Ciucci lascia l’Anas, la Calabria ringrazia…

La Calabria probabilmente non ne sentirà la mancanza… Piero Ciucci ha annunciato che lascerà la guida dell’Anas dopo decenni all’insegna di cantieri e lavori infiniti su tutte le strade nazionali, di soldi pubblici buttati dalla finestra e di migliaia di zone d’ombra negli appalti, soprattutto per le infrastrutture nella nostra regione. Disprezzato dietro le spalle da tutti i politici calabresi, che però poi gli hanno sempre fatto da corte e tappetino nelle tante inaugurazioni al tempo stesso pompose e beffarde, Ciucci non è stato francamente un grande amico della Calabria. La storia dei lavori dell’autostrada Salerno-Reggio è esemplare, paradigmatica. Un mega-cantiere perennemente aperto, costi saliti alle stelle, persino infiltrazioni delle cosche che il sistema dei controlli dell’Anas non è riuscito minimamente ad arginare, complici anche le “disattenzioni” delle grandi ditte “general contractor”, pronte a scendere a patti (scellerati…) con i boss e ad arricchirli con la famosa “tassa ambientale” del 3 per cento. L’ultima “perla” dell’Anas è stata la vicenda del viadotto Italia, con il crollo di una campata nel quale è rimasto ucciso un povero operaio di origini rumene. Quel tratto autostradale è ancora sotto sequestro della magistratura, la mobilità della regione strozzata, la Calabria quasi isolata mentre un’altra inchiesta giudiziaria avrebbe accertato che su quel cantiere si “giocava” con direzioni dei lavori a 5 zeri e con varianti di progetto che avrebbe raddoppiato i costi iniziali e ritardato la chiusura del cantiere. E poi, la nuova statale jonica, un progetto da 15 miliardi concepito ormai da più di 15 anni e ancora un miraggio. Tra l’altro, nei giorni scorsi lo stesso Ciucci, inamovibile al vertice dell’Anas mentre saltavano ministri su ministri, è finito nel mirino della procura della Corte dei Conti del Lazio, che ne ha chiesto la condanna per danno erariale. L’accusa ritiene che Ciucci e i tre condirettori generali del gruppo debbano restituire 17,3 milioni di euro perché nel 2010 hanno pagato in virtù di un “accordo bonario” oltre 47 milioni a una società del gruppo Astaldi, contraente generale di un lotto – quello tra Simeri Crichi e Squillace, nel Catanzarese – della statale 106 Jonica, che lamentava di aver sforato i costi previsti dal progetto e chiedeva dunque un’integrazione. La magistratura contabile sostiene che la decisione di raggiungere un “accordo bonario” abbia creato un danno erariale dal momento che il contraente generale è responsabile in toto dell’opera e se ne assume tutti i rischi, dovendo fornire l’opera finita senza pretendere soldi in più rispetto a quanto previsto nel contratto. Da qui il danno contestato dalla Procura generale della Corte dei Conti, quantificato in 38,5 milioni e che la Cassazione ha poi limato a 17,3. Si vedrà come andrà a finire, per Ciucci, intanto si registra il dato di una statale jonica che è nuova solo nel libro dei sogni. Come nel libro dei sogni resterà un “pallino” di Ciucci, il Ponte sullo Stretto che, per fortuna, non ha mai visto la luce anche se comunque si è portato dietro un po’ di sprechi e spese inutili tra consulenze e studi astrusi (persino sui flussi migratori degli uccelli…). Ma almeno questa beffa è stata risparmiata alla Calabria… (a.c.)

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