Fondi Ue e sanità, i “buchi neri” della Regione

La gestione dei fondi europei e della sanità restano i “buchi neri” della Regione Calabria. Lo ribadisce la Corte dei Conti nella cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. Sia il presidente della sezione giurisdizionale calabrese Mario Condemi sia il procuratore facente funzioni Salvatore Librandi infatti mettono a nudo le illegittimità, gli sprechi e l’assenza di controlli nei due settori cruciali dell’amministrazione regionale.

Fondi europei

Scrive Condemi: “Non meraviglia ma è triste che l’Italia sia primatista delle frodi comunitarie, con in testa Calabria e Sicilia. E’ quasi surreale dover constatare che, al continuo perpetuarsi di truffe e raggiri per ottenere illeciti finanziamenti corrisponda per converso l’incapacità, specie nelle Regioni del Sud, di spendere i ricchi stanziamenti europei per legittimi progetti di sviluppo, infrastrutture etc. In campo più strettamente regionale è da evidenziare, in tema di illegalità e corruzione, la truffa di circa mezzo milione perpetrata da un’associazione, col concorso di pubblici funzionari, assegnataria dalla Regione di fondi statali e europei al fine di realizzare corsi in materia (che strana coincidenza!) di cultura democratica e legalitaria”. A sua volta il procuratore facente funzioni della Corte dei Conti Librandi evidenzia come gli atti di citazione relativi ai fondi comunitari indebitamente percepiti “hanno ormai superato il 50 per cento del totale”, per un importo superiore ai 29 milioni di euro. Si tratta – si legge ancora nella relazione del magistrato contabile – di “operazioni fraudolente, che hanno comportato la distrazione di fondi pubblici dalle originarie finalità e non hanno consentito a soggetti che ne avrebbero avuto diritto di usufruire di tali fondi, arrecando così un danno all’economia della Calabria e a tutta a comunità calabrese”. Le indagini avviate dalla Procura – rimarca ancora Librandi – “hanno portato all’accertamento di diffuse illegalità concretizzatesi in moltissimi casi nella totale o parziale appropriazione dei contributi, senza alcuna realizzazione che potesse giustificare la pubblica erogazione”. Sotto accusa anche “i controlli effettuati dall’amministrazione, che sono sembrati carenti e comunque non idonei se si considera – aggiunge il procuratore contabile – che molti beneficiari non erano neanche in possesso dei requisiti soggettivi per poter accedere ad alcuna forma di contribuzione pubblica”, pertanto si ritiene che “la Regione dovrebbe porre in essere misure più efficaci di controllo atte non solo a reprimere ogni iniziativa illecita ma anche a indirizzare la propria azione di finanziamento con strumenti più incisivi”.

Sanità

Anche qui quadro allarmante secondo la Corte dei Conti. Nella sua relazione il presidente Condemi evidenzia che quanto ai danni di “malagestione” delle aziende sanitarie “la Calabria si colloca tra le prime Regioni”, con “particolare rilievo per le attività mediche extramoenia non autorizzare, danni indiretti per gravi negligenze mediche o inappropriate terapie, appropriazione indebita di somme introitate col pagamento dei ticket”. Nel dettaglio entra poi il procuratore contabile, che in primo luogo registra in Calabria “una vera e propria proliferazione di danni erariali in materia sanitaria”, con 8 atti di citazione nel 2014 per un importo di danno di quasi 32 milioni. Tra le tipologie segnalate da Librandi un contenzioso che ha visto soccombere l’amministrazione regionale per i maggiori costi sopportati per prestazioni di elisoccorso relative a voli secondari, l’illegittima gestione del servizio di emergenza medica, l’omessa riscossione di ticket, il conferimento di incarichi di consulenza legale, l’illegittimo espletamento di attività intramoenia da parte di dirigenti medici in violazione del rapporto di esclusività con l’Asp e risarcimenti danni a seguito del decesso di pazienti. Il procuratore della Corte dei Conti infine ricorda la gravissima vicenda del danno erariale relativo al progetto “cardiochirurgia del Centro cuore dell’ospedale di Reggio Calabria”, costato oltre 18 milioni e però rimasto inutilizzato dopo oltre 3 anni dalla sua ultimazione: “In questa occasione – conclude il magistrato contabile con un pizzico di amarezza – non si può fare a meno di evidenziare che l’opinione pubblica ha mostrato di seguire i fatti con preoccupazione assumendoli, soprattutto in un periodo di grande difficoltà economica, a segnale e testimonianza del disinvolto modo di amministrare la cosa pubblica”. (Ant. Cant.)

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