Giustizia, a Catanzaro si “affoga” nell’arretrato

La giustizia nel distretto di Catanzaro “affoga” sotto il peso dell’arretrato, soprattutto nel ramo penale. E’ quanto emerge dalla relazione del presidente della Corte d’appello Domenico Introcaso illustrata nel corso dell’inaugurazione del nuovo anno giudiziario. Per quanto riguarda il settore penale la situazione della Corte – evidenzia l’alto magistrato – «presenta gravi profili di criticità sia sotto il profilo delle pendenze che negli indici di smaltimento e ricambio. Invero, le preoccupanti pendenze penali individuate al giugno 2013 in 5307 hanno subito un considerevole incremento, risultando esse all’1 luglio 2014 in aumento di 6631, in un rapporto sopravvenienze/esauriti assolutamente sfavorevole» anche se in compenso – spiega ancora il presidente della Corte d’appello – «la produttività complessiva presenta un incremento del 9 per cento circa, risultando definiti 1854 procedimenti (+158 rispetto al periodo precedente)». Ma la complessiva dinamica poco confortante – si legge ancora nella relazione – «si inserisce nel trend negativo registrato dal 2010 anche sotto il profilo dell’ingiustificata durata dei processi per cui versano in stato di risarcibilità ben 3020 processi». Per quanto riguarda il settore civile, il presidente della Corte d’appello di Catanzaro osserva che «i tribunali del distretto presentano una pendenza a fine periodo di 144.985 processi a fronte di 86.165 nuove iscrizioni e 86.654 definizioni. Il dato indica una sostanziale stabilità di rapporto sopravvenuti eliminati, valutazione che consentirebbe un giudizio finale favorevole» ma «l’uso della formula condizionale dubitativa è d’obbligo in quanto i più gravi problemi risiedono nelle pendenze, alcune delle quali risalenti, e nella difficoltà di aggressione dell’arretrato. Questa difficoltà – prosegue Introcaso – ha quale effetto l’eccessiva durata dei processi e in conseguenti riflessi indennitari, la negativa incidenza sullo sviluppo economico, vulnerato, a cagione delle lentezze, da un ulteriore 1 per cento di crescita». (a. c.)

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