Delocalizzazioni call center, Ugl in piazza

“No dai, è l’ennesimo call center”: questa la linea di pensiero divenuta metodica da anni. Lavoro sporco, quello degli operatori telefonici, visti come laureati senza avvenire, bistrattati, parcheggiati in una postazione con cuffie e microfono, ripetendo per ore la solfa memorizzata durante il corso di formazione. Non è così. Qualcuno l’ha definito un “terziario sottopagato”; ciò nonostante, migliaia di calabresi hanno percorso quella strada che, per un determinato periodo, ha rappresentato lo “step inevitabile” nella loro vita. Sostanzialmente, ciò che ogni giovane vuole, è avere speranza. La speranza di riuscire a “svoltare”, di credere in un avvenire, anche cominciando con il friggere patatine in un fast-food o intercettare centinaia di telefonate al giorno, davanti un computer, per ore. Vuole sentirsi nobilitato dagli sforzi profusi, che trovano approdo nella busta paga, benché modesta, ma è pur sempre una realizzazione personale, da far sentire parte attiva della comunità. La gente rivendica “il diritto ad avere un diritto”: in questi termini potrà sembrare dissonante e contorto, ma è la realtà. Il diritto al lavoro, dovrebbe essere acquisito per consuetudine ed intoccabile per tutti… ma magari in un Paese diverso, un domani. Catanzaro alza la voce contro le delocalizzazioni dei call center all’estero #ioparloconlitaliano, lanciata da Ugl Telecomunicazioni sul web, ottenendo un seguito mediato virale ed oggi, venerdì 17 aprile, ha organizzato una mobilitazione simultanea in dieci città (tra cui Cosenza). L’Ugl, quindi, si batte da mesi per scuotere le coscienze sulla disposizione secondo la quale, ‘quando un cittadino chiama un call center, deve essere informato preliminarmente sul Paese estero in cui l’operatore è fisicamente collocato e deve poter scegliere che il servizio richiesto sia reso tramite un operatore collocato nel territorio nazionale, preservando i dati personali’ (parafrasando l’art. 24-bis del dl 22 giugno 2012). Ugl esige trasparenza e rispetto verso quei lavoratori messi in ginocchio dall’oggi al domani, a beneficio di aziende che fanno e disfano a proprio piacimento. A presidiare l’area adiacente la Prefettura di Catanzaro, una delegazione guidata da Pierpaolo Pisano (coordinatore regionale call center dell’Ugl Telecomunicazioni Calabria) e Sandro Sestito (segretario provinciale Ugl Telecomunicazioni Catanzaro), attiva, fin dal mattino, nel fare propaganda capillare e sensibilizzare la cittadinanza. “Durante il Governo Monti preparammo un ddl che consentisse al consumatore di scegliere l’operatore con cui parlare. Questa norma è disapplicata e ora chiediamo che venga rispettata”, avverte Pisano, che definisce Ugl “la fanteria dei call center”, evidenziando la volontà basilare di difendere il lavoro in Italia e la gestione dei dati sensibili degli utenti. “Avevamo chiesto all’amministrazione Scopelliti l’attivazione di un Osservatorio con il compito di monitorare le aziende, affinché non si creino casi come Phonemedia ed InfoContact, ma la politica non è stata attenta – osserva amaramente-. Adesso confidiamo nell’intervento della giunta Oliverio, perché vogliamo il bene del territorio e delle famiglie: c’è chi, pur soffrendo, ha deciso di andar via dalla Calabria, ma noi vogliamo proteggere chi ha scelto di rimanervi, per amore”. Una situazione difficile, che rischia di finire nel pentolone dell’indifferenza delle Istituzioni, mescolandosi ai tanti altri problemi rimasti inevasi. Ugl Telecomunicazioni resta comunque in strada, in rete, sui giornali, in prima linea a sostenere coloro che vivono in una dimensione di precarietà, ai margini della sussistenza. Coloro che, in fondo, vorrebbero solo la loro tranquillità, la loro normalità.

Co.S.

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