Scuola, flash mob di protesta a Catanzaro

I professori italiani sono i più “sciancati” d’Europa e lo affermiamo in maniera cruda e diretta. Non potremmo dire diversamente e, tra l’altro, non lo si scopre certo oggi. Non ci riferiamo al mero aspetto economico, c’è di più. Dopo anni di studi, crediti da acquisire, supplenze in comuni introvabili del globo terrestre, dislocati tra mari e monti, c’è chi a 50/60 anni, deve ancora difendere con le unghie e coi denti il proprio posto di lavoro. Insomma, si tratta di un mestiere in cui una “fase di maturità” non esiste: è una perenne “gavetta”. Diventi maestro, insegnante, anzi, educatore, se hai la vocazione, non basta la teoria o un 110 e lode. Occorre essere propenso al sacrificio, a meno che tu non sia uno di quei “lavativi” che si assentano dalle aule, appellandosi a permessi fasulli. Già, abbiamo anche di questi casi: chi occupa cattedre, anche blasonate, pur non avendone merito, secondo la logica clientelistica di “figli e figliastri”. Ma questo è un altro paio di maniche, meglio non parlarne. Quest’oggi docenti, personale Ata (di tutti i sindacati) e anche dirigenti, Flc Cgil, Cisl e Uil scuola, Snals, Gilda e Cobas, hanno presidiato strade e piazze d’Italia, con ardore e fermezza, senza arrecare problemi all’ordine pubblico. Molti operatori scolastici si sono mobilitati anche a Catanzaro e nelle altre città calabresi. Persone dignitose (alcune con la chitarra in mano per addolcire l’amara pillola), che si svenano tutto l’anno, manifestando il loro dissenso alla pregiudizievole (indi, antidemocratica) riforma Renzi – Giannini, in occasione di questa giornata di protesta nazionale. Che la loro voce si disperda nel vento, in questo caso, nel vento catanzarese, c’è una seria possibilità. Ma i professori lo sanno, lo hanno messo in conto. Ciò nonostante, hanno fatto quadrato stamane, tra Piazza Matteotti e la piazza adiacente la Prefettura, sperando di ottenere una sostanziale riscrittura del disegno di legge sulla fantomatica “Buona Scuola”, che non si riduce soltanto al piano di assunzioni, giudicata da molti come “inaccettabile ed incostituzionale, perché nega il diritto allo studio e allarga le disuguaglianze sociali e territoriali”. Per non parlare, poi, del potere assegnato ai dirigenti scolastici, al cosiddetto “preside-sceriffo” (o “preside-sindaco”, fate voi), che potrà assumere o licenziare arbitrariamente, accentuando in modo esponenziale i poteri del dirigente scolastico, ridimensionando il ruolo degli altri soggetti che operano nel Sistema, dagli organi collegiali ai singoli docenti. Ad alimentare la protesta, come se non bastasse, le 100mila assunzioni promesse, che verranno sicuramente disattese, ahinoi. Poco fa, è arrivata la disarmante reazione del Ministro Stefania Giannini, la quale, evidentemente cadendo da un pero, ha osservato: “Non capisco quali possano essere i punti contestabili”… Qualcuno glielo spieghi. Chiamatela “Buona Scuola”.

Co. S.

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