“Campanella”, la dura realtà smaschera gli illusionisti…

Il prefetto di Catanzaro Luisa Latella è conosciuta come una rappresentante delle istituzioni molto rigorosa e molto sobria, abituata a pesare le parole, soprattutto se deve contenerle in atti ufficiali. Ma il decreto con il quale la Latella ha dichiarato estinta la fondazione oncologica “Tommaso Campanella” «per l’impossibilità di raggiungere lo scopo» per la quale venne istituita mette da parte il fioretto per impugnare la spada. E’ un decreto durissimo, quello del prefetto Latella, e soprattutto è uno schiaffo sonoro alla politica calabrese, che è l’unica responsabile della fine della “Campanella”. Nel provvedimento prefettizio si legge ancora che il 30 settembre scorso la Regione Calabria, all’epoca guidata dalla facente funzioni Antonella Stasi, si era opposta all’ipotesi della liquidazione della “Campanella” impegnandosi a sottoscrivere una transazione con cui in 3 anni si erogava alla “Campanella” un credito da 29 milioni vantato verso l’ente. Ma «nessun atto concreto è stato conseguentemente assunto», scrive la Latella ricordando poi che il 31 gennaio scorso, quindi con la nuova guida regionale di Mario Oliverio, per scongiurare il fallimento il presidente della “Campanella” aveva convocato i soci dal notaio per assumere le necessarie iniziative e però da questo notaio «nel giorno fissato nessuno si è presentato». Più chiaro di così si muore… Intanto, muore la “Campanella”, oltre 200 posti di lavoro in fumo e in fumo la speranza per tanti malati oncologici. Muore per tante cause, la principale delle quali è però l’incapacità della classe dirigente calabrese degli ultimi 13 anni. Tra i tanti “capolavori” prodotti dalla politica anche la nomina di vertici aziendali che si sono fatti conoscere solo per il caos gestionale e – come dimostra un’inchiesta della procura di Catanzaro – per una particolare predisposizione a truccare i bilanci della fondazione. Le ultime ore sono state un’altra “carrellata” di paradossi. Al tribunale di Catanzaro è partito ufficialmente il procedimento che dovrebbe portare al fallimento della “Campanella”, con la “dead line” fissata a giugno. Quasi contemporaneamente, il governatore Oliverio ha convocato i sindacati per insediare un tavolo permanente per “monitorare l’evoluzione della vicenda”, anche se non si capisce cosa ci sia rimasto da monitorare per la “Campanella”. Sembra il classico “cerotto” con cui si cerca di tamponare una ferita d’arma da fuoco… Ma quei 29 milioni che fine hanno fatto? Possibile che non si trovino da nessuna parte? Oliverio ha ragione quando dice di aver ereditato una situazione catastrofica e drammatica, ma anche sotto il suo governo sono proseguite confusione e trovate “astruse”, come un emendamento al decreto “Mille proroghe” per recuperare un milione di euro per i lavoratori della “Campanella”: il provvedimento, che stanziava una cifra comunque irrisoria e quasi irrispettosa, è stato opportunamente ritirato perché inutile, oltre che dal sapore vagamente clientelare. La mossa ha ricordato tante altre iniziative legislative adottate negli anni, in Parlamento o in Consiglio regionale, per salvare la “Campanella”, iniziative in genere “sballate” e puntualmente fallite (e pure bocciate dalla Corte costituzionale). Inadeguate a “sanare” il “peccato originale” di una fondazione rimasta sempre a metà strada, privata (per le assunzioni senza concorso) e pubblica (per i finanziamenti), con commistioni tali da farla definire spesso un “mostro giuridico”. Tutto questo ha finito con l’oscurare l’innegabile nobiltà della “mission” della “Campanella”, cioè la cura e la ricerca in campo oncologico. La fondazione poteva essere davvero un’”eccellenza”, se solo non fosse stata concepita in Calabria. Le responsabilità sono di tanti protagonisti della scena politica calabrese, che con somma “faccia tosta” hanno fatto finita di non capire e non vedere, e di non sentire gli allarmi di una lunga serie di commissioni ministeriali e parlamentari, della Corte dei Conti e della Consulta. Con Loiero alla guida della Regione la “Campanella” è stata talmente “zavorrata” da scoppiare, con Scopelliti alla guida della Regione è stata talmente smantellata da scomparire, mentre a pochi chilometri, a Crotone, nell’ombra nasceva un’altra struttura riconducibile al gruppo imprenditoriale della famiglia della Stasi. Oggi la realtà, dura, smaschera tutti gli illusionisti. Con tutto quello che è successo e succede salvare la “Campanella” forse è impossibile. Ma farla morire è comunque un delitto. (Ant. Cant.)

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