Oliverio-De Luca-Emiliano, la “carica” del Pd del Sud

Prima volta per il Sud a trazione democratica al Nazareno. I governatori di Puglia, Calabria e Campania fanno asse e ai Democratici chiedono un cambio di passo sul Mezzogiorno. Alla sede del Pd Debora Serracchiani e Lorenzo Guerini riuniscono i 17 presidenti di regione del Pd, all’indomani della tornata elettorale di fine maggio. Tra gli assenti di rilievo, Rosario Crocetta, il governatore della Sicilia in rotta di collisione con il partito nazionale. «Se comincio a parlare io sui guai del Pd…», ha avvertito stamane in un’intervista alla Stampa. Comprensibile che oggi abbia disertato la “chiamata” dei Democratici. Ma a Roma non è mancata la voce agli altri governatori del Sud. A cominciare da Michele Emiliano, Mario Oliviero, Vincenzo De Luca (con Oliverio nella foto) che hanno chiesto un cambio di passo deciso del governo nazionale, per il tramite del Pd, sulla questione meridionale. Tutti e tre hanno preso la parola, tutti e tre hanno cantato l’inno di un meridione che si sente trascurato. Michele Emiliano spiega all’agenzia Dire: «Siamo un Sud che considera la questione meridionale come questione nazionale. E se diciamo che il Sud deve contare è perché, come dice Renzi, solo se rinasce il Sud si rilancia il Paese». Proprio per questo, aggiunge Emiliano, «mettiamo sul tavolo il senso di responsabilità di chi dice che bisogna cambiare radicalmente il livello di efficienza delle amministrazioni. Noi ce la mettiamo tutta, ma c’è bisogno del sostegno del governo nazionale ed anche della determinazione del Pd. Ora ci siamo noi al governo: a Roma, come a Bari, a Napoli… Non ci sono più alibi. La questione meridionale va superata. Parole non dissimili da quelle che Mario Oliverio, presidente della Calabria, ha detto nel corso della riunione. «C’è bisogno di un riordino istituzionale, un bilanciamento dei pesi e delle competenze. Anche per quanto riguarda le risorse. Negli anni – spiega – abbiamo avuto un accentramento decisionale, con il trasferimento di competenze a livello decentrato, e parallelamente la contrazione di risorse. Basti pensare alle competenze acquisite dopo l’abolizione delle province. Quello di cui c’è bisogno, invece, è di consentire alle regioni il governo di asset strategici, in raccordo con il livello nazionale, assicurando loro anche i fondi necessari». Un diverso equilibrio dei pesi tra centro e periferie è il tema su cui si concentrano anche altri governatori, dal centro a al nord. Alla riunione, tra gli altri, ci sono Katia Marini dell’Umbria, Luca Ceriscioli delle Marche, Stefano Bonaccini dell’Emilia Romagna, Enrico Rossi della Toscana. Ma il tema delle “autonomie” trova una declinazione marcatamente “sudista”. Sul tavolo c’è anche il riordino della conferenza delle regioni. Nessun governatore del Pd pensa di subentrare a Sergio Chiamparino. Il sostegno al presidente del Piemonte è compatto, fermo restando, ovviamente, l’esito al Tar della questione “firme e preferenze” previsto per il 9 di luglio. E tuttavia anche nell’organismo di via Parigi il “Pd Sud” chiede maggiore peso. Potrebbe ottenerlo alla vicepresidenza che prima spettava a Caldoro. Ma è difficile, visto che per assicurare il sostegno unanime a Chiamparino, com’è d’uso alla Conferenza delle Regioni, il vice dovrebbe andare a uno dei governatori di centrodestra. Ma spazi per un maggior peso del mezzogiorno ci sono in commissioni chiave, come quella ai trasporti, alle infrastrutture e all’agricoltura. Resta in campo, poi, l’idea di un ministero del Sud. Da quando Maria Carmela Lanzetta ha lasciato gli Affari regionali, quella è diventata la principale casella da riempire in un eventuale rimpasto di governo. In molti ragionano sull’opportunità di creare un dicastero che si occupi in via esclusiva dello sviluppo del Mezzogiorno. «Ovviamente non siamo contrari», spiega ancora Emiliano alla Dire. «Ma non deve essere un modo sotterraneo per archiviare il Mezzogiorno. Tutto il governo deve avere a mente la centralità della questione meridionale. Il ministero può essere un utile strumento a patto che ci sia la mentalità che occorre per riconnettere il Paese. Una cosa deve essere chiara: c’è una maggiore disponibilità delle Regioni del Sud a ricoprire ruoli di responsabilità». (Rai/ Dire)

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