Le “bombe” ambientali: la Casa dello Studente di Reggio

“Orrori” ambientali, edifici costruiti in aree a elevatissimo rischio idrogeologico nella più totale inerzia delle istituzioni. Li evidenzia Legambiente nel suo dossier “Effetto bomba”, un elenco di 10 “mostri” di cemento realizzati laddove non si poteva: per la Calabria un triste primato, con ben tre casi censiti. Il primo è la “Casa dello studente” di Reggio Calabria, quindi la Multisala Cinema di Zumpano alle porte di Cosenza e l’edificazione di Coriglianeto.

La “Casa dello studente” di Reggio

Storia del sito

La città di Reggio Calabria – ricorda Legambiente – «è attraversata da numerosi corsi d’acqua che, negli ultimi decenni sono stati deviati, intubati e cementificati artificialmente per l’assetto dello sviluppo cittadino. Il “sacco” delle fiumare iniziato negli anni ’50 ha visto un’incontrollata edificazione nelle aree di esondazione, cominciando dalle grandi infrastrutture passando agli edifici pubblici e le discariche che hanno servito la città nel corso egli anni, il tutto senza badare alla sicurezza e facendo vivere la città in giorni di ordinaria alluvione. In particolare nell’alveo di pertinenza della fiumara Annunziata, è rimasta da ormai più di 10 anni incompiuta la costruzione della “Casa dello Studente”, ossia un edificio di 400 alloggi per studenti progettato dall’Università. Ad oggi è un’opera incompiuta e bloccata dalla lievitazione dei costi e da un ripensamento sulla opportunità di tale localizzazione. I lavori iniziati nel 2000 durarono appena due anni nei quali venne realizzato circa il 35% dei lavori. Recentemente l’Aterp (Azienda territoriale per l’edilizia residenziale pubblica), che ha competenza anche sulle residenze universitarie, ha richiesto una revisione del progetto e un parere dell’Autorità di Bacino sui rischi idrogeologici insiti nell’ubicazione nell’alveo della fiumara Annunziata della costruzione. Del resto basta fare riferimento al Pai – Piano di Assetto Idrogeologico della Calabria, redatto nel 2001, da cui si evince che la Casa dello Studente ricade in un’ area ad alto rischio idrogeologico, classificata nel Piano R4; inoltre la stessa area viene indicata nella Carta degli Elementi Esposti e nella Localizzazione dei Punti Critici tra quelle più a rischio e a “danno atteso molto elevato”. La cosa sorprendente è che il nuovo progetto, rivisto e rielaborato come richiesto dall’Aterp, ha avuto parere favorevole dall’Autorità di Bacino anche per ciò che concerne la sua ubicazione. Sembrerebbe che le calamità naturali verificatesi a L’Aquila, in Abruzzo, e, ancor più vicino, a Giampilieri, nel Messinese, giusto per citarne alcune, non abbiano insegnato nulla».

Casi di eventi meteorici estremi

Il caso più recente – evidenzia Legambiente – risale a febbraio 2015 quando un nubifragio ha provocato l’esondazione della fiumara Valanidi, costringen- do alcuni abitanti della zona al completo isolamento. Altri casi precedenti sono stati registrati il 6 novembre 2014 con l’esondazione delle fiumare Ciancio e Careri. E ancora un altro episodio nell’agosto del 2013 ha fatto registrare numerosi danni e circa 100 richieste di soccorso.

Proposta di intervento

Secondo Legambiente «la Casa dello studente dell’Università di Reggio Calabria a oggi è un’opera deturpante posta nel greto di un torrente. Legambiente Reggio Calabria è intervenuta più volte sulla pericolosità del progetto – segnalandolo anche nella relazione presentata alla Commissione speciale d’indagine sull’Urbanistica del Comune di Reggio Calabria nel 2009 – richiedendo un intervento di ripristino e risanamento ambientale dell’area nel contesto della messa in sicurezza e riqualificazione della fiumara e del suo bacino, per il quale potrebbero essere innanzitutto utilizzati i quasi 2 milioni di euro previsti dall’Apq bloccati presso il Commissario per la Difesa del Suolo, e la costruzione in altro sito della Casa dello Studente, ridimensionata nella volumetria o nell’utilizzo di strutture pubbliche disponibili, compresi beni confiscati opportunamente ristrutturati e riadattati. Costo stimato per la demolizione 2 milioni di euro, servono invece 5 milioni per l’eventuale nuova costruzione».

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