“Gerbera Gialla”, Grasso: la mafia è morte

«La mafia porta i giovani alla morte». Lo ha affermato il presidente del Senato, Piero Grasso, che ha partecipato a Rosarno con gli studenti della città al corteo organizzato dal movimento “Riferimenti” nell’ambito della manifestazione antimafia “Gerbera Gialla” che si celebra ogni anno. Il presidente del Senato si è unito a metà mattinata ai manifestanti che, partiti dal piazzale di una scuola cittadina, hanno attraversato la città. «Questa è una giornata dedicata alla cultura della legalità che è anche un incontro con i giovani studenti, con la scuola e con la società civile che partecipa a questa manifestazione. Sono forse più di dieci anni che io vengo a questa manifestazione perché credo che la Calabria abbia bisogno anche di questi segnali. Sono dei simboli importanti – ha aggiunto Grasso (nella foto tratta da Ansa.it) – per la volontà di riscatto di questa terra e perché le istituzioni devono stare il più possibile vicino non solo con le parole, ma anche impegnandosi per potere dare crescita e sviluppo, ai giovani. Magari anche in Europa, ma con l’idea di ritornare per dare un apporto alla propria terra. Dobbiamo richiedere l’impegno di tutti quanti – ha proseguito il presidente del Senato – della comunità, della società civile della politica, così come abbiamo l’impegno della magistratura e delle forze dell’ordine. Dopo aver fatto per tanti anni il magistrato mi sono reso conto che la repressione, pur se necessaria, non è sufficiente, questo lo sappiamo. Abbiamo bisogno che tutte le parti sociali partecipino, addirittura creando nuovi luoghi di aggregazione nei quali potere riscoprire i valori su cui i ragazzi possano fondare un futuro migliore. Penso – ha concluso Grasso – che l’unica speranza che abbiamo è quella di una nuova dirigenza fatta da ragazzi che siano educati a questi valori e noi istituzioni dobbiamo fattivamente, concretamente, cercare di creare quella crescita e quello sviluppo che dia questa possibilità». 468e08c4bd291d5a2e7aa8697a3d4746Grasso ha poi ricordato i due giornalisti, Michele Albanese dell’Ansa e Paolo Borrometi dell’Agi, che sono stati insigniti del premio Gerbera Gialla 2015. «La mafia pretende il silenzio dai giornalisti scomodi. Oggi è anche l’anniversario, 5 maggio 1960, esattamente 55 anni fa, dell’uccisione del primo giornalista ucciso in Sicilia, si chiamava Cosimo Cristina, fu trovato morto sulla strada ferrata. Oggi – ha detto Grasso – si premiano anche due giornalisti coraggiosi, due giornalisti in trincea, Michele Albanese e Paolo Borrometi. E’ triste ammetterlo ma in Italia ci sono ancora regioni in cui un giornalista che descrive la realtà senza veli, che descrive la realtà del potere, rischia ancora la vita. Regioni in cui si combatte una battaglia quotidiana tra la passione, il dovere dell’informazione e la pretesa del silenzio, che diventa poi violenza, intimidazione, minacce di morte, che alle volte si materializzano in pallottole ricevute per posta, in vetri delle finestre infrante, lettere minatorie, copertoni tagliati, auto bruciate. Sono tanti i giornalisti che sono costretti a vivere sotto scorta ma il loro lavoro è meraviglioso è indispensabile». Grasso quindi ha citato Giuseppe Fava, il quale nel 1981 scriveva: «Un giornalismo fatto di verità impone ai politici il buon governo, un giornalista incapace della verità si porta sulla coscienza tutti i dolori, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze che non è stato in grado di combattere. Ma la stampa – ha detto il presidente del Senato – ha anche un grande potere, di distogliere i giovani dal fascino della criminalità, dev’essere compito della stampa far vedere che i mafiosi non sono eroi, sono persone che portano sangue e lutti». Grasso ha poi deposto una corona nella via di Reggio Calabria dedicata a Gennaro Musella, l’imprenditore ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1982.

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