Don Ciotti: contro la ‘ndrangheta una nuova Resistenza

«Auguro a voi una nuova resistenza, dobbiamo portare avanti ancora un processo di liberazione». Lo ha affermato don Luigi Ciotti, fondatore di “Libera”, parlando a Siderno all’evento “Le radici della memoria” organizzato per ricordare il giovane commerciante Gianluca Congiusta, ucciso dieci anni fa, e tutte le vittime della ‘ndrangheta. La manifestazione, che ha visto una enorme partecipazione soprattutto di bambini e di giovani, è stata promossa dall’associazione costituita dai familiari, la Gianluca Congiusta Onlus, insieme a Cambiamenti, Libera Locride, Don Milani, e con il patrocinio del Comune di Siderno, che per l’occasione ha imposto il silenzio elettorale. Don Ciotti ha detto di aver voluto partecipare «per portare la vita nel giorno in cui ricordiamo e viviamo la morte. Portiamo la vita qui, perché questi bambini, questi colori, i suoni sono il segno della vita. Gianluca Congiusta e tutti quei nomi che abbiamo ricordato vivono, sono vivi qui. Non è retorica dire che siamo chiamati a imprestargli la nostra vita, perché i loro sogni, i loro desideri, la loro generosità e il loro impegno continuino attraverso le nostre scelte e i nostri impegni». Don Ciotti, che ha abbracciato il papà di Gianluca, Mario Congiusta, da anni protagonista di una struggente battaglia per la verità e la giustizia, ha invitato i presenti a «stare dalla parte giusta» aggiungendo che «la Resistenza deve continuare, perché non è libero un paese in cui da 150 anni si parla di ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra. Noi dobbiamo resistere, ci deve essere una nuova Resistenza. Abbiamo bisogno di libertà, che vuol dire dignità». E ancora – ha proseguito don Ciotti – «la nostra democrazia è ancora malata nonostante la bellezza della nostra Costituzione che è il primo testo che se applicato sconfiggerebbe radicalmente le mafie. Fare memoria significa non solo ricordare occasionalmente ma un impegno preciso accanto ai familiari delle vittime per chiedere giustizia. C’è bisogno di una partecipazione attiva e responsabile di tutti i cittadini e dell’associazionismo perché il cambiamento c’è se inizia da noi. Le mafie si sconfiggono nel momento in cui la gente ha la dignità e recupera la libertà attraverso un lavoro onesto, una cultura adeguata e i diritti che in questo periodo vengono sempre meno». Alla politica don Ciotti ha chiesto di diventare «l’arte del servire gli altri per il bene comune e non del servirsi degli altri. La lotta contro le mafie vuol dire cultura, vuol dire lavoro. Abbiamo bisogno di lavoro in questo paese». Nella folla tra gli altri molti sindaci della Locride, la presidente del Coordinamento nazionale antimafia “Riferimenti” Adriana Musella (nella seconda foto in basso con il padre di Gianluca Congiusta) e l’imprenditore Gaetano Saffioti, che ha avuto il coraggio di opporsi alla ‘ndrangheta. Nel corso della manifestazione, caratterizzata anche dalle lenzuola bianche appese simbolicamente alle finestre di molte abitazioni sidernesi, sono poi state ricordate altre vittime della criminalità organizzata come Mimmo Gullace, Francesco Marzano, Vincenzo Grasso, Giuseppe Tizian, Lollò Cartisano, Fortunato La Rosa, Lillo Malgeri e Massimilano Carbone.

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