Palizzi, la minoranza va all’attacco

Il gruppo consiliare di minoranza della lista “E’ Tempo” esprime «sconcerto e preoccupazione per la mancata convocazione di una seduta aperta, straordinaria e urgente del massimo organo politico comunale per mobilitare la cittadinanza contro le minacce di morte a Mimmo Nasone, referente regionale dell’associazione “Libera” e contenute nella nota missiva fatta pervenire a mezzo posta al sindaco di Palizzi alla fine della settimana scorsa». E’ quanto si legge in una nota della lista “E’ Tempo”: «L’ampio e doveroso risalto dato all’accaduto dalla stampa locale e nazionale, dal web, la solidarietà a Nasone espressa da quasi tutte le forze politiche del territorio e dai loro rappresentanti istituzionali, dai sindacati dei lavoratori e dal mondo imprenditoriale, dagli operatori culturali e, soprattutto, dai singoli cittadini, non ha trovato riscontro – prosegue la nota – in un atto politicamente significativo del consiglio comunale di Palizzi. L’omissione di una ferma condanna del vile gesto intimidatorio ai danni di Nasone (nella foto) dall’ordine del giorno del Consiglio comunale del 27 febbraio, prima seduta utile dopo il grave accadimento, nonché l’omissione anche dall’integrazione degli argomenti di discussione, fatta pervenire dopo 48 ore, e il successivo silenzio assordante della maggioranza in sede di riunione, sono stati un ennesimo cattivo servizio reso ad una comunità che meriterebbe ben altra attenzione e considerazione. La comunità non vuole essere accomunata né al giudizio poco lusinghiero espresso da più parti sulla nostra terra, né all’immagine omertosa che ci trasciniamo da troppo tempo, con grave danno anche all’economia, purtroppo di sussistenza, del nostro territorio». I consiglieri di minoranza Maria Lucia Bevilacqua (capogruppo) , Angelo Nucera e Antonella Maria Parasporo – aggiungono – «hanno inviato richiesta di convocazione straordinaria e aperta al Presidente dell’assemblea per un confronto libero ed incisivo con il coinvolgimento di istituzioni e forze politiche, rappresentanti delle forze dell’ordine, magistratura, Governo e i diretti interessati del vile gesto intimidatorio, auspicando la presenza ed il contributo di esperienza delle associazioni che operano nel territorio. E’ tempo di reagire e dare una speranza al nostro futuro che non può non essere disegnato e condotto che nel solco della partecipazione democratica e della legalità delle relazioni istituzionali ed economiche. Lo sviluppo ha bisogno di libertà, sicurezza sociale e personale e di credibilità istituzionale. Non servono le passerelle degli encomi solenni e delle cittadinanze onorarie, se poi si lasciano soli anche i benemeriti beneficiari del riconoscimento solenne. Il gruppo di minoranza è costretto, purtroppo ancora una volta, a stigmatizzare l’operato del sindaco di Palizzi e dei suoi collaboratori, responsabili del corretto procedimento e della gestione degli affari amministrativi, per la disinvoltura con la quale si esercita il potere decisionale. All’unico punto di discussione iniziale di questa seduta di Consiglio è stata inserita la costituzione di una Azienda Speciale per la gestione di alcuni servizi comunali. Agli atti non è stata depositata alcuna analisi economica sulla convenienza di una simile costituzione, in un comune di 2.400 residenti, non è stata redatta una bozza di statuto costitutivo e regolamento, non è stata prevista alcuna dotazione finanziaria per la costituzione dell’Azienda. Soprattutto, non è stato redatto un parere tecnico-giuridico sull’eventuale superamento o deroga al divieto di costituzione di nuove aziende o società per i comuni di ridotte dimensioni demografiche come Palizzi. Tutti argomenti sottoposti all’esame quotidiano dell’ampia letteratura giuridica ed economica derivante dalla produzione legislativa degli ultimi anni in materia di riassetto, contenimento e razionalizzazione della spesa pubblica degli enti locali. Un’altra trovata propagandistica al pari dei buoni lavoro, i cosiddetti “Voucher”, che dovevano creare lavoro per tanti disoccupati, soprattutto giovani e famiglie, di cui non esiste agli atti né un regolamento approvato dal Consiglio comunale, né una graduatoria degli aventi diritto, né una determina di liquidazione per gli assunti, nonostante si siano impegnati circa 10.000 euro per il loro acquisto presso l’Inps».

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