Antimafia, verso una manifestazione al Santuario di Polsi

Una manifestazione antimafia al Santuario di Polsi, una chiamata a raccolta della Calabria degli onesti in tutte le sue articolazioni per dire no alla ‘ndrangheta. E’ la proposta lanciata dal direttore dell’”Ora della Calabria” Luciano Regolo al dibattito su “Chiesa, ‘ndrangheta, informazione, tre facce della stessa medaglia” che si è svolto oggi alla Provincia di Vibo Valentia. Un titolo impegnativo per una discussione “senza rete” dopo le vicende degli “inchini” ai boss nel corso di alcune processioni religiose, del monito di Papa Francesco contro tutte le mafie e delle polemiche scatenate dalla relazione della Dna sui troppi silenzi che in passato hanno caratterizzato l’approccio della Chiesa al fenomeno della criminalità organizzata. Il dibattito, organizzato dal Rotary Club di Vibo Valentia, ha visto la partecipazione degli studenti di tre istituti superiori vibonesi. Ha moderato la giornalista della Rai Karen Sarlo, mentre l’introduzione è stata affidata ad Antonello Fuscà, presidente del Rotary Club di Vibo, che ha evidenziato il significato dell’iniziativa, tesa ad «animare una profonda riflessione e costruire una nuova etica sociale». Il primo a intervenire è stato don Pino Strangio, rettore del Santuario di Polsi, che in modo appassionato ha voluto sfatare il “luogo comune” di Polsi come teatro dei summit di ‘ndrangheta: «Non condivido il titolo di questo dibattito perché la Chiesa nel suo insieme ha contrastato e contrasta la mafia, chi dice il contrario dice una bugia. E poi – ha aggiunto don Pino Strangio – vorrei vedere che cosa farebbe lo Stato nella Locride se non ci fosse la Chiesa. E rivendico il fatto di non essere un investigatore, perché io sto solo con Gesù Cristo». Il giornalista del “Quotidiano del Sud” Michele Albanese, consigliere nazionale della Federazione della Stampa (Fnsi), ha ripercorso la sua storia di cronista «costretto a vivere con la scorta per aver semplicemente fatto il mio dovere», quindi ha osservato: «La Chiesa ci ha insegnato a dire la verità e noi dobbiamo dire la verità, se non diciamo la verità non facciamo un buon servizio alla Calabria e a luoghi come Polsi. E dobbiamo smetterla – ha proseguito Albanese – di dire che le responsabilità sono sempre degli altri: bisogna dire chiaramente da che parte stare, io sto dalla parte della verità, della libertà e della giustizia». Il direttore dell’”Ora della Calabria” Luciano Regolo, anch’egli consigliere nazionale Fnsi, ha ricordato l’odioso “bavaglio” subito alla guida dell’”Ora della Calabria” e quindi ha aggiunto: «Il nostro compito è quello di perseguire la verità e la trasparenza. Papa Francesco ha chiaramente detto che i sacerdoti devono scendere in campo e lottare, assumere atteggiamenti tiepidi significa legittimare la mafia. Ho appena letto una riflessione del vescovo di Locri monsignor Oliva su Polsi e sono rimasto francamente molto perplesso. Va bene difendere un luogo mariano ma la condanna alla mafia dev’essere il primo passo. La Chiesa su questo terreno può e deve produrre uno sforzo ancora più grande. Da questa platea di Vibo lancio la proposta di una fiaccolata o di una manifestazione a Polsi con i giornalisti e con tutta la Calabria onesta che non vuole più sottostare al dominio della ‘ndrangheta e dei poteri forti». Il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria Giuseppe Soluti ha rilevato che «spesso la Chiesa ha assunto un atteggiamento “agnostico” nei confronti del fenomeno mafioso, ma adesso il vento è cambiato grazie alla testimonianza di Papa Francesco. E’ necessario un impegno collettivo. Il compito della stampa è quello di accendere i riflettori su chi si batte contro la mafia ma anche di denunciare la pervasività della criminalità organizzata». Soluri ha poi citato i “Promessi Sposi” nei quali – ha detto – «troviamo la Chiesa di don Abbondio, debole e infingardo, e la Chiesa di Frà Cristoforo, coraggioso. Noi dobbiamo rifiutare la Chiesa di don Abbondio ed essere vicini alla Chiesa di Frà Cristoforo e Papa Francesco». Infine, l’intervento del segretario regionale del sindacato giornalisti Carlo Parisi, della Giunta esecutiva dell’Fnsi: «Non si può ignorare un messaggio dirompente come quello di Papa Francesco che a Napoli ha detto che la mafia puzza. Io – ha proseguito Parisi – non mi scandalizzo di un sacerdote che parla con un mafioso per convertirlo, perché è la sua missione, lo prescrive il Vangelo. Ma gli uomini di Chiesa nei loro sermoni devono essere estremamente chiari: devono dire le cose come stanno, condannare senza appello. La ‘ndrangheta e la mafia oggi non sono più coppola e lupara, ma sono dentro le istituzioni, si manifestano negli “accorduni” con la politica, nei disservizi, nelle mancanze della pubblica amministrazione. Il messaggio che bisogna lasciare ai nostri giovani è lo stesso che deve animare noi giornalisti: non fare sconti a nessuno». Il dibattito si è quindi concluso con il “via libera” di Ordine e Sindacato dei giornalisti alla proposta di una manifestazione antimafia al Santuario di Polsi.

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