OLIVERIO E GLI ALTRI: IL TEMPO DELLE… PESCHE

di Luciano Regolo

Il morso godurioso mentre addenta una pesca, l’altra mano protesa a ghermire il cestino con un altro frutto, lo sguardo, a un tempo malandrino e inquieto, di chi viene colto… in fallo. Quest’immagine dello spuntino di Oliverio in visita all’Expo sta dilagando su Facebook con una congerie di commenti vivaci, ispirati soprattutto al parallelismo tra il vorace ed evidente appetito del presidente e quello, “monetario”, degli ex-consiglieri regionali, fra i quali anche i tre componenti della sua mini-giunta, finiti nel ciclone giudiziario di Rimborsopoli. Per essere meno pessimisti ci si potrebbe augurare che questa foto diventi un simbolo positivo, di buon auspicio: di un governatore pronto ad aggredire la stagnante e inquietante situazione calabra con la stessa grinta con cui esercita le fauci sulla pesca succulenta.

Magari già a cominciare dal prossimo lunedì, giorno indicato da Oliverio come quello in cui presenterà finalmente la sua squadra al completo. A dire il vero, nei giorni seguiti al vespaio di Rimborsoli, i segnali non sono stati troppo incoraggianti. Le esternazioni del presidente e soprattutto quelle dei vertici locali del suo partito non sono state convincenti, ma piuttosto in linea con le solite, trite esternazioni di comodo, in cui, però, tutti i politici di spicco calabresi mi sembrano maestri, in barba al pudore e alla seria volontà di risolvere problemi che rischiano di far precipitare tutta la regione in un baratro senza più ritorno.

Se la linea di Oliverio, già discutibile per la scelta operata nel nominare i suoi collaboratori più stretti, subito dopo l’elezione, è parsa troppo prudente, per non dire elusiva, di certo non convincono di più le esternazioni delle first-lady di Forza Italia: Jole Santelli e Wanda Ferro, fra l’altro candidata che ha straperso le ultime regionali, proprio contro l’attuale governatore.

La Santelli bacchettante Oliverio per la boria che mostrerebbe nonostante il Pd sia dentro sino al collo in “Rimborsopoli” o la Ferro che si erge a paladina di democraticità insistendo affinchè le modifiche dello Statuto Regionale siano sottoposte al referendum popolare, nonostante l’esborso di circa 7 milioni di euro che ciò comporterebbe, farebbero bene a ricordare con quanto appassionato slancio sostennero Scopelliti e le passata giunta, nonostante le serie grane giudiziarie e tutta una politica inefficiente e di certo poco limpida, specialmente su sanità e ambiente, di cui stiamo pagando e pagheremo ancora per un bel po’ le conseguenze.

Trovo ridicolo che la contrapposizione destra-sinistra si ravvivi solo quando è opportuno per fini personali, di poltrone o di altro. Perchè la realtà quotidiana che si cela dietro i mali di questa regione è quella di una gestione insana del potere, alimentata da intese consociative, da accorduni ai confini della legalità, che mirano ad assicurare, o piuttosto a blindare, lo status quo a un’élite ristretta di politici e imprenditori, quale che sia il colore della giunta.

Queste silenziose alleanze si trascinano di elezione in elezione, e se vi si cede per vincere quest’ultime, poi le mani non sono e non saranno mai “libere”, espressione che piace tanto sia a Oliverio sia alla Ferro, tanto da usarla spesso a sproposito, ma piuttosto legate, costrette ad assegnare ruoli e cariche di certo non a beneficio della collettività. Questo vale sia per gli schieramenti a sinistra, “benedetti” da Adamo o altri notabili di vecchio corso come lui, sia per quelli di destra, con il placet dei fratelli Gentile, degli “scopellitidi” e di altri superpotenti come loro. È curioso notare, come le ipocrisie non si arrestano mai, neppure in chi accusa di queste la parte avversa.

Un caso eclatante? La Ferro, che da un po’ firma spesso corsivi per “Il Garantista”, il cui direttore, Piero Sansonetti, ha attaccato più volte accanitamente Cafiero De Raho, magistrato titolare dell’inchiesta sui rimborsi gonfiati, prima che questa venisse alla gran ribalta. Lo stesso direttore ha accettato come se nulla fosse, con la scusa di dover ridurre i costi, di far stampare il proprio quotidiano da Umberto De Rose, protagonista del famoso falso blocco della rotativa per non far uscire l’Ora della Calabria con la notizia di un’inchiesta aperta dalla Procura cosentina sul figlio del senatore Tonino Gentile. E questo nonostante tanti suoi colleghi, ex giornalisti dell’Ora, abbiano protestato a lungo, giorno e notte, contro quel sopruso.

Può una paladina della sovranità popolare e della democraticità, quale Wanda, vorrebbe apparire, in questi giorni, ignorare una tale macroscopico calpestio delle libertà civili e scegliere proprio quel quotidiano come suo mezzo d’esternazione? Ma d’altra parte ricordo che nei giorni dell’Oragate rimase silente, forse per non scontentare Scopelliti e non sfidare i Gentile… Ce n’è abbastanza per avere la netta sensazione che ciò che continua a dare fiato ai nostri politici, trasversalmente, è sempre la propria ambizione personale, anche quando si riempono la bocca con le esigenze della collettività calabrese, che poi, però, non tutelano mai in concreto e anzi mettono facilmente da parte per le proprie cause maggiori.

In uno scenario come questo, così gravoso e fosco, il rinfrescante spuntino di Oliverio e le ironie on line da esso suscitate mostrano che è cresciuta e sta crescendo tutta una popolazione calabrese molto più vigile e accorta, di quanto i soliti notabili non suppongano. Gente smagata, acuta, che di certo non vuole più farsi manipolare o infinocchiare in alcun modo. Lo tengano presente, a destra e a sinistra. E facciano scelte “pescose” per il futuro di una terra depauperata, abusata e… incavolata.

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