Lo scandalo Alaco e i silenzi sull’emergenza acqua in Calabria

Lo scandalo della diga dell’Alaco risale alla notte dei tempi. All’indomani dell’apertura della prima inchiesta sull’acqua sporca che usciva dall’invaso nelle Serre Vibonesi, nel maggio 2011 il giornalista di Repubblica Paolo Rumiz pubblicò una bellissima inchiesta “sul campo” evidenziando gli interessi della criminalità organizzata di quell’area e le carenze della società regionale di gestione del sistema idrico, la Sorical, nelle mani di una grande multinazionale francese, Veolià. Mentre – scriveva Rumiz – sulla battigia della diga vagavano mandrie di mucche – le “vacche sacre” della ‘ndrangheta che «non hanno bisogno di pastori perché intoccabili» – e nelle case dei vibonesi arrivava acqua dal colore nero e dal sapore di candeggina. Dopo tutto questo tempo nulla evidentemente è cambiato, anzi il quadro è addirittura peggiorato. E’ notizia di oggi che la magistratura ha chiesto il processo per 16 indagati della prima inchiesta e ha aperto un’altra indagine sull’Alaco e sull’acqua inquinata che produce, coinvolgendo una decina di persone tra cui vari funzionari della Regione e rivelando che in questi anni nessuno ha mai fatto uno straccio di analisi sulla qualità dell’acqua stessa. La vicenda, come si può intuire, è particolarmente grave, e diventa ancora più grave perché il caso Alaco è davvero la “punta di un iceberg”. La disastrosa gestione dell’acqua in Calabria è infatti un’emergenza che tutti conoscono e che però nessuno ha affrontato e affronta seriamente. SORICALIl modello di gestione affidato nel 2003 a una società mista pubblico-privata, completamente sbilanciata sul privato, si è mostrato completamente fallimentare. La Sorical, oggi in liquidazione, da oltre dieci anni ha fatto solo ordinaria manutenzione ma non ha praticamente investito nulla nell’ammodernamento della rete e degli impianti, malgrado la Regione l’abbia “foraggiata” nel corso degli anni di fior di milioni di euro praticamente a fondo perduto. Malgrado tariffe estremamente alte a carico dei cittadini calabresi e anche illegittime secondo la Corte dei Conti, la Sorical, oggi guidata da due commissari liquidatori che sempre secondo la Corte dei Conti guadagnao 200mila euro all’anno lordi, ha finito con il conseguire continue perdite d’esercizio (nel 2011 pari a oltre 2 milioni, che diventano quasi 17 milioni nel 2012) e con l’accumulare un’esposizione debitoria mostruosa, che la società adesso sta cercando di colmare con un pesante – per i Comuni – piano di rientro. In consiglio regionale poi da anni giacciono in qualche cassetto polveroso varie proposte di legge, anche di iniziativa popolare, su un nuovo modello di gestione dell’acqua calabrese, tra cui il ritorno alla “mano pubblica” alla luce anche del referendum del 2012, del tutto disatteso in Calabria. Probabilmente la Regione oggi non è in grado di riprendere la gestione del servizio idrico, anche perché – come ci ha confidato un tecnico della stessa Sorical – l’intera rete acquedottistica della Calabria, vecchia di 50 anni, andrebbe rifatta daccapo con un investimento che si aggirerebbe sui 15 miliardi di euro. Alcuni dati: secondo uno studio di “Cittadinanzattiva” il costo dell’acqua per un calabrese è di circa 2676 euro all’anno, con un aumento dal 2012 al 2013 del 9 per cento e addirittura del 48 per cento dal 2007 a oggi, mentre invece la dispersine idrica supera abbondantemente il 45 per cento. L’acqua letteralmente rubata ai calabresi. Come si può vedere, un disastro. Il problema è che a livello istituzionale sembra che non ci sia alcuna idea su come affrontare l’emergenza acqua in Calabria, che richiederebbe l’allestimento di un vero e proprio “Piano Marshall” da parte della Regione e del governo nazionale. Ma nello “Sblocca Italia” non c’è nulla per il sistema idrico calabrese, e nemmeno dal nuovo governo regionale il tema appare particolarmente sentito. Nel programma di oltre 80 pagine che il presidente Oliverio ha illustrato lunedì scorso in consiglio regionale la parola acqua compare una sola volta, un paio di volte si parla di servizio idrico in relazione a un generico impegno alla «radicale riorganizzazione» – e nessun cenno si fa della Sorical. Anche qui – va comunque detto – l’eredità che hanno lasciato le Giunte Loiero e Scopelliti-Gentile è pesantissima, ma è il momento di intervenire. Sicuramente quello dell’acqua è un tema molto complesso, ma il silenzio che lo circonda è davvero impenetrabile e anche preoccupante. Intanto, dall’Alaco esce acqua inquinata, e chissà cosa esce da altri invasi della Calabria… (Ant. Cant.)

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