L’ULTIMA SPIAGGIA DI OLIVERIO

di Luciano Regolo

Si fa quasi fatica a commentare il terremoto politico giudiziario scatenato da Rimborsopoli, l’inchiesta sui faraonici rimborsi dei consiglieri regionali della passata legislatura. Tra i 27 indagati (ben 14 in forza al Pd, il partito del premier), colpiti da varie misure restrittive e da provvedimenti di sequestri per un ammontare totale di ben due milioni e mezzo di euro (la cifra di danaro pubblico che sarebbe stata utilizzata per gli affaracci propri) oltre all’attuale presidente dell’assemblea consiliare, Antonio Scalzo, anche tutti e tre gli assessori in carica, scelti da Oliverio, in attesa di completare la sua giunta una volta entrate in vigore le modifiche allo Statuto: Nino De Gaetano, Vincenzo Ciconte (voluto dal governatore come suo vice) e Carlo Guccione. Che si può dire di questo bersaglio pieno?

Lo scoramento, se si tiene conto delle promesse di rinnovamento snocciolate da Oliverio durante la campagna elettorale, ma anche dopo il suo insediamento, spingerebbe al mutismo, allo sfinimento. Ma invece bisogna reagire perchè è questa spossatezza che ha portato quasi il 60 per cento dei calabresi a non votare alle elezioni stravinte da questo nuovo presidente che sembra esser partito ancora peggio dei suoi predecessori.

Cafiero De Raho, il procuratore titolare dell’inchiesta ha parlato di una speranza, di un auspicio: che finalmente la “stella polare della legalità” illumini la politica locale. Ma perchè ciò accada chi governa deve assumersi le proprie responsabilità anche nella scelta della sua squadra. A dire il vero questa responsabilità dovrebbe partire ancora prima dalle alleanze che si stringono per andare alle urne: chi si fa sostenere da certi potentati alla fine deve dare loro qualcosa. E in questo “do ut des” c’è già il germe del fallimento di ogni vero e sano rinnovamento.

De Gateano, già chiacchierato per le arcinote informative della Dda di Reggio Reggio Calabria, in base alle quali, alle Regionali del 2010, avrebbe ricevuto voti dalla temibile cosca dei Tegano, sospetto che portò Maria Carmela Lanzetta a rifiutare di far parte della compagine di Oliverio, allora tuonò, sostenuto da molti compagni di partito, contro il killeraggio politico. Fioccarono tra i democrat accuse pesanti verso l’ex ministro, rea soltanto di aver sollevato, anche all’interno del suo partito, una questione etico-morale, che oggi appare in tutta la sua drammatica evidenza.

Lo stesso De Gaetano, questa volta, colpito dagli arresti domiciliari, si è dimesso dalla giunta e si è sospeso dal partito. Anche Ciconte ha rimesso il mandato assessorile nelle mani del presidente e pare stia per farlo pure Guccione. Sarebbe doveroso, perchè per quanto tutti e tre possano provare in sede processuale la propria innocenza, è assolutamente inaccettabile esercitare un mandato da assessore mentre si deve rispondere di determinate accuse. Lo sarebbe in ogni caso, ma ancor più in una regione come la Calabria, già martoriata da abusi, illegalità, pressioni e quant’altro, una terra dove fa ancora più scalpore il sospetto che politicanti locali con tutte le emergenze da risolvere abbiano potuto intascarsi per i propri comphorts la bellezza di due milioni e mezzo di euro.

Sarà interessante vedere l’atteggiamento che terrà al riguardo l’onorevole Enza Bruno Bossio, componente della Commissione antimafia, che dovrebbe essere uno dei massimi presidi della legalità, visto che anche il suo consorte, Nicola Adamo è stato travolto da Rimborsopoli e addirittura sottoposto al divieto di dimorare in Calabria.

Se si vogliono cambiare davvero le cose, spezzare abusi e soprusi, recuperando la vicinanza e la fiducia dei tanti calabresi che non vanno più a votare, bisogna fare scelte radicali, non cedere ad alcun compromesso col vecchio modo di fare politica, ammettere una volta per tutte che il politico dignitoso e intellettualmente onesto, per primo, necesseriamente, se investito da certe accuse, sente il bisogno di dimettersi, fin quando la propria posizione non venga chiarito. Il medesimo sentire avrebbe dovuto animare la scelta dei componenti della propria squadra da parte di Oliverio.

Le giustificazioni del non sapere, del non aver avuto alcuna idea, ricordano, mutatis mutandis, quelle del suo predecessore, Scopelliti, dopo la condanna a sei anni di reclusione, che ne ha provocato le dimissioni.

Ora per Oliverio questo è l’ultimo banco di prova possibile: formi una giunta davvero nuova, che tagli per sempre con la politica degli accorduni e degli interessi privati coltivati trasversalmente, prenda questo disastro come un monito per le scelte che farà. Altrimenti quale credibilità e quale fiducia spera di ottenere?

Sono d’accordo con Gianluca Callipo che irride Magorno quale ritardatario per aver espresso bisogno di rinnovamento all’interno del Pd soltanto dopo questo terremoto: ricordo bene che anche lui si scagliò contro la Lanzetta che eccepiva la questione morale tra i democrat e commentò che la minigiunta “temporanea” formata da Oliverio con i tre assessori oggi tutti indagati era “un’ottima squadra”. Oliverio diceva di voler avere le mani libere, le eserciti allora adesso. La Calabria ha bisogno di governanti credibili, coerenti, rigorosi, consapevoli del durissimo lavoro da intraprendere. Ma “Rimborsopoli” e le sue devastanti conseguenze dovrebbero tradursi in uno sprone anche per Renzi: la smetta di fare lezioncine alla lavagna sui suoi ottimi cambiamenti, sulle riforme salva-Italia. Se nelle realtà locali continuano a dilagare corruzione e illegalità, i suoi propositi sembreranno sempre più vacui, se non addirittura beffardi.

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