Il “vaso di Pandora” del “sottobosco” regionale

Intervistato dal magazine di Raiuno Tv7, il presidente della Regione Mario Oliverio ha definito «la punta di un iceberg» lo scandalo “Calabria Etica” con le sue centinaia di assunzioni “sospette”, adesso finite anche sotto i riflettori della magistratura. Il fatto purtroppo è che il governatore ha ragione, e forse pure in difetto. L’azione di “bonifica” che Oliverio ha avviato per mettere ordine allo sterminato “sottobosco” della Regione rischia di scoperchiare un “vaso di Pandora” fatto di illegalità diffuse, di clientele e di soldi pubblici gettati dalla finestra. Sta per esplodere un nuovo caso, del quale sta parlando il Corriere della Calabria, quello dell’”Aterp” di Vibo dove si sarebbero riprodotte, ma stavolta in modo bipartisan, le stesse dinamiche che stanno emergendo per “Calabria Etica”. Ma altri casi potrebbero esplodere al termine delle ispezioni che il presidente della Regione ha disposto negli enti – società, fondazioni, consorzi – di sottogoverno della Regione. Finora la “scure” è calata, oltre che su “Calabria Etica”, anche su altre due fondazioni, commissariate nell’ultima Giunta: la fondazione “Mediterranea Terina” e la fondazione “Film Commission”. Alla prima è “saltata” la testa di Pasqualino Scaramuzzino, già sindaco di centrodestra del Comune di Lamezia sciolto a inizi degli anni 2000 per presunte infiltrazioni mafiose: con lui alla guida della “Terina” (che grava sul bilancio della Regione, anno 2013, per 2,6 milioni di euro) l’ultimo dato contabile parla di una perdita d’esercizio di oltre 450mila euro e dipendenti senza stipendio da mesi. Alla “Film Commission” (che a fine 2013 ha registrato una perdita d’esercizio di 120mila euro a fronte di un impegno economico della Regione di 516mila euro, 180mila dei quali spesi sempre nel 2013 in consulenze e Co.Co.Co) è finita l’epoca di Ivano Nasso, nominato dalla (pseudo) Giunta Stasi nonostante fosse del tutto sprovvisto – per sua stessa ammissione – di competenze cinematografiche. Il governatore Oliverio ha già annunciato che nelle prossime settimane saranno commissariati via via tutti gli altri enti di sottogoverno, il primo dei quali dovrebbe essere l’”Azienda Calabria Lavoro”. OLIVERIO MARIO23Sul tavolo del presidente già ci sarebbero relazioni negative sul complesso di questa “galassia” di società, fondazioni, aziende, agenzie che con la Giunta Scopelliti, nonostante una legge di razionalizzazione del maggio 2013, si sono ingigantiti fino a diventare “carrozzoni” al servizio della politica clientelare e affaristica e a sottrarsi a qualsiasi tipo di controllo e di vigilanza. Secondo dati resi noti nei mesi scorsi dalla Corte dei Conti la “platea” del sottogoverno della Regione conta una quarantina – 38, per la precisione – tra enti strumentali (12), fondazioni (5) e società partecipate (21, delle quali sono partecipate al 100 per cento dalla Regione la “Sial Servizi”, le “Ferrovie della Calabria”, la “Fincalabra” e la “Terme Sibaritide”). Per tenerle in vita -anche se in buona parte in liquidazione – la Regione nel solo 2013 ha speso oltre 230 milioni: si può ipotizzare, con una certa sicurezza, che questo bel “tesoretto” sia finito in progetti inutili, assunzioni immotivate, consulenze senza freni e sprechi altrettanto senza freni. Qualche esempio tenendo presenti dati della Corte dei Conti e dei bilanci di questi enti (laddove disponibili sul sito della Regione). L’”Azienda Calabria Lavoro” guidata dal commissario Pasquale Melissari, scopellitiano doc, costa alla Regione oltre 4 milioni: a luglio Melissari si è auto-liquidato un compenso tra stipendio, rimborsi spese e altre “diavolerie” accessorie di oltre 110mila euro. L’”Arssa” oggi in liquidazione a fine 2013 presentava una perdita d’esercizio di 2,8 milioni. La “Terme Sibaritide” presentava una perdita d’esercizio di 28mila euro a fronte di un impegno della Regione di 88mila euro: nel 2013 questa società partecipata – rivela la Corte dei Conti – ha speso 160mila euro in Co.Co.Co e consulenze. Insomma, i conti qui non tornano… Non tornano ovunque, in verità. La fondazione “Calabresi nel Mondo” guidata dal parlamentare azzurro Pino Galati sempre secondo la magistratura contabile nel 2013 avrebbe speso 1,6 milioni di euro a fronte di un impegno della Regione pari a 3 milioni. Caso di specie è poi “Fincalabra”, la finanziaria regionale guidata per molto tempo da Umberto De Rose, finito sotto inchiesta per consulenze d’oro elargite ai suoi sponsor politici: “Fincalabra” nel 2013 ha speso 1,8 milioni per le collaborazioni esterne. Dopo De Rose alla finanziaria la Giunta Stasi ha “piazzato” un dirigente di Forza Italia, Luca Mannarino, che a pochi giorni dalle Regionali avrebbe “estromesso” da alcuni progetti le banche locali per favorire alcuni grandi gruppi creditizi. Per Mannarino sarebbe comunque già partita la procedura di contestazione e per “Fincalabra” il commissariamento appare dietro l’angolo. Altre “chicche”. La misteriosa “Sial Servizi”, nata per curare l’anagrafe bovina e poi passata a occuparsi di tutt’altro: pur essendo in liquidazione, la Sial di recente ha anche pubblicato due bandi nel settore turistico. Per la Sial nel 2013 la Regione ha sborsato 70mila euro, “ripagati” dalla società con una perdita d’esercizio di 215mila euro. E infine, qualcuno sa cosa fa il “Consorzio per la promozione della cultura e degli studi universitari di Crotone”, srl partecipata dalla Regione al 60 per cento? Non si ha idea della funzione di questo Consorzio, che intanto nel 2012 è comunque riuscito a spendere 50mila euro per le consulenze… Oliverio a ragion veduta parla di “Calabria Etica” come «punta di un iceberg»: adesso il governatore smantelli l’intero iceberg e vada fino in fondo, se necessario senza alcuna pietà… (Ant. Cant.)

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