Rino Gaetano, sorella perde causa contro “tribute band”

È legittimo l’uso del marchio “Ciao Rino” da parte dell’omonima tribute band dedicata al cantante Rino Gaetano. Lo ha deciso la prima sezione civile della Cassazione, rigettando il ricorso presentato dalla sorella dell’artista, morto a Roma nel 1981. La signora Anna Gaetano, nel 2004, aveva citato in giudizio il leader della tribute band, Alessandro D’Orazi, chiedendo che venisse accertata l’usurpazione da parte di questo del marchio “Ciao Rino”, nonché, in ragione della sua qualità di erede del fratello, il proprio “diritto morale” di opporsi “a qualsiasi deformazione, mutilazione o altra modificazione delle opere musicali scritte e composte da Rino Gaetano, che potesse essere di pregiudizio al di lui onore e alla reputazione sia sotto il profilo della mutilazione dei testi che di utilizzo di elementi scenografici lesivi dell’immagine del fratello”. Anna Gaetano, dunque, chiedeva 20mila euro di risarcimento per danni morali, nonché 25mila euro per risarcire la violazione del marchio. La signora Gaetano, in passato, ha gestito l’attività della band, anche con funzione di manager, ma poi i rapporti tra lei e D’Orazi si erano incrinati; era stata proprio Anna Gaetano, nel 2001, a depositare domanda di registrazione del marchio “Ciao Rino”. I giudici del merito (tribunale e corte d’appello di Roma) avevano rigettato i ricorsi della sorella dell’artista contro il leader della tribute band, ritenendo sussistente il “preuso” del marchio da parte del gruppo musicale. La Suprema Corte, con una sentenza depositata oggi, ha condiviso le conclusioni della corte d’appello di Roma: “Risulta dagli stessi atti della ricorrente – si legge nella sentenza – che la Gaetano aveva autorizzato il D’Orazi ad utilizzare per il complesso musicale” l’espressione “Ciao Rino”, cosa che escluse “l’utilizzazione abusiva”. Secondo i giudici di piazza Cavour, “è pacifico che la ricorrente è titolare del marchio registrato “Ciao Rino” per cui in relazione a ciò del tutto correttamente i giudici di merito hanno accertato l’esistenza del preuso di detta espressione da parte del gruppo musicale del D’Orazi riconoscendogli così il diritto di continuarne l’utilizzazione in ambito locale” ai sensi delle norme contenute nel Codice di proprietà industriale, che prevedono che “il terzo che abbia fatto uso del marchio anteriormente alla sua registrazione da parte del titolare possa continuare a farne uso nei limiti della diffusione locale”. (Agi)

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