Vibo, sei condanne per la cosca Tripodi

Il gup distrettuale di Catanzaro, Domenico Commodaro, ha condannato a complessivi 34 anni di reclusione sei esponenti del clan Tripodi di Vibo Marina e Porto Salvo, processati con rito abbreviato (che è valso loro uno sconto di pena pari ad un terzo) nell’ambito dell’operazione antimafia “Libra” scattata nel maggio 2013. Il verdetto assume una valenza storica perché per la prima volta in sede giudiziaria viene sancita da una sentenza l’esistenza del clan mafioso dei Tripodi. Al presunto capo dell’omonimo sodalizio, Nicola Tripodi, 67 anni, il gup ha inflitto 8 anni di reclusione (contro i 15 chiesti dal pm). Quindi, le altre condanne: Sante Mario Tripodi, 42 anni, condannato a 4 anni ed 8 mesi; Antonio Tripodi, di 51 anni, fratello di Nicola e Sante Mario, 7 anni; Salvatore Vita, 40 anni, di Vibo Marina, condannato a 9 anni; Gregorio De Luca, 37 anni, di San Gregorio d’Ippona, 2 anni ed 8 mesi di reclusione; Massimo Murano, 42 anni, di Busto Arsizio, 3 anni di carcere. Assolto Francesco Lo Bianco, 41 anni, di Vibo Marina. Associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, frode nelle pubbliche forniture, usura, rapina ed estorsione i reati, a vario titolo, contestati dal pm Pierpaolo Bruni. Nel mirino del clan, che avrebbe esteso i suoi affari anche a Roma e in Lombardia, ci sarebbero stati anche i lavori del dopo alluvione del 2006 a Vibo Marina. (Agi)

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