Sanità, l’infinita “telenovela” del commissario

Una “fumata nera” lunga ormai due mesi. Nemmeno il Consiglio dei ministri di ieri ha dipanato la matassa della nomina del commissario alla sanità calabrese. Non è forse nemmeno questa grande novità, nel senso che la mancanza di certezze e di accordi alla vigilia era abbastanza evidente. E poi, per carità, ben altre erano le priorità del governo Renzi. Qualche giorno fa la minaccia del terrorismo islamico, ieri il “Jobs act” e la riforma del lavoro. Come pretendere che in questo contesto ci si possa preoccupare del disastro della sanità calabrese? Davvero è così importante dotare il settore piu sbandato della regione di una guida finalmene stabile? Ecco come ragionano, dalle parti di Palazzo Chigi e del ministero della Salute. Sta di fatto però che dal 9 dicembre, giorno dell’insediamento ufficiale di Mario Oliverio alla presidenza della Regione, la sanità calabrese non ha un vertice formalmente legittimato, e tutto questo mentre ovunque scoppiano emergenze paradossali e comunque gravi. Dal dramma della fondazione oncologica “Campanella” ai malori di alcuni operatori sanitari a Cosenza distrutti dallo stress, sono tante le “spie” di un allarme fragoroso e però inascoltato dai vari Renzi, Lorenzin (la ministra che aveva promesso in campagna elettorale lo sblocco del turn over, già diventata una brutta favoletta… ) etc etc. La sanità calabrese va avanti – male, malissimo – quasi per inerzia, con il misterioso lavoro del commissario Luciano Pezzi e del sub commissario Andrea Urbani, che comunque nel frattempo continuano a essere pagati – 8mila euro lordi al mese – dalla Regione senza che si sappia di preciso cosa stiano facendo. Si consideri che gli ultimi decreti del commissario sono datati 28 novembre 2014. Allo stato, c’è tanta confusione. Il “nodo” resta la compatibilità tra le cariche di presidente della Regione e di commissario alla sanità. Compatibilità che secondo la Lorenzin è preclusa dalle norme del “Patto della salute” cristalizzate poi nella legge di stabilità. Compatibilità che invece secondo Oliverio è consentita da un parere dell’Avvocatura dello Stato. La battaglia in realtà è soprattutto politica. La Lorenzin, che vorrebbe promuovere il “fedele” Urbani commissario, avrebbe eretto una vera e propria trincea anche per accontentare i “supporter” locali del suo partito, l’Ncd dei Gentile e non solo. Invece Oliverio e il Pd regionale, con il segretario Ernesto Magorno in testa, non hanno dubbi sulla possibilità di nominare commissario il presidente della Regione, facendosi “forti” della parola che avrebbero avuto direttamente da Renzi. Solo che questa parola, se davvero c’è, da un bel po’ non si traduce in fatto concreto, e intanto è miseramente fallito anche il blitz pro-Oliverio tentato da alcuni parlamentari con un emendamento al “Mille proroghe”. Nei giorni scorsi gli stessi Oliverio e Magorno hanno sollecitato ufficialmente la Lorenzin a rompere gli indugi, ma l’effetto del pressing finora sembra sia stato pari a zero. Si ha quasi l’impressione che più Oliverio, Magorno etc etc insistono meno ottengono, e questo purtroppo la dice lunga sulla debolezza della politica calabrese ai tavoli romani. Prima o poi la nomina del commissario alla sanità calabrese arriverà, quando arriverà si spera che una sanità in Calabria ancora ci sia… (Ant. Cant.)

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