Edilizia sociale, Scopelliti in procura

Sono iniziati gli interrogatori degli indagati nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Catanzaro sul bando annullato e poi ripubblicato sui finanziamenti per l’edilizia sociale. Nei giorni scorsi sono stati emessi 11 avvisi di garanzia per l’ex governatore Scopelliti e per quasi tutti gli ex assessori della prima giunta regionale di centrodestra. Il primo a essere stato interrogato oggi è stato proprio l’ex presidente Scopelliti, che avrebbe risposto alle domande postegli dai pm. All’uscita dal tribunale di Catanzaro Scopelliti, intercettato dai giornalisti, avrebbe rilasciato una fugace dichiarazione affermando: «Non pensate al passato, pensate al futuro della Calabria». Dopo Scopelliti, è stata la volta degli interrogatori della sua ex vice Antonella Stasi e dell’ex assessore al Bilancio Giacomo Mancini. L’indagine riguarda l’annullamento del bando – pubblicato nel 2008 dalla precedente giunta regionale di centrosinistra – per la realizzazione di alloggi di edilizia sociale «quando – sostengono gli inquirenti – gli interventi erano stati già ammessi al finanziamento» e sulla base di una delibera di giunta «non inserita all’ordine del giorno e neanche sottoposta al vaglio della preventiva istruttoria da parte dell’ufficio di segreteria, in assenza di qualsivoglia ed esplicita ragione di urgenza o di rilevante interesse collettivo che ne legittimasse l’avocazione rispetto al competente dipartimento regionale». Secondo la magistratura catanzarese questo avrebbe arrecato «intenzionalmente ingiusti danni alle imprese risultate vincitrici in base alle graduatorie approvate e ammesse al finanziamento». Nell’elenco degli indagati oltre a Scopelliti, Stasi e Mancini figurerebbero gli ex assessori Piero Aiello, Franco Pugliano, Francescantonio Stillitani, Mimmo Tallini, Mario Caligiuri, Antonio Caridi, Fabrizio Capua e Michele Trematerra. Per tutti loro l’accusa mossa dalla Procura di Catanzaro è quella di abuso d’ufficio nel contesto di una ricostruzione dei fatti che coinvolgerebbe l’ex assessore regionale ai Lavori pubblici (oggi vicepresidente del Consiglio) Pino Gentile, il cui nome tuttavia non sarebbe stato inserito nell’elenco degli indagati.

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