Il Pd e il Mezzogiorno, la riflessione della Lanzetta

«Dubito che il Mezzogiorno possa cambiare verso se prima la classe politica meridionale non fa una giusta e sincera autocritica». E’ uno dei passaggi dell’intervento che l’ex ministro Maria Carmela Lanzetta ha preparato per la direzione nazionale del Pd della quale è componente. Ecco la riflessione integrale della Lanzetta.
In questo mondo c’è chi fa la dieta e chi fa la fame, chi può studiare e chi non può, chi viene curato e chi invece no. Tutto ovvio certo, ma tutto ciò si verifica anche per il fatto di essere nati in un posto invece che in un altro. Avviene in Italia ma non solo. Ma ci sono dei luoghi in cui si muore sotto il sole mentre si raccolgono pomodori e uva, e questi luoghi si chiamano Sud. La convocazione della Direzione è avvenuta sulla base di vari input tra i quali i dati Svimez, come ulteriore conferma che tutti noi dovremmo fare le dovute riflessioni sulla nostra azione politica, parlamentare e regionale sul Mezzogiorno. E in quest’ottica mi chiedo: è giusto puntare il dito adesso solo su Renzi? Certo è lui il direttore d’orchestra, ma se non vogliamo essere costretti ad assistere a una continua “Prova d’orchestra” come nel film di Fellini, non possiamo rinunciare a valutare anche il comportamento degli orchestrali. Fuor di metafora, dubito che il Mezzogiorno possa cambiare verso, pur ritenendo giuste e appropriate moltissime analisi e valutazioni sulle cause della sua decadenza, se prima la classe politica meridionale non fa una giusta e sincera autocritica. Perché se da una parte la classe politica meridionale deve analizzarsi senza autolesionismi, dall’altra deve farlo anche senza semplici autoassoluzioni. Le responsabilità infatti non sono sempre altrove, sono anche qui, sono anche nostre. Per non andare molto lontano, le responsabilità sono nostre anche da quando una classe politica e dirigenziale meridionale ha governato l’Italia con un partito politico che ha costruito la sua fortuna politica ed elettorale sulla deriva di una rappresentazione ventennale criminalizzante e assistenziale del Sud che è la prima vittima delle mafie, questo non bisogna dimenticarlo; e aver dimenticato e quasi contrastato questa attenzione, ha causato l’indebolimento alla radice dei fondamenti stessi della solidarietà che sta alla base della civiltà di una nazione. Premesso che sono più ottimista rispetto ai dati Svimez, è legittimo pensare che un nuovo intervento pubblico possa ben curare la malattia economica e sociale del Mezzogiorno, ma dovrà essere attuato avendo ben chiari gli obiettivi che si vogliono raggiungere, facendo soprattutto in modo che a trainare la ripresa italiana sia soprattutto il Sud, al fine di consentire al Meridione di camminare finalmente con le proprie gambe e senza il destino perenne della “palla al piede”. Ma se è vero che 41 miliardi di fondi europei e nazionali sono stati dispersi in 900mila microprogetti, i cittadini avranno mai la visione d’insieme che ha guidato l’utilizzo di questi fondi? E quindi è come se non fossero mai stati spesi. L’azione politica del presidente del Consiglio è sempre stata annunciata dagli obiettivi che si vogliono raggiungere. Quindi gli chiedo di utilizzare lo stesso metodo quando si andranno a programmare i fondi ancora da spendere per il Mezzogiorno, non solo a beneficio dei mass media ma dei cittadini; nel senso di coinvolgere soprattutto le energie culturali, imprenditoriali e le università meridionali e non delegando esclusivamente alle Regioni, che hanno dimostrato sempre grande difficoltà a spendere le risorse disponibili. Stante queste difficoltà, perché allora non pensare a un piano strategico comune per le regioni del Mezzogiorno? Un piano strategico che individui le priorità in termini di infrastrutture, di servizi, di settori economici e di capitale umano su cui puntare? Un piano strategico consente di superare una visione della cosa pubblica basata sui particolarismi e rafforza il senso di comunità dei cittadini. Un piano strategico può essere il punto di riferimento anche per le città metropolitane e i nuovi enti di area vasta. Non credo che pensare ciò significhi concepire in modo salvifico la programmazione. Io credo, invece, che significa ritornare a pensare in grande, avere una visione d’insieme e soprattutto fuoriuscire da una logica del giorno per giorno. In questo senso si sente l’esigenza di una riflessione sul ruolo delle Regioni, anche perché molti governatori hanno evidenziato la necessità di un cambiamento. E la commissione che ho istituito come Ministro ha dato già un primo parere sulla possibilità di riforma delle Regioni per un maggior coordinamento in materie diverse, dalla sanità all’ambiente, ai trasporti, alla programmazione dei fondi comunitari. Ritenendo che la crescita della Calabria sarà sempre precaria senza l’alta velocità Salerno-Reggio Calabria, c’è un’altra questione che attanaglia il Mezzogiorno, ed è il costo del credito bancario: una media del 9% contro il 5% del Nord: com’è possibile fare impresa con questi tassi? Ma attenzione. Ben vengano tutti gli investimenti e le infrastrutture, ma senza stravolgere o cancellare i tratti identitari del Mezzogiorno che riguardano soprattutto la vivibilità dei piccoli Comuni, i valori tradizionali non folklorizzati, il paesaggio e i beni culturali perché, come è stato detto da Renzi qualche giorno fa all’Expo, sono “la carta d’identità di un luogo”, e il “senso dei luoghi” va tutelato, non asfaltato come è stato fatto, tante volte, in Calabria. I beni culturali vanno dunque prima di tutto tutelati e poi valorizzati. Poi, certo, possono e debbono essere considerati anche un volano economico, e allora facciamo in modo che lo siano veramente, perché finora non è così o almeno lo sono in piccola parte, mentre centinaia di laureati in archeologia e in beni culturali sono a spasso e non solo loro. Non è un caso infatti che, da una indagine di questi giorni condotta su 5000 giovani meridionali tra i 19 e i 32 anni, l’84,4% è pronto a trasferirsi in qualsiasi regione italiana e anche all’estero, soprattutto laureati, continuando quindi a impoverire il Sud non solo in modo quantitativo ma anche qualitativo. Concludendo vorrei fare due considerazioni sui piccoli Comuni. Da ministro avevo fatto la scelta di partire dai piccoli comuni, non solo meridionali, che, come sappiamo sono in grande difficoltà, sia per la piaga delle mafie sia perché sono costretti ad amministrare costringendo i cittadini ad un vertiginoso aumento delle tasse e senza poter aumentare la quantità e la qualità dei servizi. Ero partita da Casal di Principe, dopo l’elezione del sindaco Renato Natale, con un protocollo d’intesa che aveva coinvolto tanti ministeri per far uscire il Comune dalla crisi in cui l’aveva affossata la criminalità organizzata e la cattiva amministrazione. Gli stessi interventi l’avevano richiesti tantissimi altri comuni campani e non. Purtroppo, ad aggravare la situazione del piccoli comuni è passata la convinzione che fossero inadeguati a svolgere al meglio le funzioni amministrative a loro assegnati. Eppure dalla cronaca di ogni giorno apprendiamo che l’emarginazione dei piccoli comuni comporta costi rilevanti per la comunità: vedi il continuo dissesto idrogeologico connesso alla mancata cura del territorio per effetto dello spopolamento, la congestione nei grandi centri urbani e i connessi problemi di degrado ambientale, la perdita di identità culturale delle comunità locali, la perdita del valore patrimoniale locale, la crescita speculativa dei valori immobiliari nei grandi centri, e così via. Non dimenticando che l’Italia dei borghi e dei piccoli Comuni è stata sempre indicata come una delle più profonde ricchezze del Paese, anche dal punto di vista turistico. Ne consegue che proporre misure in grado di rivitalizzare i piccoli Comuni costituisce non solo una scelta politica economica, ma anche una opportunità in termini di uso razionale delle risorse per il fine ultimo della crescita del reddito e dell’occupazione. In conclusione dobbiamo fare di tutto affinché il Mezzogiorno non venga più considerato una “questione”, ma un mondo degno di essere vissuto, in ogni senso.
Maria Carmela Lanzetta
Direzione nazionale Pd

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...