La solitudine di Scopelliti e la “doppia morale” del Pd

La “solitudine” di Peppe Scopelliti, l’unico governatore a restare impigliato nei – contestatissimi e discutibili – rigori della legge Severino. In un’intervista al quotidiano Libero Scopelliti torna a commentare, alla luce della sua esperienza, gli sviluppi dei caso De Luca, il presidente della Campania “riabilitato” da una decisione del tribunale di Napoli: «Per chi sta a sinistra tutto è consentito», afferma Scopelliti. Ecco il testo integrale dell’intervista a Libero.

Peppe Scopelliti, dopo la risoluzione del caso De Luca lei rimane l’unico governatore che si è dimesso a seguito di un condanna. Soffre di solitudine?

«Un po’ sì. Ma, al netto delle battute, devo constatare che per chi sta a sinistra tutto è consentito. E purtroppo dalla vicenda De Luca arriva un’ulteriore conferma».

Perché dice questo?

«Intanto perché guardo al comportamento di Matteo Renzi. Quando si trattò di firmare la mia sospensione, il presidente del Consiglio agì con la massima urgenza. Subito dopo la pronuncia della sentenza era pronto il decreto che dichiarava la mia sospensione, peraltro retroattiva, da presidente della Regione Calabria».

Anche con De Luca è stato rapido, o no?

«Non direi. Prima ha aspettato che il tribunale di Napoli sospendesse gli effetti della Severino per il sindaco Luigi De Magistris. Poi ha atteso il parere dell’Avvocatura dello Stato. Infine, quando aveva la certezza che De Luca sarebbe stato rimesso in sella dalla magistratura, ha emanato il decreto. Ottima sceneggiatura, devo dire».

Si aspettava una decisione del genere dal tribunale?

«Mettiamola così: questa legge è talmente assurda che prima o poi bisognava attendersi un intervento di censura. Ma io ho deciso di non fare ricorso perché ho preferito attendere di essere pienamente riabilitato da un’eventuale quanto auspicata sentenza di assoluzione nel processo che mi riguarda piuttosto che aggirare la norma… Del resto mi sono dimesso».

Si è sentito scaricato?

«De Luca ha avuto il sostegno del suo partito. E quando c’è di mezzo il Pd l’opinione pubblica e i commentatori sembrano essere sempre più tolleranti nei giudizi. Io sono stato eletto nel 2010 con il 58% dei consensi dei calabresi. Poi l’anno scorso ho subìto una condanna in primo grado per abuso d’ufficio per aver autorizzato, negli anni 2007-2008, quando ero sindaco di Reggio Calabria, una dirigente esterna a rappresentare l’ente di fronte a una commissione tributaria. Sono stato insultato, hanno chiesto la mia testa gli stessi che oggi difendono De Luca. E’ la solita doppia morale della sinistra».

Però adesso tutti ritengono la Severino una legge sbagliata.

«Un anno prima della mia condanna dissi ai ministri del Pdl (oggi Ncd) che quella norma era un obbrobrio. Ma nessuno ebbe il coraggio di muovere un dito. Mi risposero che non si poteva modificare. Eppure è una legge che mortifica la sovranità popolare e ignora la presunzione di non colpevolezza prevista dalla Costituzione».

La legge probabilmente cambierà.

«Ed è un nuovo segnale di debolezza della politica che si fa dettare tempi e temi da un altro potere dello Stato».

Salvatore Dama – Libero

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