J’accuse della Lanzetta: «La mia esclusione dalla Giunta è un favore alle cosche»

«Né Oliverio né nessun altro politico o membro del governo, del quale ho fatto parte, mi hanno chiamata dopo che ho deciso di non far parte della giunta della Regione Calabria. La mia esclusione di fatto dalla giunta, quando la mia presenza era incompatibile con un altro assessore che ne fa invece parte, è stato un punto a vantaggio della ‘ndrangheta». Lo ha dichiarato Maria Carmela Lanzetta, ex ministro degli Affari regionali, ospite questa mattina del programma di Klaus Davi, KlausCondicio. Alla domanda del conduttore “lo definirebbe un favore magari involontario alle cosche” Lanzetta ha risposto senza esitazioni: «Guardi sì, bisogna dire le cose con estrema chiarezza». Maria Carmela Lanzetta ha anche rivelato che dopo la sua rinuncia «nessun politico, nessun ministro mi ha chiamato. In questa terra il silenzio e l’omertà hanno anche ucciso. La ‘ndrangheta in questo momento sta occupando tutto. Si sta prendendo l’aria che si respira – ha detto ancora l’ex ministro – le forze dell’ordine, i magistrati, stanno facendo un lavoro straordinario ma i processi necessitano di molti anni per la loro conclusione, Si tratta di un lavoro notevole contro un muro di gomma. Per vincere è necessario che tutta intera la società politica calabrese si schieri con assoluta nettezza. Da Oliverio quando ho esposto le motivazioni della mia rinuncia a stare in una giunta insieme a persone sul cui percorso politico andava fatta chiarezza non ho avuto nessuna chiamata. Nessun colloquio, nessun confronto. La mia amarezza è quella di non aver potuto affrontare il problema con nessun politico locale o nazionale, esclusa la società civile che invece mi ha sempre seguita. Il silenzio è grave e possiamo dire che si, in questa regione ha ucciso. Il silenzio della Regione Calabria che non affronta il problema – ha sottolineato la Lanzetta – è gravissimo. Io ho scelto di tornare al mio lavoro, non ho mai chiesto nulla. Mi sono dimessa da ministro e anche quando fu chiaro che non accettavo quella carica di assessore per una mia manifesta incompatibilità con un altro membro della giunta, anche allora non feci certo marcia indietro. Ormai avevo preso un impegno. Sono stata solo io a pagare una certa coerenza. Nel proseguo dell’azione amministrativa si acquisiscono delle consapevolezze in merito alle scelte, che spingono ad essere più determinati a fare la scelta dalla parte giusta». E riferendosi all’assessore ai lavori pubblici della giunta calabrese Lanzetta ha detto: «Chi occupa un posto simile di grande importanza deve essere una persona al di sopra di ogni sospetto. Non è una questione di avviso di garanzia ma la regola della politica vuole che chi ha responsabilità di così alto livello deve essere al di sopra di ogni sospetto. Il primo problema dell’Italia di oggi e quello della questione morale va messo al centro della vita amministrativa al centro va messa la questione morale questione fondamentale della quale i politici devono prendersi carico». Klaus Davi ha anche chiesto a Maria Carmela Lanzetta un commento in merito al suicidio di Giancarlo Giusti, ex gip di Palmi accusato di favorire le cosche. «Se un magistrato o un politico hanno rapporti con la mafia o sono corrotti – ha detto la Lanzetta – il danno è infinitamente più grave per la società. Detto questo, le cose vanno accertato e vanno date tutte le garanzie necessarie, affinché si arrivi alla verità. Non vanno fatti processi sommari. Vanno mantenute tutte le garanzie ma, una volta fatto questo, bisogna andare fino in fondo». (Agi)

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