Mattarella, Tassone: elezione nel solco di Moro

«L’augurio a Sergio Mattarella è quello che facciamo al Paese perché si riannodino sensibilità disperse, culture umane attenuate, la riscoperta del gusto di lottare per ideali comuni e condivisi». Così il segretario nazionale del Cdu Mario Tassone, uno dei volti storici della Democrazia Cristiana, commenta l’elezione di Mattarella a presidente della Repubblica. «A Sergio Mattarella – scrive Tassone – vanno gli auguri di buon lavoro nell’adempimento del suo alto ufficio. Si conosce la storia politica ed umana di Mattarella, il suo rigore, la sua estraneità a transazioni su principi e valori, la sua pacata determinazione a perseguire idee espresse con lucidità. Certo Mattarella è stato ed è per cultura un democristiano. Da quella storia innervata profondamente nel Paese proviene un capo dello Stato per essere il supremo garante in una fase complessa e di incertezze diffuse. L’augurio, quindi, fatto a Sergio Mattarella è quello che facciamo al Paese perché si riannodino sensibilità disperse, culture umane attenuate, la riscoperta del gusto di lottare per ideali comuni e condivisi. Mattarella impersonifica la visione morotea della vita e la concezione della politica. Una politica fatta di paziente ricerca ad interpretare i sussulti della società e le attese di sempre più ampi spazi di giustizia. La lezione morotea, dunque, è viva ancora. Aldo Moro veniva chiamato ad assumere responsabilità quando i problemi di aggrovigliavano e c’era bisogno di equilibrio, di una visione ampia per governare e affrontare le grandi questioni. La elezione di Mattarella sembra avere una analogia con il servizio reso al Paese da Aldo Moro». Tassone prosegue: «In questo momento il mio pensiero va a Piersanti Mattarella, un amico caro. Abbiamo vissuto la comune esperienza con Moro. Con Piersanti si stabilì un sodalizio umano che mi ha arricchito. Ricordo che nella elezione del presidente della Repubblica (era il 1978 fu eletto Pertini) ogni mattina ci incontravamo per andare insieme alla Camera (Piersanti era grande elettore in rappresentanza della sua regione) e discutevamo ovviamente sui candidati alla suprema magistratura. Le considerazioni di Piersanti sulle caratteristiche che avrebbe dovuto avere il presidente della Repubblica – conclude il leader del Cdu – oggi le ritrovo a distanza di molti anni impersonificate da Sergio».

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