree oggetto di intervento, come prescelte dalla Regione”». Ma «nel prendere atto» di questi chiarimenti del ministero, la Corte dei Conti «non può non sottolineare – si legge nella delibera di dicembre – che quanto riferito non appare conforme alle decisioni che erano state assunte in sede di Accordo, successivamente ribadite nel decreto di impegno della spesa che così testualmente recita: “Le risorse… sono destinate al finanziamento delle iniziative imprenditoriali da agevolare mediante lo strumento dei Contratti di sviluppo…”». (a. c.)

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